Hawk Eye – Terrore a Shanghai: tra racchette rotte e Simon si salva solo Murray

Hawk Eye – Terrore a Shanghai: tra racchette rotte e Simon si salva solo Murray

Torna l’appuntamento con Hawk Eye, focalizzata questa settimana sul torneo di Shanghai. Tante le situazioni sotto la lente d’ingrandimento, dallo show made in Kyrgios alla rinnovata vulnerabilità di Djokovic

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Niente da fare, Nadal contro il serbo non vince più. Ma d’altronde non possiamo pretendere troppo, lui è il numero 1 del mondo e lo spagnolo sembra essere sempre più lontano dalla propria forma migliore e, invece, sempre più somigliante all’attuale versione di Rod Laver. Ah no, aspettate un attimo. Come? Non ha perso con Djokovic ma con Troicki? Scusate, errore mio. In questo caso, allora, mi ritiro in un imbarazzato silenzio stampa.

Prossimo argomento. La new generation si mette finalmente in mostra in tutto il suo splendore, capeggiata dal clown Kyrgios che, troppo superiore per un torneo di infimo livello come quello di Shanghai, riesce nell’impossibile impresa di farsi fischiare dall’imperturbabile pubblico cinese, nel vano tentativo di emulare le peggiori versioni di Paire e Fognini. Ottima mossa ragazzo, ma l’esperienza del Fabione nazionale ancora ti manca. Ritenta, sarai più fortunato. Lo segue a ruota il giovin prodigo Zverev, scopertosi distruttore seriale di racchette nella settimana in cui suo fratello, a suon di esteticamente osceni serve and volley, si fa strada tra i grandi del tennis mondiale, inceppandosi soltanto con il melodrammatico Djokovic, sopravvissuto per miracolo agli spesso improvvisati tocchi del non più giovane Mischa.

Novak, invece, posseduto per l’intera settimana dallo spirito di Sgarbi, inanella una serie di prestazioni circensi, tra lanci di racchette infuocate e magliette strappate che, dopo aver subito la sua tipica (ma solitamente ben mascherata) furia serba, vengono fieramente esibite per alcuni scambi, facendolo sembrare, ai miei fantasiosi occhi, un incrocio mal riuscito tra Tarzan e Brontolo. Uno spettacolo, insomma. Approfitta dell’inusuale situazione Sir. Andy Murray, autore, in combutta con il solito Simon, di una semifinale a tratti letale, con picchi di monotonia e spettatori indotti in stato catalettico mai visti prima. Si riscatta poi in finale, superando il buon Bautista-Agut, solido regolarista che ha trovato, come tanti altri prima di lui, la classica settimana di grazia che gli ha consentito di mettere ancora più a nudo le palesi ed attuali difficoltà del vegano di Belgrado.

Nonostante tutto, comunque, non è stata di certo l’insperata esplosione di un nuovo talento alla Safin, come molti commentatori hanno inutilmente blaterato. Sarà sempre Bautista-Agut, né più né meno. Ci sarebbe poi da parlare della Giorgi, uscita non più al primo turno, come di recente ci aveva abituati, ma addirittura nelle qualificazioni del torneo di Mosca. In questo caso, però, non si parla più di tennis, ma di dramma sportivo (o commedia, dipende dai punti di vista).

Alla prossima settimana, dunque, per una nuova puntata di Hawk-Eye, la rubrica scritta e redatta dal narratore onnisciente me medesimo. Fatene un credo e recitatela ad alta voce nelle vostre piazze, così, nel momento del giudizio universale, San Nole sarà forse misericordioso ed eviterà di scagliare su di voi la proprio collera. La speranza è l’ultima a morire. Pace.

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