Il ricambio generazionale non è ancora pronto

Il ricambio generazionale non è ancora pronto

L’episodio più chiacchierato della settimana, ossia la clamorosa svista di Cedric Mourier nella semifinale di Monte-Carlo tra Goffin e Nadal, offre lo spunto per evidenziare quanto siano ancora lontani i “nuovi” talenti del tennis dai primissimi del circuito.

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Il 2017 come il 2006: si tratta di uno dei paragoni che sta correndo di più sul web per quanto riguarda il nostro amato sport. Quest’anno infatti, esattamente come undici anni fa, Roger Federer si appropriava dell’Australian Open e dei due 1000 (all’epoca Masters Series) sul cemento americano, Rafa Nadal diventava re di Monte-Carlo. La rivalità era già scoppiata e non si poneva allora il problema del ricambio, nonostante già iniziassero ad affacciarsi due interessanti profili quali Djokovic e Murray. Da ormai parecchi mesi, invece, il dibattito sulle nuove leve si fa sempre più fitto, senza che però realmente vi sia stata una completa esplosione. Più di un buon risultato, certo, con relative classifiche importanti, ma senza un grosso acuto.

LAVORARE SULLA TESTA – Il problema principale, a fronte di una tecnica di base di assoluto livello, sembra essere quello psicologico, principalmente ravvisabile nell’incapacità di dare lo strappo decisivo nei momenti che contano. David Goffin, semifinalista a Monte-Carlo nella settimana appena trascorsa, ne è l’esempio più lapalissiano. Partendo dal presupposto che l’errore tanto discusso dell’arbitro Mourier non sia scusabile, il belga dalla sua non ha fatto minimamente nulla per ripartire in modo più o meno lucido. Un fenomeno della psiche come il suo avversario avrebbe tratto soltanto nuova linfa adrenalinica da un episodio simile; sembra quasi che tali giocatori (Goffin, Thiem, Dimitrov su tutti) si cullino su fatti simili per poi giustificarsi con gli stessi. Per diventare il Nadal o il Djokovic di turno, ergo un tennista capace di demolire l’avversario a prescindere dal contesto esterno, non è sufficiente possedere un ottimo repertorio da fondo, ma bisogna assumere la consapevolezza di dover dare il massimo su ogni singolo colpo. E’ nel tennis l’aspetto più complesso da migliorare, ma anche quello che permette di fare un importante salto di qualità.

Due giovanissimi Federer e Nadal.
Due giovanissimi Federer e Nadal.

BASTA CON I TEENAGERS – Spostando la lente d’ingrandimento da un altro punto di vista, va anche detto che casi di giocatori vincitori di Slam in tenerissima età sono sempre molto rari e non da prendere come necessario modello. Nadal è stato molto precoce ma ad esempio, tanto per citarne uno, Federer non ha fatto lo stesso; la pressione esterna del vincere subito inevitabilmente influisce in modo negativo sulle prestazioni dei ragazzi, quasi costretti ad ottenere grossi risultati nel minor tempo possibile. Ciò potrebbe condizionare l’Alexander Zverev di turno, etichettato a gran voce come futuro numero 1 del mondo. Il tedesco però ha ancora notevoli margini considerata la sua giovanissima età; chi sta deludendo maggiormente, perché è da un po’ di anni atteso su un gran palcoscenico, è il gruppo costituito da Thiem, Goffin e Dimitrov, in cui si potrebbe (in modo un po’ forzato) inserire anche Kyrgios. Soprattutto in una fase tennistica di grande incertezza come quella attuale, in cui la rivalità al vertice sembra essere meno rude del passato, ci si dovrebbe (e non potrebbe!) inserire con maggiore convinzione: ci ha provato Goffin, devono farlo tutti, lavorando a testa bassa giorno dopo giorno. E’ la qualità, e non la quantità, a garantire il maggior prestigio.

Il divario principalmente mentale tra questo nutrito gruppo di ragazzi e i primissimi della classe è ancora piuttosto ampio. Federer e Nadal, dopo aver vinto praticamente tutto, continuano ad essere degli animali da battaglia assetati di vittorie e di successi, nonostante la loro età. Vanno continuamente a caccia di stimoli e di nuove emozioni e la loro mente è predisposta in tal senso. Ecco perché un successo di livello potrebbe definitivamente sbloccare una nuova alternativa: spesso si traggono nuovi stimoli da grandi emozioni piuttosto che da duri allenamenti. E il tennis è costantemente emozione.

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