I magnifici otto: Andy Murray

I magnifici otto: Andy Murray

Tra i maestri di queste Finals, Murray è uno di quelli in grado di sconfiggere Djokovic, come ha già dimostrato quest’anno. Ma la testa potrebbe essere già alla finale di Davis del 27 novembre.

Con il corpo era a Londra, alla cerimonia di presentazione delle Finals di Londra, ma con la testa era probabilmente a Gent, sede dell’imminente finale di Coppa Davis che la sua nazionale giocherà contro i padroni di casa del Belgio dal 27  al 29 novembre. L’ultimo atto della stagione Atp, il gran torneo tra i migliori “maestri” del tennis, corre ancora il rischio di perdere il numero 2 del mondo, Andy Murray, che non ha ancora escluso la possibilità di dare forfait, visto l’importante impegno che lo aspetta dopo Londra.

Quando c’è di mezzo l’onore britannico, Andy ha sempre subito una sorta di travaglio interiore, combattuto tra le ambizioni individuali della sua carriera e la difesa dei colori di una bandiera che non ha mai riconosciuto in maniera convincente come la sua vera patria. Ricordiamo un anno fa la scelta sofferta di non prendere posizione al referendum sull’indipendenza della sua Scozia dalla monarchia della Regina, salvo poi schierarsi a favore della scissione poche ore prima della consultazione popolare, attirandosi tutta la rabbia e gli improperi di moltissimi tifosi inglesi.

3016Ma così come era stato troppo importante vincere il torneo Slam di casa nel 2013 a distanza di quasi 80 anni dall’ultima affermazione di un tennista britannico, così anche questa Coppa Davis per la Gran Bretagna ha un significato storico, perché consentirebbe di riportare oltremanica l’ambita Insalatiera dopo 79 anni da quell’ormai lontanissimo 1936, quando il leggendario Fred Perry guidò i suoi compagni alla vittoria.

Gli organizzatori delle Finals incrociano le dita, cercando di scongiurare il suo possibile ritiro, e lo stesso Murray con le sue ultime dichiarazioni (dice di sentirsi fresco e pronto per le Finals) sembra aver chiuso la polemica. Tuttavia, il rischio di non vederlo in campo è ancora concreto. D’altronde, non stiamo parlando di uno dei meno favoriti alla vittoria finale, ma dell’attuale numero 2 del mondo, da sempre incluso in quel gruppo di fantastici quattro che hanno dominato le scene del tennis mondiale da almeno 10 anni a questa parte.

È anche vero che Murray è considerato il meno fabulous dei Fab Four, costretto spesso a lasciare il palcoscenico più importante agli altri tre, Federer, Nadal e Djokovic e a raccogliere le loro briciole. Ma è stato anche uno dei pochi tennisti nel circuito in grado di batterli tutti e tre e di vincere alcuni di quei pochi Slam lasciati per strada da Roger, Rafa e Nole.

Inoltre, la particolare formula del torneo londinese consente a tutti di rientrare in gioco anche dopo una sconfitta e in un match al meglio dei 3 set le possibilità che i più forti possano perdere aumentano. Un’occasione ghiotta per Andy, dunque, specie in questo 2015, stagione in cui ha mostrato una costanza di rendimento mai vista prima.

Siamo di fronte forse alla sua migliore annata in carriera, segnata da alcuni traguardi storici, come quello di aver raggiunto almeno le semifinali in tutti i nove tornei Master Mille, impresa riuscita solo a Federer, Nadal e Djokovic, o quello raggiunto il 31 marzo, quando è diventato il primo tennista britannico ad aver vinto 500 partite nell’era Open. Stagione coronata poi con le vittorie al Master Mille di Madrid e di Montréal.

SPAIN TENNISL’anno in corso registra anche la sua prima affermazione in un torneo su terra rossa, a Monaco, bissato una settimana dopo dalla vittoria a Madrid, dove in finale ha battuto nettamente Rafa Nadal. Lo scozzese è stato anche uno dei pochi in grado quest’anno di battere il numero 1 del mondo, ragion per cui resta il candidato principale, in compagnia di Federer, per contendere al serbo la vittoria delle Finals.

Un 2015 straordinario per Murray, certificato anche sul piano strettamente numerico: ad oggi, il bilancio è di 67 vittorie e 11 sconfitte, meglio del 66-11 fatto registrare nel 2009. Come detto, ha vinto due Master Mille, a cui ha aggiunto il titolo al torneo del Queen’s, la finale raggiunta agli Australian Open e quella sfiorata al Roland Garros in una battaglia epica con Djokovic. Risultati che gli hanno permesso da pochi giorni di ritornare alla seconda piazza del ranking, a discapito di Federer.

Andy deve quindi fare i conti anche con la battaglia con lo svizzero per restare n.2 fino a fine anno. Se dovesse rinunciare alle Finals e quindi al grosso bottino di punti messi in palio, difficilmente riuscirà a difendersi dagli attacchi di Roger con i pochi punti assegnati in Coppa Davis. Un traguardo, quello della seconda posizione mondiale, che va al di là della gloria personale, perché gli consentirebbe di evitare Djokovic ai prossimi Australian Open, almeno fino alla finale.

Il dubbio insomma, da buon britannico, è shakespeariano: mantenersi riposati ed evitare infortuni in vista della storica finale Davis, rinunciando quasi certamente alla posizione n. 2 del mondo, o giocarsela e provare a vincere per la prima volta le Finals ma rischiando di arrivare scarico e non in condizione all’atto finale tanto atteso dalla sua nazione?

Noi tifosi, ingordi di spettacolo, speriamo che partecipi a entrambi gli eventi e che lo faccia giocando ai suoi massimi livelli. Ma in caso contrario, rispetteremo e comprenderemo la scelta di Andy.

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