Next Gen Atp e Wta: il ricambio generazionale agli antipodi

Next Gen Atp e Wta: il ricambio generazionale agli antipodi

I campioni del circuito maschile e femminile ormai sono sul viale del tramonto, o forse no? Il ricambio generazionale c’è, ma stenta a decollare: ecco le differenze della Next Gen Atp e Wta

di Mattia Esposito

La parola Next Gen ormai è spesso abusata per qualsiasi ambito: partiti con la denominazione di nuove console tecnologiche, si è passati addirittura al tennis. Per Next Generation si intende una generazione pronta a soppiantare e sostituire i vecchi campioni, ma davvero ciò è già accaduto? Nel circuito maschile decisamente meno, nullo se non si considerano gli exploit “1000” di Alexsandr Zverev, complice la presenza costante dei BigThree che sono risorti dalle ceneri dopo 10 anni, il podio non è cambiato molto. In quello Wta però, la situazione è differente e l’esplosione di Naomi Osaka e Aryna Sabalenka ne certificano questo mutamento, complice un circuito spesso incostante: che il ricambio generazionale sia più avanzato nel circuito femminile?
È giusto provare a tracciare un quadro generale e un tentativo di conclusioni…

QUI ATP: DOVE SONO I NEXT GEN?- Nel circuito maschile, la nuova dinastia di fenomeni ha avuto proprio una sezione dedicata, che forse dovrebbe essere aggiunta anche a quello femminile. L’anno scorso  è stata disputata la prima edizione delle Next Gen Atp Finals a Milano, che ne sarà sede almeno fino al 2021: la rassegna dedicata a migliori 8 under 21 (7+1 qualificato italiano) è stata vinta senza se e senza ma da Hyeon Chung, agevolato dall’assenza di Sascha Zverev, che invece ha deciso di dedicarsi a quelle, fallimentari, di Londra. Ma cosa ha vinto quest’anno il sudcoreano? Nulla. L’unico exploit? Le semifinali di Melbourne agli Australian Open, ma da gennaio in poi, tra infortuni e un rendimento altalenante, che comunque gli ha garantito la 27esima posizione fino a questo momento.
Probabilmente, alla sua prima stagione pro, tutti si aspettavano qualcosina in più dal “faticatore” difensore ammirato nei primi mesi dell’anno. Ma il tempo è dalla sua parte, come per tutti del resto. L’unico che fin qui ha rispettato i pronostici e si issa ad unico papabile sostituto è il minore di fratelli Zverev, che però, questa stagione, l’ha visto vincitore 3 volte, a Monaco di Baviera, Madrid e Washington. L’anno scorso furono 5 i titoli conquistati, trionfando anche a Roma: in compenso, in questo 2018, si è spinto fino ai quarti del Roland Garros, in un risultato piuttosto anomalo per lui nei Major.
Un progresso importante, come la sua costante presenza tra i primi 5 al mondo, ma l’anno prossimo, a 22 anni, sarà l’annata della verità. Archiviato l’argomento tedesco, che dovrà decidere a quale Masters partecipare, il dato preoccupante è un altro: oltre al fenomeno di Amburgo, solo un altro giovane ha vinto un trofeo. Francis Tiafoe ha vinto DelRay Beach, poi, il vuoto: certo, gli altri hanno avuto un certo miglioramento, come Stefanos Tsitsipas, oggi 16° al mondo, o Denis Shapovalov ancora troppo acerbo.
Forse è solo una questione di tempo, dato che chi l’anno scorso partecipò alle Finals, come Daniil Medvedev, che in questo 2018 ha vinto due titoli, a Sydney e Winston-Salem, oppure Borna Coric, che ha vinto Halle contro Roger Federer e giunto in finale qualche giorno fa a Shanghai, in un Atp 1000, battendo di nuovo il fenomeno svizzero.
Poi ci sono anche Karen Khachanov e Matteo Berrettini che a loro modo si sono fatti vedere, conquistando le prime gioie, ma che non rappresentano ancora le giuste alternative alle vecchie glorie. Gli ultimi casi, con Denis Shapovalov e Sascha Zverev decisamente “piallati” da Nole Djokovic testimoniano un trend ancora in negativo per la nuova leva tennistica. 

