Wta on Broadway, atto quinto: il gran finale

Wta on Broadway, atto quinto: il gran finale

Aryna Sabalenka punta al vertice, Caroline Wozniacki fa 30 ed Elina Svitolina conquista le Finals: tutto il meglio dell’ultimo trancio di stagione con il gran finale a Singapore e Zhuhai.

di Marco Bonavoglia

Hanno viaggiato in tutti i continenti, hanno messo a segno punti incredibili, hanno sorpreso e hanno deluso, le protagoniste di questa stagione WTA sono ora pronte per l’ultima frenetica corsa che culminerà con i trofei più esclusivi, le WTA Finals per le prime 8 e l’Elite Zhuhai per le restanti top20. Un viaggio tra le più grandi città dell’estremo oriente per arraffare più punti possibili ed essere tra le migliori al mondo.

L’ultimo atto di questa avventura inizia contemporaneamente a Quebec City e a Hiroshima, mentre le top player riposano in vista degli appuntamenti più succulenti. In Canada gli spettatori assistono alla rinascita tennistica di Jessica Pegula, americana classe 1994 che già nel 2012 era entrata nelle prime 150, ci era tornata nel 2015 dopo un infortunio e può ora riprendere da dove aveva lasciato, dopo che altri problemi fisici l’avevano fatta sprofondare ancora una volta. Battuta la giovane Kenin in semifinale, il sogno di Pegula si infrange in finale contro Pauline Parmentier, che vince così il secondo titolo WTA della stagione, il terzo in carriera. A Hiroshima invece torna a farsi notare Amanda Anisimova, da poco 17enne, che raggiunge la sua prima finale nel circuito maggiore. Troppa però l’esperienza della sua avversaria, la taipeiana Su-Wei Hsieh, che contiene con intelligenza la potenza della giovanissima americana e conquista la prima edizione del torneo giocata ad Hiroshima.

Fiera, sicura ma sempre composta, Naomi Osaka fa il suo ingresso sul centrale di Tokyo, davanti al suo pubblico, che la acclama da campionessa qual è. Un esordio sul velluto, una Osaka se possibile ancor più efficace che a New York che sembra non sentire più quel peso, quelle responsabilità. E mentre Osaka domina ogni match e Pliskova avanza lottando, due sorprese si fanno largo nel tabellone di altissimo livello. La 22enne croata Donna Vekic supera Stephens, Konta e Garcia dopo aver passato anche le qualificazioni, ricordando a tutti come il suo tennis ben si adatti a superfici rapide quali l’erba o il cemento indoor. Nella parte alta del tabellone invece una sontuosa Giorgi si concede due vittorie di grande prestigio su Wozniacki, battuta per la terza volta in carriera, e su Azarenka, battuta per la seconda – complice questa volta un problema fisico della bielorussa -. Il tennis rapido e aggressivo di Camila non può però nulla in semifinale contro Osaka, che trova una Pliskova in grande ripresa. Con una prestazione straordinaria al servizio la ceca si aggiudica il secondo torneo dell’anno e fa passi da gigante verso Singapore. C’è delusione per Osaka, perdere davanti al proprio pubblico non è mai facile da accettare, ma quello della nipponica è uno dei migliori rientri dopo una vittoria Slam che si siano visti ultimamente. Nello stesso weekend, a Guangzhou, Qiang Wang vince il secondo torneo stagionale, demolendo ogni avversaria senza storia. Quattro games, questo è il massimo che le avversarie sono riuscite a portare a casa contro quella che diventerà una delle grandi rivelazioni di questo 2018, oltre che la prima tennista cinese in classifica. Con decisamente meno sorprese, Kiki Bertens si aggiudica il torneo di Seoul, anche se non senza soffrire. In finale una ritrovata Ajla Tomljanovic costringe l’olandese agli straordinari, ma alla fine deve arrendersi a una delle giocatrici più in forma del momento. Non pervenuta invece la prima testa di serie Ostapenko, alle prese con grossi problemi di continuità.

L'olandese Bertens bacia il suo settimo trofeo in carriera nel Wta International di Seul.
L’olandese Bertens bacia il suo settimo trofeo in carriera nel Wta International di Seul.

