L’Itf garantisce sulla finale di Davis: “Si farà e il livello sicurezza sarà alto”. Diramati i convocati della Gran Bretagna

L’Itf garantisce sulla finale di Davis: “Si farà e il livello sicurezza sarà alto”. Diramati i convocati della Gran Bretagna

Dopo gli attentati terroristici in Francia, a distanza di una settimana dall’atto conclusivo della Coppa Davis, cresce la preoccupazione per un evento che si svolgerà nel cuore dell’Europa, in particolare in uno Stato in cui i protocolli di sicurezza sono stati elevati al massimo. Murray: “Cerchiamo di vivere come ogni giorno, sarebbe sbagliato farci condizionare dalla paura”.

I fatti di Parigi, in particolare quelli avvenuti intorno allo Stade de France, hanno ricordato che il terrorismo può arrivare fin nel cuore di un evento sportivo. Le vittime in Francia, oltre a scuotere fortemente l’opinione pubblica mondiale, hanno dimostrato, inoltre, quanto siano insufficienti e vulnerabili i nostri sistemi di sicurezza in questo genere di occasioni. Inevitabile, dunque, che da oggi tutti gli eventi sportivi verranno gestiti con livelli di controlli asfissianti.

Così sarà, dunque, anche per la finale di Coppa Davis che si disputerà in Belgio la settimana prossima. La situazione nel paese fiammingo è da considerarsi ancora delicata, visto che la caccia a uno degli attentatori, di nazionalità belga, si sta focalizzando proprio nel cuore di quel paese. Il governo belga ha innalzato il livello di allerta sicurezza da 2 a 3, il massimo previsto, e ha anche obbligato la federcalcio nazionale ad annullare la partita amichevole tra Belgio e Spagna che si sarebbe dovuta disputare a Bruxelles questa sera. “Ci ha contattato il governo che ha formulato la raccomandazione di non organizzare la partita – afferma in un comunicato la Federcalcio belga – Questo nel quadro di un allarme terrorismo elevato e della fuga di una persona sospetta”. Le ricerche del terrorista si stanno concentrando nella zona nord ovest della Capitale, a Molenbeek, a una cinquantina di chilometri da Gent, sede della finale Davis.

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David Haggerty

Il presidente della Federazione Internazionale Tennis, David Haggerty, ha annunciato che la sicurezza sarà rafforzata in occasione dell’evento: “Visto quanto accaduto in Francia, tutti gli avvenimenti sportivi richiederanno livelli di sicurezza più alti del consueto. E questo vale ovviamente anche per la finale Davis. Per tutti gli eventi Itf seguiamo una procedura rigorosissima che include un regolare consulto con i nostri esperti. Prendiamo sempre tutte le precauzioni necessarie per garantire la sicurezza ai nostri atleti e ai tifosi”.

L’atto conclusivo della stagione tennistica sarà blindatissimo, insomma, ma si farà. Certo mancano ancora 10 giorni ed eventuali altri sviluppi potrebbero indurre il governo belga a chiamare anche la Itf. Staremo a vedere.

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Alyaz Bedene

Nel frattempo, il capitano della nazionale britannica, Leon Smith ha diramato le preconvocazioni in vista della sfida del 27-29 novembre. Ad affiancare Andy Murray saranno il fratello Jamie, James Ward, Kyle EdmundDominic Inglot, praticamente la formazione che ha battuto l’Australia in semifinale, fatta eccezione per Ward. La lista potrà ancora essere modificata entro un’ora prima del sorteggio di giovedì prossimo, per cui c’è ancora una flebile speranza per Aljaž Bedene, tennista che ha giocato due volte in Davis per la nazionale slovena ma che lo scorso marzo è diventato inglese. È stato proprio l’attuale n. 45 del mondo a dichiararsi pronto a giocare per i suoi nuovi colori.

Murray
Andy Murray

Andy sarà, dunque, chiamato a guidare i suoi sui campi in terra di Gent, alla ricerca di un trofeo che in patria non si vede da quasi 80 anni e a 37 anni dall’ultima finale disputata. E dovrà farlo in un clima niente affatto semplice. “La mia attenzione è rivolta al campo e alla finale – ha dichiarato Murray a proposito dell’allerta sicurezza in Belgio – Personalmente non voglio vivere nella paura ogni volta che devo giocare. Penso invece che la cosa migliore da fare ora è continuare a vivere le nostre vite normalmente, senza dover cambiare, perché altrimenti la daremmo vinta ai terroristi”.

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