Lo sbarco del tennis in Italia

Lo sbarco del tennis in Italia

Vi siete mai chiesti quando è arrivato il tennis in Italia? O in quale città è stato costruito il primo campo da tennis? Avete mai sentito parlare di Charles Henry Lowe?

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Vi siete mai chiesti quando è arrivato il tennis in Italia? O in quale città è stato costruito il primo campo da tennis? Strano ma vero, questo particolare primato non lo detiene né Roma ‘Caput Mundi’, né Milano, capitale finanziaria per antonomasia, e nemmeno la signorile Torino. È cosa nota che ogni nazione sviluppi una propria identità, tragga benefici o s’imbatta in disagi, di riflesso alle risorse che possiede e alle conseguenti inclinazioni che assorbe il suo popolo. A rischio e pericolo di cadere in semplicistici luoghi comuni, l’Italia è considerata la culla dell’arte e del buon cibo, il cui clima temperato, il fatto di essere bagnata dal mare, di vantare una catena montuosa come le Alpi e un numero cospicuo di laghi, l’hanno resa una delle più ambite mete turistiche. Allo stesso tempo, gli italiani sono noti per il carattere solare, l’ospitalità e una spiccata indole attendista. Non c’è da stupirsi se, lo sbarco del tennis in Italia sia avvenuto grazie a questi presupposti.

Tra la seconda metà dell’ottocento ed i primi del novecento la riviera ligure attirò un numero esorbitante di cittadini inglesi, la maggior parte di estrazione militare, che videro nel clima mite, il paesaggio addolcito da distese di ulivi, palmeti che si spingevano fino alle spiagge, e le barche dei pescatori che tornavano all’alba; la meta ideale per svernare. In modo particolare trovarono inBordighera, descritta da Edmondo De Amicis come una sorta di Eden composto da poche case ammucchiate sopra un’altura che formano un labirinto di vicoli in salita e discesa, dove spira l’uggia della fortezza antica eretta in difesa dei Saraceni, il luogo giusto per impiantare una colonia anglosassone.

Il 26 aprile 2012 è ricorso il 110° anniversario della donazione del terreno dei sontuosi giardini pubblici di Via Vittorio Veneto, al Comune di Bordighera da parte di un dinamico commerciante inglese, tale Charles Henry Lowe. Lascito, come testimonia una targa, avvenuto per “favorire il riposo delle persone di età avanzata e di salute malferma“.  Charles Henry Lowe realizzò pure la costruzione del suggestivo cimitero inglese che corredò di un lascito ingente per garantirne la manutenzione e contribuì agli ampliamenti della Chiesa Anglicana alla quale donò inoltre il presbiterio, la campana e la dotò di riscaldamento centralizzato. La domanda sorge spontanea: chi era costui?

Charles Henry Lowe nacque a Gibilterra il 18 Aprile del 1828. Il commercio che intraprese con i Paesi del Sud America, gli permise di accumulare un capitale talmente consistente da consentirgli di ritirarsi a vita privata all’età di quarantotto anni. Da quel momento Charles Henry Lowe elesse Bordighera sua seconda Patria”, stabilendovisi in modo pressoché permanente dato che rientrava in Inghilterra, nella contea dello Wiltshire, solo durante i mesi estivi. Il primo investimento che effettuò a Bordighera, fu l’acquisto della Casa Rosa, una splendida villa che includeva nella sua proprietà una piccola cappella, la prima nominata ex Chiesa Anglicana. Nell’ottobre del 1878 però Charles Henry Lowe si spinse oltre e, a questo punto, la sua storia ci riguarda ancora più da vicino. Dopo aver acquistato un terreno attiguo alla Chiesa, Lowe costruì, per poi donare i terreni al Comune di Bordighera, il primo campo da tennis d’Italia e fondò ilLawn Tennis Club, divenendone tra l’altro il primo Presidente.