Il primo grande torneo della tournée asiatica può cominciare, con tutte le migliori giocatrici che lottano per vincere il titolo nella città natale di Na Li, Wuhan. Se a inizio anno si poteva parlare di sorpresa, non fanno più scalpore le sconfitte di Halep e Wozniacki, entrambe alle prese anche con problemi fisici, seguite a ruota da Kerber e Garcia. Un torneo dallo svolgimento a dir poco insolito che ha come risultato l’assenza di top10 ai quarti di finale. Colpiscono particolarmente Wang, giustiziera di Pliskova, e Sabalenka, vincitrice su Svitolina, con entrambe le giocatrici che vengono da periodi estremamente positivi. Ma a rovinare la festa della cinese davanti al suo pubblico c’è Anett Kontaveit, estone classe 1995 che da un paio d’anni a questa parte è tra i nomi più interessanti del circuito. Ancora lontana dai riflettori, Kontaveit ha già detto la sua nei Premier su terra ma la finale raggiunta qui a Wuhan è il miglior risultato in carriera. L’erede di Kaia Kanepi deve però cedere il passo ad una giocatrice al momento più pronta di lei, che nel giro di circa 12 mesi è passata da fuori dalle prime 100 alla top20: secondo titolo in poche settimane per Aryna Sabalenka, più matura ogni settimana che passa. Il lavoro con Dmitri Tursunov le permette di mantenere vive le speranze per Singapore e per la top10 entro fine anno. A Tashkent nel frattempo si gioca un International con una finale tutta russa, ma due giocatrici con una storia ben diversa alle spalle. Nella parte alta trionfa Anastasia Potapova, che a soli 17 anni è già alla seconda finale WTA con tanto di rivincita su Danilovic nel suo cammino. Nella parte bassa c’è invece Margarita Gasparyan, talentuosa 24enne martoriata dagli infortuni, tanto da pensare al ritiro. Il peggio sembra però ormai alle spalle per lei, che senza storia si aggiudica il derby e vince il suo secondo titolo, che ha un gusto ancor più dolce del primo targato 2015.

L’ultimo premier Mandatory dell’anno a Pechino attira, per un un’ultima volta, tutte le migliori giocatrici al mondo. Uscita ancora al primo turno, Simona Halep rivela di avere un’ernia al disco che le impedisce di allenarsi e competere, motivo per cui il pubblico non riuscirà a rivederla più prima del 2019. Se le varie Kvitova, Garcia e Kerber continuano a cadere anzitempo, chi sembra scuotersi dopo difficili mesi è Caroline Wozniacki, che senza perdere neanche un set vola dritta alle fasi finali. Anche Naomi Osaka sembra voler tenere i ritmi delle ultime settimane, faticando solo contro la beniamina di casa Shuai Zhang. Ad approfittare degli acciacchi della numero 1 del mondo è Anastasia Sevastova, che dopo la prima semifinale Slam a New York è riuscita a tenere alto il livello e a farsi largo in un tabellone di rilievo come quello di Pechino. Ultima grande protagonista è Qiang Wang, che in vera e propria trance agonistica è riuscita a battere Pliskova e Sabalenka, le vincitrici degli ultimi due Premier disputati. Per lei la corsa si ferma contro Wozniacki mentre la potenza di Osaka non trova vie d’uscita contro la visione tattica di Sevastova. Una finale equilibrata, caratterizzata dai lunghi scambi e dalle geometrie impeccabili, che vede alla fine Caroline Wozniacki sollevare il trofeo, il 30esimo della sua carriera, davanti agli occhi fieri del padre Piotr. A sole due settimane dalle WTA Finals, la lotta si fa più aperta che mai.

Tanti piccoli tornei, tante conferme e tante sorprese: ad Hong Kong Qiang Wang vola ancora, supera Svitolina, lotta e vince con Muguruza e nulla sembra poter ostacolare la sua corsa verso il terzo titolo in pochi mesi. Così sembrava, per lo meno, prima che una giovane promessa scegliesse questa settimana per cominciare a brillare. Dayana Yastremska, ennesimo prodotto della scuola ucraina, non perde nemmeno un set e in finale demolisce a suon di vincenti una provata Wang. Era solo questione di tempo prima che la 18enne finalista a Wimbledon junior nel 2016 facesse la sua comparsa nel tour maggiore e nel 2019 sarà assolutamente un’osservata speciale.

Sembra volare Camila Giorgi sui campi di Linz, nelle sue condizioni preferite, indoor, e davanti un pubblico che già la conosce bene, lei che nel 2014 aveva raggiunto la finale qui. Difficile trovare pecche nella settimana austriaca di Camila, che in finale si trova di fronte la sorpresa russa Alexandrova, incapace di mettere i bastoni tra le ruote ad una atleta con una velocità di palla ben diversa dalla propria. Il secondo titolo in carriera rilancia la marchigiana in top30 e con questo appuntamento decide di chiudere la migliore stagione della propria carriera, sperando sia solo l’inizio di una scalata di cui il tennis italiano ha bisogno.

A Tianjin invece la finale è stranamente scontata: la numero 2 del seeding Caroline Garcia torna a vincere un trofeo e lo fa battendo la numero 1 Pliskova, in un torneo che ha visto il ritorno alla vittoria di Timea Bacsinszky, ancora a secco dopo il suo rientro nel circuito WTA. La svizzera ha raggiunto le semifinali battendo Aryna Sabalenka, una vittoria di grande rilievo che le ha dato fiducia per le settimane successive e che può aver dato il via al ritorno ad alti livelli della 29enne di Losanna.

