Tennisti, in fila! Ognuno nel proprio gruppo!

Tennisti, in fila! Ognuno nel proprio gruppo!

Ecco un’ironica descrizione delle varie tipologie di tennisti realizzata dalla pagina “Tutto Tennis”. Voi quale preferite?

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Fortuna vuole che, nel tennis, non tutti i giocatori siano uguali. Una moltitudine di tipologie differenti da sempre caratterizza questa nobile disciplina, dividendo gli appassionati e creando delle vere e proprie scuole di pensiero.

In dettaglio, possiamo trovare:
I giocatori serve and volley: Partiamo da loro, probabilmente i più amati, gli eletti. Definiti universalmente “paladini del bel gioco”, hanno caratterizzato gli ultimi due decenni del novecento, infiammando le stracolme platee a suon di poderosi servizi accompagnati, spesso, da soffici e delicati tocchi. Venerati come fossero vere e proprie reincarnazioni del divino, oggi, causa precoce estinzione, sono oggetto di studio per gli esperti scienziati dello sport, e, contemporaneamente, motivo di lacrime incessanti da parte dei nostalgici spettatori dell’età aurea del tennis, fortemente riconoscibili perché, in ogni occasione, storcendo il naso affermano “sì sì bello, ma come la faceva McEnroe non la fa più nessuno”.

I pallettari: Nefanda nemesi dei giocatori serve and volley. Regolaristi estremi, che trovano nell’inscalfibile glacialità di Bjorn Borg, il loro unico Vate. Estremamente vincenti (vedi Wilander), odiati a morte dagli attaccanti per il loro gioco giudicato noioso, monotono, privo di fantasia e talento, soporifero e velenoso. Si distinguono dalla massa per la loro incredibile resistenza fisica, spesso abbinata ad un atteggiamento imperturbabile che, ancora più del resto, mandava su tutte le furie i poveri avversari.
Apparentemente scarsi, ma incredibilmente forti.
P.s. Tenere fuori dalla visione dei bambini, può causare, se somministrato a lungo, attacchi di panico e indigestione di noia.

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Attaccanti da fondo: L’evoluzione trasforma, piano piano, i pallettari in giocatori più aggressivi, quasi piacevoli alla vista.
Connors, spettacolare precursore, vede il suo più diretto discendente in Andre Agassi, splendido prodotto targato Bollettieri, fenomeno assoluto dotato di un anticipo pazzesco, in grado di passare le certezze e le continue discese a rete dei suoi più grandi rivali con bordate ai limiti della legalità.
L’attaccante da fondo campo rappresenta, senza mezzi termini, il giocatore più difficile da battere, perché spesso dotato, oltre che di potenti fondamentali, anche di una buona fase difensiva. Per questo e per altri motivi, esattamente come i pallettari, vengono ripetutamente presi di mira dai tifosi degli “eletti”, perché, bene o male, vincono sempre.

I cavalli pazzi: Categoria senza collocazione temporale. Di questi giocatori, in ogni generazione, qualcuno appare. In giornata sono splendidi purosangue, capaci di gesta impensabili per la mente umana, imbattibili persino per gli imbattibili stessi, portatori di un talento spesso troppo grande per essere sopportato. Le giornate di grazia però, in questi casi, sono frequenti quanto il passaggio di una cometa, offrendo così, spesso volentieri, prestazioni ai limiti dell’imbarazzante.
Personaggi freschissimi e divertenti, non hanno mezze misure, il che li rende, al pubblico, fascinosamente misteriosi.
Personalmente, li ho sempre amati. Grazie di esistere.

I completi: Forti in ogni parte del gioco, non possiedono un colpo definitivo, ma fanno spesso affidamento su una grande solidità. Emozionanti quanto una replica di “Via con vento”, hanno l’incredibile capacità di far cadere in un sonno mortifero l’intero pubblico presente (neanche fossero un fuso di un arcolaio), gettando nella stessa concitante situazione anche l’avversario, che si ritirerà in un sonno benefico e alzerà bandiera bianca.

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I maratoneti: Differenti dai pallettari e dagli attaccanti da fondo, rappresentano l’ultima categoria di oggi. Grondanti di sudore già durante il riscaldamento, scorrazzano da una parte all’altra del campo come posseduti dallo spirito di un maratoneta. Percorrono almeno una ventina di chilometri a partita e risultano imbattibili dopo le quattro ore di gioco. Estremamente pericolosi, trattarli con cautela e cercare di batterli in tre set per non finire nel reparto di rianimazione.

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