La leggenda narra che dall’Inghilterra gli giunse, direttamente dal suo connazionale, il Maggiore Walter Copton Wingfield, una copia aggiornata del regolamento e, da quel momento, il tennis iniziò ad essere giocato pure in Italia. Il Lawn Tennis Club Bordighera non fu solamente il primo Circolo fondato in Italia; divenne il fulcro intorno a cui ruotava la vita sociale della comunità britannica che si era stabilita nella cittadina ligure.  Non mancarono personaggi di spicco e dal carattere eclettico; basti pensare che ad officiare nella locale Chiesa Anglicana era il pastore Clarence Bicknell. Laureato in matematica, pittore, esperto di botanica, ornitologia, mineralogia ed archeologia il suo nome si guadagnò risonanza internazionale grazie alla scoperta ed al conseguente studio delle preistoriche incisioni rupestri del Monte Bego, nelle vicine Alpi Marittime.

Fu al termine del primo conflitto mondiale che nel Circolo vennero disputate alcune gare a livello sociale finché nel 1925 venne organizzato il primo torneo. Nel 1927, il Lawn Tennis Club Bordigheraimpiegò non poco impegno nel rendere possibile tornei internazionali di alto livello come la “Long Cup” e la “Vera Cup”. Entrambe le competizioni avvenivano in primavera, cioè nel periodo in cui la Colonia Britannica era solita porre fine al soggiorno stagionale. All’edizione svolta in occasione del 50esimo anniversario della fondazione, prese parte una selezionata rappresentanza di tennisti di otto nazioni: Italia, Inghilterra, Francia, Germania, Irlanda, Norvegia, Giappone.

Il primo italiano che riuscì a conquistare l’ambito trofeo fu Federico Billour; tra l’altro figlio di uno dei fondatori della S.I.R.T, ossia Società Italiana Racchette Tennis, ossia la prima fabbrica italiana di racchette da tennis. Il Lawn Tennis Club Bordighera era frequentato dal Re di Svezia, dalle Principesse di Savoia Mafalda e Giovanna; e i soci ebbero l’onore di veder in azione sui loro campi tennisti illustri del calibro di Bill Tilden, René Lacoste e Henri Cochet.

Purtroppo il secondo conflitto mondiale estese miseria e distruzione anche a Bordighera e, al termine della guerra, la ripresa del Circolo Tennis fu difficile e laboriosa. Fu grazie all’entusiasmo di alcuni Soci e dei dirigenti del Club che riuscirono a far acquistare al Comune i terreni adibiti a campi che erano stati di proprietà della ‘Colonia Inglese’; mentre le altre aree, che in precedenza erano state prese in affitto, tornarono a disposizione dei titolari e vennero destinate a scopi edilizi. Dal poter usufruire di sedici campi, il Circolo dovette ripiegare a cinque, per poi risalire agli inizi degli anni sessanta a sei.

Dal 1966, anno in cui si tennero a Bordighera i ‘Campionati Italiani Allievi’ vinti dalla Vido e da Bertolucci, al centenario della fondazione festeggiato nel 1978, fino ad arrivare ai giorni nostri, il peso della storia ha conferito al Lawn Tennis Club Bordighera, un fascino sempre maggiore.  Non ultimo, poter vantare tra i tesserati Andreas Seppi, n.1 d’Italia e n. 23 al mondo, ed ospitare lo staff di Riccardo Piatti e Massimo Sartori, dimostra quanto nel primo Circolo Tennis sorto in Italia si respiri tuttora un’atmosfera internazionale. Il pensiero corre irrimediabilmente all’uomo che ha fondato il Lawn Tennis Club Bordighera ed ha portato il tennis nella nostra penisola: Charles Henri Lowe. Un uomo che ha messo non solo il suo denaro ma anche il suo entusiasmo, la sua inventiva e la sua passione a servizio dei bordigotti

Anche nella sua Inghilterra Lowe, che morì a Rowde Hall nel Wiltshire, ha finanziato molte opere pubbliche e se solo in rare eccezione ne è stata tramandata la memoria è per via della discrezione ed umiltà, che pare fossero addirittura maggiori al suo spirito filantropico. Senza dubbio un uomo raro, a cui l’Italia deve molto.

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