Nell’ultima settimana valida per qualificarsi ai Master, Daria Kasatkina è profeta in patria a Mosca, ma la vera protagonista della settimana è Ons Jabeur, talento cristallino tunisino che ha sempre avuto problemi di continuità ma che grazie ad una stagione positiva conclusa con la prima finale Premier qui in Russia può stabilirsi nelle prime 60 del mondo e fare una stagione senza dover passare dalle qualificazioni. Un torneo eccezionale per lei, che in finale cede più ai crampi e alla pressione che all’avversaria stessa, pur meritevole per non aver mai mollato un match che sembrava perso. In Lussemburgo invece vince la favorita Goerges in finale su una ritrovata Bencic, con entrambe le finaliste che hanno dovuto faticare non poco nel turno precedente. Goerges ha infatti rimontato Eugenie Bouchard, attualmente persa nei bassifondi della top100 ma che a breve annuncerà di essere pronta per il ritorno ai piani alti. Bencic ha invece vinto con il cuore un match complicatissimo con Yastremska, davvero on fire in questo finale di stagione.

Tappeto rosso, abiti lunghi e acconciature sofisticate, le WTA Finals si aprono con la tipica serata di gala per concedersi un po’ ai media prima di cominciare i round robin. È presente solo per i saluti Simona Halep, la cui assenza ha regalato la partecipazione – più che meritata – a Kiki Bertens. Un Master in cui è difficile trovare una vera favorita, visto che le condizioni indoor potrebbero avvantaggiare alcune giocatrici ma l’estrema lentezza dei campi – difficile trovarne di più lenti indoor – ne favorisce altre. A convincere di più sono le giocatrici meno quotate, che hanno lottato fino a pochi giorni prima per poter partecipare, mentre le prime 4 del mondo faticano ad ingranare. Grande delusione per Kvitova e Osaka, che difficilmente potranno mai fare bene su campi così lenti, mentre brillano le due che peggio hanno fatto negli ultimi due mesi, Elina Svitolina e Sloane Stephens. Dopo qualche interessante lotta – e qualche match di livello decisamente inferiore – sono proprio loro due a trovarsi in finale, un atto conclusivo arduo da pronosticare. Con una bella rimonta è Elina Svitolina a laurearsi campionessa e a sollevare il trofeo più importante della propria carriera. Tra il pubblico c’è chi parla subito di nuova regina, di futura campionessa Slam e pronostica un 2019 luminoso per la giovane ucraina, ma la strada è ancora lunga ed Elina ha ancora molto da dimostrare. Per sua fortuna, né a lei né a Sloane manca il tempo di puntare sempre più in alto, dove ogni ragazzina sogna di arrivare. Le Finals si concludono però con una nota dolente, una vera doccia ghiacciata: nella sua ultima conferenza stampa a Singapore, Caroline Wozniacki parla delle difficoltà fisiche degli ultimi mesi dovuti ad una malattia autoimmune, l’artrite reumatoide, che in certe giornate le impedisce di alzarsi dal letto. La danese però non molla, ha già dimostrato a se stessa e a tutti di poter ancora vincere grandi trofei, dovrà solo imparare a convivere con questa condizione e dunque la rivedremo nel 2019 più carica che mai.

La settimana seguente si gioca a Zhuhai quello che negli anni è stato comunemente chiamato “Master di serie B”. Sono qui presenti le giocatrici più in forma dell’ultima parte di anno, da Sevastova a Kasatkina, da Sabalenka a Barty passando per Wang e Kontaveit. Livello altissimo, che non ha nulla da invidiare a Singapore, e tanta tensione visto il formato del torneo, che non permette alcun rilassamento. Ad accedere alle semifinali sono Barty, Goerges, Muguruza e Wang, con la spagnola che torna a farsi sentire dopo una seconda parte d’anno piuttosto silenziosa. In finale Ashleigh Barty mette fine ai sogni di Qiang Wang, che in questi mesi è andata in fondo a praticamente qualsiasi torneo giocato in Asia. Per l’australiana è il titolo più importante fino a qui, ma è solo l’inizio di una carriera che potrebbe decollare da un momento all’altro.

L’ultima scena dell’opera si svolge a Praga, dove si disputa la finale di Fed Cup tra Repubblica Ceca e USA. Dopo la prima giornata le padrone di casa sono avanti per 2-0 e la domenica mattina va in scena una delle partite più coinvolgenti dell’anno. Dopo 3 ore e 44 minuti, record stagionale in tornei non Slam, Katerina Siniakova può lasciarsi andare ad un pianto di gioia e all’abbraccio con le compagne di squadra. Un match folle in cui si è trovata prima in grande vantaggio, poi ad annullare match point alla giovane Kenin e alla fine a gioire, incredula. Con questa immagine di festa si conclude lo spettacolo, le protagoniste vengono sul palco a prendersi i meritati applausi e la standing ovation. Un altro anno WTA se ne va e il pubblico dovrà attendere qualche settimana prima di rivedere le proprie beniamine e di conoscerne di nuove, tra giovani promesse e illustri ritorni. Alla prossima dunque, che sia un anno ricco di gioia per tutti i tifosi.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy