Whitney Osuigwe, 15 anni e tante speranze

Whitney Osuigwe, 15 anni e tante speranze

28 anni dopo il successo di Jennifer Capriati, un’americana è tornata a vincere il torneo junior al Roland Garros. Parliamo di Whitney Osuigwe, giovanissima americana classe 2002 che lascia ben sperare tutto il mondo tennistico a stelle e strisce.

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Che sia la volta buona? Che finalmente una tennista americana torni nelle posizioni che contano? Che sia la nuova scoperta del tennis statunitense? O per spararla grossa: una nuova Williams dato il colore della pelle? Siamo in estate e di notizie se ne sentono tante, la maggior parte probabilmente sono azzardi, però il primo tassello che l’ha resa famosa, Whitney l’ha piazzato la settimana scorsa, aggiudicandosi il torneo junior al Roland Garros, non proprio una vittoria qualsiasi.

L’ultima prima di lei è stata Jennifer Capriati nell’ormai lontanissimo 1989, prima ancora solamente altre tre statunitensi da quando esiste il torneo juniores. Poi solo la Capriati vinse qualcosa di importante negli anni successivi. Di conseguenza la vittoria della Osuigwe diventa ancora più pesante in ottica futura, con tanti occhi che d’ora in poi si posizioneranno su di lei. Di certo è che dovrà essere brava a crescere con tutte le pressioni inevitabili che le verranno additate da qui in avanti.

Facendo un piccolo passo indietro, la carriera breve ma intensa della ragazzina della Florida, inizia proprio alla giovane età di sei anni presso la IMG Academy di Bradenton in Florida (l’accademia di Nick Bollettieri per intenderci), dove tuttora si allena. La sua superficie preferita è sicuramente la terra rossa, considerati i suoi pochi ma ottimi risultati messi in bacheca fino adesso. Nel 2015 alla giovanissima età di 13 anni, la prima vittoria all’ITF di Plantation proprio sulla terra, per poi iniziare strepitosamente questi ultimi sette mesi, partendo dalla semifinale all’Orange Bowl (ITF di grado “A”), in dicembre e continuando in febbraio con la vittoria al “Asuncion Bowl” in Paraguay e la settimana successiva al “Banana Bowl” in Brasile. Entrambi tornei ITF di grado 1, il livello maggiore dei tornei del circuito minore, dopo i cinque eventi di livello “A” e i quattro Slam. In Aprile la semifinale al “Easter Bowl” di Indian Wells, prima dell’approdo in terra europea con l’esordio al Torneo Bonfiglio di Milano, uno dei cinque eventi di livello “A” insieme all’Orange Bowl. Un buon quarto di finale e un ottima vittoria in doppio con la connazionale Mcnally. Sicuramente un periodo di forma particolare per la giovane tennista di colore, che al Roland Garros è arrivata in fiducia, al suo primo torneo con la “T” maiuscola, dove ha partecipato sia in singolare che in doppio. Si è aggiudicata il titolo battendo in finale la connazionale Claire Liu, altra “states” dalle buone speranze. Per dover di cronaca è anche giusto dire che l’unica altra finale tra due tenniste americane al Roland Garros (junior), si è svolta nel 1980. Questo prova il fatto che il tennis americano sta producendo qualcosa di rilievo.

Ora rimane tutto da vedere il proseguo della stagione, anche se il dato di 25 vittorie e 3 sconfitte nell’anno è qualcosa di veramente eccellente, così come la seconda posizione nella classifica mondiale juniores. Quello che è certo è che l’America sta lavorando sodo per gettare le basi per il futuro, dopo qualche anno in ombra, con tanti nomi che sembravano dover dominare la scena mondiale (Keys, Stephens, Mchale in primis), ma che hanno deluso le tante aspettative, il futuro si prospetta un po’ più roseo o meglio ancora: rosso, bianco e blu a stelle e strisce. Qualche nome interessante che inizia ad essere pronunciato c’è eccome, dall’ormai conferma Bellis (classe 1999), alle più emergenti Day (1999), Liu (2000) e Anisimova (2001).

Sarebbe bello a breve poter aggiungere il nome di Whitney Osuigwe all’elenco sopra citato, anche se ancora non è definito il futuro della giovane tennista che non ha ancora annunciato gli impegni futuri. Sicuramente la strada è spianata e di lei ne sentiremo parlare. Welcome Whitney!

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