1938: il Grande Slam di Donald Budge

1938: il Grande Slam di Donald Budge

Oggi, nel lontano 1915, nasceva Donald Budge, il primo tennista della storia a realizzare il Grande Slam. Vediamo allora la storia della sua impresa.

Tutti gli appassionati conosceranno sicuramente Rod Laver, uno dei più grandi tennisti di sempre, e l’unico ad aver realizzato due volte il Grande Slam. Ma forse non tutti sanno la storia di Donald Budge, nato in America, che è stato il primo uomo della storia a centrare questa impresa, nel 1938.

Correva il 1938. Appena l’anno successivo, sarebbe scoppiato il conflitto mondiale più sanguinoso della storia, la seconda guerra mondiale, che avrebbe sconvolto il mondo, incluso quello del tennis. E proprio il tennis, che allora vedeva ancora la divisione tra dilettanti e professionisti (l’era pre open), ha visto quell’anno una delle stagioni più straordinarie di sempre, in cui fu compiuta un’impresa fuori dal comune, che sarebbe riuscita solo 22 anni dopo. L’autore di questa impresa è Donald Budge, nato a Oakland, Stati Uniti, nel 1915.

Donald, occhi color cielo, guance rosa confetto e capelli di fiamma, era figlio di un immigrato scozzese. Da bambino, aveva una grande passione per il football americano, e lo sport in generale era presente nella sua famiglia, con il padre che faceva parte dei Glasgow Rangers. Appena compiuti i quindici anni, però, Budge cede alle provocazioni del fratello Loyd, che andava pazzo per quell’affascinante gioco con la racchetta, e accettò di iscriversi ai campionati della California, che vinse tra l’altro a mani basse. Inoltre, durante la competizione, incontrò (e battè) quello che sarebbe stato il suo amico e compagno di doppio, Gene Mako, con cui avrebbe condiviso buona parte della sua vita. Ma questa è un’altra storia.

E la storia che voglio raccontarvi, quella che parla del Grande Slam di Donald Budge, è inevitabilmente legata con quella del suo più grande avversario, il barone Gottfried von Cramm. Gottfried era il più grande giocatore che la Germania nazista di Hitler aveva a disposizione, ma aveva il pregio (allora, purtroppo, sfortuna) di essere proprio uno degli oppositori del tiranno. I dirigenti tedeschi, nonostante tutto, erano disposti a chiudere un occhio, purché il tennista riuscisse a portare a Berlino l’insalatiera della Coppa Davis.

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Il destino volle che Budge e il barone si sfidassero nel match decisivo della semifinale, tra Stati Uniti e Germania. Quell’incontro era per il tedesco una questione di vita o di morte: una vittoria lo avrebbe lanciato come miglior tennista della sua nazione, ma una sconfitta sarebbe significata la fine. E in una situazione così difficile, quasi drammatica, von Cramm trova la forza per giocare uno dei suoi migliori match della sua vita, volando rapidamente in vantaggio di due set. Budge riesce con grande forza a recuperare, ma nel quinto e decisivo parziale Gottfried si porta sul 4-1, ad un passo dal trionfo. Ma Budge non ci sta, si riprende il break, annulla due palle del 5-3, e infine fa suo l’incontro. A rete, alla fine della partita, von Cramm riesce addirittura a sorridere, complimentandosi con il suo avversario.

E, per il barone, il peggio doveva ancora arrivare. Successivamente, fu “accusato” di omosessualità, che allora era considerato un crimine, e venne imprigionato dai nazisti. Con il principale rivale fuori dai giochi (Budge però non gioì mai per questo e, anzi, fu uno dei pochi ad avere solidarietà verso il tedesco), Donald ebbe la strada spianata nel circuito mondiale, verso l’impresa più grande che nel tennis può essere realizzata.

La cosa che più colpisce, però, è che quel percorso verso il trionfo di Budge, apparentemente imbattibile, fu ricco di insicurezze e complicazioni. La prima tappa, i campionati Australiani (oggi Australiam Open), partì male già prima di cominciare: Bduge, prima di imbarcarsi vero l’Oceania, dovette convincere numerose persone contrarie al suo viaggio. Alla fine, però, lo statunitense andò avanti convinto, e, dopo 21 giorni di nave insieme all’amico Mako, arrivò a destinazione. Prima dell’inizio del torneo Donald perse la voce, e riuscì a guarire proprio il giorno della finale, vinta contro Bromwich.

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Il Roland Garros invece fu, probabilmente, la vittoria più agevole. Budge non amava i campi lentissimi di Parigi, ma riuscì comunque ad imporsi su Menzel. Giunto a Londra, dove conquistò il Queen’s, Budge si rese conto che aveva completamente perso il rovescio. Dopo tantissime ore di allenamento inutile, Donald ritrovò il colpo guardando una signora che giocava nel campo di fianco al suo. Ebbene, quella signora gli permise di trionfare anche nel tempio del tennis, il torneo per eccellenza, Wimbledon.

Conquistati i primi tre slam, a tutti sembrava poco più di una formalità l’ultimo sigillo, Forest Hills (bisogna riconoscere che allora non c’era certo la pressione mediatica dei nostri giorni. Ne sa qualcosa Serena Williams). Durante la Coppa Davis, però, l’americano perse ancora la voce, e accusò un problema ai denti, che fu risolto da un medico poco prima delle competizioni. E, ironia della sorte, nell’atto finale del torneo più importante della sua vita, c’era proprio il suo più grande amico, Gene Mako. Ma, si sa, nello sport in campo non esiste l’amicizia ma solo la rivalità, e Budge si prese il più grande successo.

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