I grandi colpi – La chela mancina di Rafael Nadal

I grandi colpi – La chela mancina di Rafael Nadal

Rafael Nadal si è reso celebre nel circuito grazie all’esecuzione particolare del suo dritto mancino che, per caratteristiche, è uno dei più interessanti ed efficaci di sempre.

di Luca Sassone

Durante l’egemonia di Roger Federer, in modo particolare tra 2004 e 2005, il mondo del tennis accoglie tra le sue braccia un nuovo astro nascente: si tratta di un tennista diametralmente opposto allo svizzero, con un’estrema predisposizione per la corsa ed il gioco difensivo. Questa diversità contribuirà ad alimentare una delle più grandi rivalità della storia di questo sport. Rafael Nadal, a soli diciotto anni, è già detentore del Roland Garros ed è da molti considerato il miglior terraiolo del circuito. La peculiarità che risalta immediatamente all’attenzione degli addetti al settore, incuriositi da tale estrema esecuzione, è il particolarissimo dritto mancino, capace di generare rotazioni così esasperate da non avere eguali nella storia. L’unico tennista che per certi versi è assimilabile allo spagnolo, specialmente per la spiccata attitudine al gioco su terra battuta, va individuato nella figura di Thomas Muster, mancino austriaco, che però non possedeva un gesto tanto estremo come quello del maiorchino. Nadal verrà sempre ricordato per il suo gesto atipico, i suoi passanti in corsa e le tremende rotazioni tanto complesse da gestire.

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Evidentissime la grande velocità di esecuzione e la presa western.

CARATTERISTICHE TECNICHE – La presa con cui Rafa impugna la sua Babolat, suo storico attrezzo sin dai primissimi anni, è una western. A tale estrema impugnatura, nell’ottica di un colpo dalle elevatissime rotazioni, si affianca un movimento decisamente innaturale e molto forzato a livello biomeccanico. Per fondare il proprio gioco in maniera prevalente sul dritto, Nadal ha dovuto mantenere sempre eccellenti le sue condizioni fisiche; il movimento, globalmente considerato, grava interamente sulla gamba sinistra, soggetta a continue sollecitazioni (da qui derivano anche i costanti problemi al ginocchio). Inevitabilmente, con l’avanzare degli anni, mantenere uno standard competitivo di questo colpo diventa sempre più complesso. Accompagnando l’esecuzione con il braccio destro, per bilanciare e mantenere meglio l’equilibrio, lo spagnolo colpisce la palla piuttosto in basso, generando una traiettoria alta sulla rete e con un rimbalzo improvviso verso l’esterno difficilmente controllabile in particolare per quei tennisti che eseguono il rovescio ad una mano (vedi Federer); impattare la pallina in alto ed in anticipo diventa molto complesso con questa presa. Infatti, nei dritti in avanzamento ed in chiusura, in varie occasioni Rafa esegue un movimento standard, simile a quello della maggior parte dei tennisti, con la racchetta che termina il suo movimento dietro il fianco destro. Solitamente, invece, la testa della racchetta parte dal basso e finisce per “avvolgere” il capo per poi “crollare” rapidamente, in quello che viene definito come la “chela mancina“: rotazione media di circa 3200 gir/min, con un’apice di 4900, dato irraggiungibile per qualsiasi altro tennista. Il risultato è una palla sporca, complicata da gestire, frutto di un’esecuzione poco pulita e lineare, fortemente costruita ma estremamente affascinante.

ASPETTI TATTICI – Come anticipato, l’utilizzo del colpo è diversificato a seconda delle situazioni di gioco. Il dritto, nell’economia della gestione dello scambio, è il mezzo attraverso cui Nadal domina l’avversario per aprirsi il campo. In fase di impostazione, la frustata è indirizzata quasi sempre in diagonale, agevolando così la chiusura in lungolinea: prima un colpo arrotato volto ad allontanare l’avversario dal campo, successivamente una palla più penetrante. In difesa, la traiettoria è ancora più alta sulla rete, per cercare di sfruttare al massimo il tempo di recupero verso il centro del campo; a tale situazione, si ricollega il classico passante in corsa, colpo unico nel circuito, tirato da qualsiasi posizione del campo. Quando invece l’inerzia dello scambio è favorevole, la soluzione più frequente è quella dello sventaglio, facilitata quasi sempre dalla precedente costruzione del punto. Colpendo inside out, Rafa abbandona spesso il suo movimento classico per affidarsi ad uno più standard; il tutto è facilitato da una ricerca della palla rapidissima, grazie ad un movimento dei piedi altrettanto celere. Nel complesso, quindi, un insieme di sfumature differenti.

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Nonostante si tratti di un palleggio in allenamento, è ben evidente il movimento della racchetta attorno al capo, che poi ricade immediatamente verso il basso.

UN CENNO ALL’ESTETICA – Il dritto mancino dello spagnolo rappresenta un unicum nel panorama tennistico mondiale. A livello estetico, ovviamente, non è un gesto elegante e raffinato; non c’è nulla di pulito e delicato, come quello di Federer, ma è al contrario una continua lotta tra Nadal e la palla. La stessa esecuzione del drop, così come il ciop in recupero, è molto scolastica e non di certo elegante, ma è opera della crescita tennistica di un giocatore che ha saputo aggiungere sempre qualche tassello in più al suo repertorio.

Non è un’esecuzione raffinata, né tantomeno fluida, ma è indubbio che si tratti di un colpo particolarissimo e come tale destinato a rimanere nella storia. Un dritto che ha messo in difficoltà tantissimi tennisti, di difficile gestione e con un movimento complesso: Rafael Nadal ha regalato al tennis un saggio di biomeccanica e in generale un colpo atipico di cui avremo sempre memoria.

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