I magnifici otto: “Essere Roger Federer”

I magnifici otto: “Essere Roger Federer”

Forse qualcuno dei miei tre lettori ricorderà un curioso ed originale film del 1999, dal titolo “Essere John Malkovitch“, per la regia di Spike Jonze, ma scritto dalla fantasiosa e visionaria penna di Charlie Kaufman. In quella pellicola si narrava la storia di Craig Schwartz, di professione burattinaio, che trovava il modo di entrare nella testa di un grande attore, John Malkovitch per l’appunto, e di poterne vivere la vita per 15′. La vicenda poi si complica, rispetto alla nostra grossolana sintesi, e diventa un raffinato gioco di personalità.
Ecco, vi starete chiedendo cosa centri “Essere John Malkovitch” con Roger Federer? Giusta osservazione.

EssereJohnMalkovich

Chi, innamorato del nostro sport, ammiratore delle gesta di RF, non vorrebbe essere per 15 minuti nella sua testa ed “Essere RF”? Provare a dirigere quel braccio, a muovere i piedi come li muove lui in campo, danzando e alternando tocchi di rara bellezza a gesti di potenza?

Proprio come per Craig Schwartz, sarebbe davvero un sogno per noi aprire la porta che conduce, attraverso un cunicolo misterioso, nella testa di Roger, e provare le emozioni che vive un genio. Molti anni fa, tanto per fare un’altra digressione, un giornalista chiese al grande virtuoso del violino Yehudi Menuhin cosa provasse nel fare le sue evoluzioni al limite dell’umano sullo strumento. E la risposta del maestro statunitense (di nascita, ma rampollo di una famiglia nobile di origine ebrea sefardita) fu “non mi accorgo di nulla, lo faccio e basta”. Ecco, come accade vedendo giocare RF, viene spontaneo chiedersi “ma come fa?” e, soprattutto, “come fa a farlo così?”. A questo interrogativo aveva risposto David Foster Wallace, avanzando l’ipotesi che i colpi straordinari del campione svizzero rappresentassero dei “Momenti Federer“, ovvero gesti non spiegabili attraverso le geometrie (trigonometriche), quasi fossero delle bolle spazio-temporali di pura estasi sportiva.

Yehudi_Menuhin_43

Insomma, ci sarebbe davvero utile quella porticina di Schwartz, ma questa possibilità regna purtroppo solo nel mondo del fantastico. Per ora dovremo accontentarci della sua 13 partecipazione di fila al Masters di fine anno, un discreto record, tra gli altri. Quest’anno, con 34 primavere sulle spalle, sarà dura portare a casa il 7 trofeo a Londra, ma il campo sarà in grado di darci il verdetto tanto atteso, al termine di una stagione che ha del miracoloso, con 2 finali Slam raggiunte, vittorie negli atp 250, 500 e master 1000, la partecipazione alla Davis. Qualche inciampo, certo, ma assolutamente fisiologico alla luce della carta d’identità, come detto, e del livello medio dei top players.

Switzerland's Federer holds the trophy after winning his match against Nadal of Spain at the Swiss Indoors ATP men's tennis tournament in Basel

Lecito sperare almeno in una finale: il sorteggio lo ha favorito, evitandogli il confronto con Nadal, Wawrinka e Murray (in crescente ordine di pericolosità), uno dei quali si fermerà al primo turno. Facile supporre quindi che RF si piazzerà in uno dei primi due posti del girone insieme a Nole Djokovic, per poi sfidare i superstiti dell’altro girone in una semifinale che lo dovrebbe proiettare nello scontro finale col numero uno del ranking, un match che potrebbe sancire la quarta sconfitta in uno dei tornei più prestigiosi per un tennista contro il serbo, rappresentando una sorta di ufficializzazione del passaggio di consegne dall’Era Federer all’Era Djokovic. Ma esistono i “Momenti Federer” e chissà che sia destino che uno tra quei momenti decida le ATP Finals di quest’anno.

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