QUI WTA: 2018 NEL NOME DELLE U21- Solitamente in campo femminile l’incertezza e la moltitudine di vincitrici di tornei, e l’anno scorso del trono del circuito, è vario, ma il futuro sembra in buone mani. In questo 2018 infatti, si sono fatte strade varie giovani promesse, che hanno messo sotto tiro le più forti, il che significa che se Simona Halep è in vetta, anche per via di un escalation di suoi buoni risultati ma anche di vittorie dalle retrovie.
La stagione è cominciata con le solite vincitrici, con Elina Svitolina e Caroline Wozniacki in forma smagliante, poi negli States si è fatta strada Naomi Osaka, che a fine stagione conclude da numero 4 in classifica vincendo gli US Open e facendo finale a Tokyo. La giapponese è stata tra le scoperte e le rivelazioni più piacevoli del 2018, ponendo fine al regno di Serena Williams con la sua stessa moneta: il gioco offensivo. Solitamente, nel tennis femminile, a meno che non si parla di una campionessa, si arriva tardi ai trionfi pesanti, ma ciò non accade con la classe ’97 e con Aryna Sabalenka, che comanda la speciale classifica delle under 21, di cui non fa parte la Osaka: la bielorussa, è stata un’autentica macchina da guerra nella seconda parte di stagione, issandosi a numero 14 al mondo, tirando bordate e conquistando New Haven e Wuhan. Le finali di Lugano e Eastbourne, e gli ottavi negli States, fanno da contorno: Aryna può diventare fortissima.
Ma le due sopracitate sono soltanto le portabandiera di una generazione che può davvero dar vita a qualcosa senza precedenti al circuito Wta: chi ha sorpreso, infatti, sono il tris di 17enne che hanno invaso il tennis da scuole specialiste nel formare tali campionesse.
Dalla Serbia, figlia d’arte, ecco Olga Danilovic, figlio del cestista Predrag, che quest’anno è diventata la prima Millennials a vincere un torneo del circuito maggiore: a Mosca, contro l’altra 2001 Anastasija Potapova, dopo aver vinto ben 3 Slam di doppio a livello juniores. Tra le prime 100 al mondo, proprio come la russa, ex numero 1 al mondo juniores e finalista anche a Tashkent: il terreno è tracciato. Insieme a Dayana Yastremska e Amanda Anisimova, il tennis dell’est si avvicina sempre più nel vivo del circuito: quanto bisogna attendere per la loro, attesa, esplosione? 

TENNIS IN BUONE MANI?- Giunti alla conclusione, si può dire che la strada imboccata è quella giusta, per ambedue i circuiti, con giovani belli, ambiziosi e forti, che nel nome del lavoro e del talento dovrebbero trovare il successo. Per quanto concerne il tennis maschile, il processo potrebbe essere un po’ più lento data la presenza di una delle generazioni più forti di sempre, e non fermandosi soltanto ai Big4, ma anche ai vari Stan Wawrinka, Juan Martin Del Potro ecc. 
I giovani devono farsi le ossa nei tornei minori, cercando di accumulare esperienza e crescita e non incappare in risultati discontinui e pressione mediatica, come per quanto riguarda le donne, che sembrano avere maggior possibilità data l’età avanzata delle avversarie e la possibilità di avere altre necessità come quella di un figlio. In passato la precocità è stato il mantra Wta di gente come Maria Sharapova, Martina Hingis e Monica Seles: è possibile stimolare le under 21 con un Masters finale come per i ragazzi? Partendo anche da piccoli passi, la possibilità di perdersi, potrebbe essere ridotta: buoni giocatori oggi e campioni domani? Soltanto il tempo, ci dirà, se i protagonisti di questo tempo, avranno lasciato spazio e trofei ai fenomeni del futuro…

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  1. Andrea Orizzonte - 1 mese fa

    Coric non è new gen? Mi sembra meglio di questi. O devono per forza portare i capelli lunghi

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    1. Meglio di Zverev? non esageriamo

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    2. Andrea Orizzonte - 1 mese fa

      A me sembra che ultimamente sia salendo di livello…

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    3. Top of the Sport - 1 mese fa

      Zverev ad oggi è un altro giocatore, gli manca solo l’ultimo passo negli Slam. Coric, per quanto sia cresciuto, rimane ancora un gradino sotto Zverev nel complesso, anche se è nella strada giusta; diciamo che gli manca l’acuto che sarebbe potuto arrivare domenica… :-)

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  2. Steve Togni - 1 mese fa

    Tsitsipas merita di stare lì !

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  3. Tre russi insomma, anche se due sventolano bandiere diverse

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