I magnifici otto di Londra: Fabio Fognini e Simone Bolelli

I magnifici otto di Londra: Fabio Fognini e Simone Bolelli

Un’incompatibilità antropologica, quella tra Fogna e Bole, talmente accentuata da generare un rapporto di mutuo soccorso reciproco tra i due. Quando Fabio e Simone affrontano un incontro di doppio, infatti, riescono a smussare gran parte delle proprie fragilità, consapevoli dell’importanza di preservare il compagno dalle rispettive dannazioni, al fine di non comprometterne i delicatissimi equilibri mentali.

Negli anni 40 Patrick Connelly, ingegnoso Barman dello stato del Missouri, trovò il modo di rilanciare la propria attività commerciale, giunta alle soglie del fallimento, brevettando un cocktail nato dall’unione di due dei prodotti più avversati dalla clientela locale: la vodka Smirnoff e la ginger beer.

L’ardimentoso locandiere, braccato da creditori e fornitori, eluse il tracollo finanziario ottimizzando le eccedenze dei due vituperati alcolici, unendoli in una miscela etilica talmente sublime da garantire a Connelly l’imperitura gratitudine di generazioni e generazioni di alcolisti.

La parabola del barista miracolato ci insegna che, in taluni casi, non è la somma delle eccellenze a fare la differenza, bensì l’amalgama delle imperfezioni.

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Solo partendo da questo assunto è possibile apprezzare l’unicità del doppio formato da Fabio Fognini e Simone Bolelli. I nostri eroi cominciarono a fiutarsi più di una decade fa, frequentando il circolo CRB di Bologna. All’epoca Simone sfoggiava un inverecondo codino da giostraio di provincia, mentre Fabio malcelava vistose rotondità adipose. Un’esperienza comunitaria piuttosto fugace, quella vissuta in terra felsinea, sufficiente però per seminare i germogli tennistici della futura collaborazione. Ritrovatisi a quasi un lustro di distanza i due, ormai entrati a pieno titolo nel mondo professionistico, decisero di dare un seguito al loro sperimentale binomio, cominciando a fare coppia fissa nel pittoresco circuito di doppio. All’epoca le caratteristiche tecniche e caratteriali dei due erano già piuttosto pronunciate: Bolelli si era già distinto per un talento con pochi eguali, a cui faceva da contraltare un’inquietante remissività agonistica. Fognini, al contrario, si era già guadagnato l’attenzione di media ed appassionati per alcune improvvide esondazioni dell’ego, reiterate con inossidabile perseveranza.

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Un’incompatibilità antropologica, quella tra Fogna e Bole, talmente accentuata da generare un rapporto di mutuo soccorso reciproco tra i due. Quando Fabio e Simone affrontano un incontro di doppio, infatti, riescono a smussare gran parte delle proprie fragilità, consapevoli dell’importanza di preservare il compagno dalle rispettive dannazioni, al fine di non comprometterne i delicatissimi equilibri mentali.

Dopo aver contribuito in maniera sostanziale alla riconquista del World Group di Davis, impreziosita dalla semifinale della scorsa edizione, i nostri due eroi hanno dato vita ad un 2015 formidabile, culminato con la qualificazione per le Finals londinesi.

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Una stagione battezzata dall’eclatante affermazione all’Australian Open, capace di rinverdire gli impolverati fasti della gloriosa coppia formata da Pietrangeli e Sirola, ultimi italiani in grado di aggiudicarsi un titolo del Grande Slam, ottenuto nel preistorico 1959 in quel di Parigi. A poco più di un mese di distanza Fognini e Bolelli confermano lo stato di grazia, raggiungendo la finale nel Master 1000 inaugurale ad Indian Wells, sconfitti solo al super tie-break da Sock e Pospisil. Giunti alla stagione sul rosso i due raggiungono la finale anche a Montecarlo, prima di essere regolati dagli immarcescibili gemelli Bryan. Saranno ancora una volta i fratelloni statunitensi a sbarrare la strada a Fogna e Bole a Parigi, impenendosi piuttosto nettamente nella semifinale del Roland Garros. Nei restanti due Major della stagione i nostri due rappresentanti non andranno mai oltre il primo turno, dando l’impressione di aver trascurato gli impegni di doppio, una volta guadagnata l’ufficiosa qualificazione per le ATP Finals di Londra.

Il girone capitatogli in sorte è senza dubbio il più improbo: oltre agli immancabili Bryan, i nostri dovranno vedersela con una delle coppie più solide e costanti del circuito, quella formata dai britannici Murray e Peers, reduci da due finali consecutive negli ultimi due Slam disputati.  Le Finals, però, spesso ci hanno regalato exploit inattesi, figli dell’aggrovigliata formula del Round Robin e delle volubili dinamiche insiste negli incontri di doppio.

Per queste ragioni non ci faremo sopraffare dal pessimismo, lasciandoci cullare dalla possibilità che, tra poco più di una settimana, il nostro Fogna possa sfoderare nuovamente la propria arte oratoria, pronunciando in mondovisione le agognatissime sei parole magiche: “Chicco, abbiamo vinto le Finals, cazzo!”

 

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