I grandi colpi – Il tennis rivoluzionario di Bjorn Borg

I grandi colpi – Il tennis rivoluzionario di Bjorn Borg

La portata innovativa di Borg è stata enorme ed ha condotto lentamente ad un nuovo modo di giocare a tennis.

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Bjorn Borg è universalmente considerato uno dei tennisti che ha maggiormente contribuito all’evoluzione del nostro sport attraverso il suo nuovo modo di interpretarlo. Lo svedese ha introdotto canoni tattici e fisici allora sconosciuti, facendosi portatore di una mutazione lenta ma costante che avrebbe poi portato, attraverso ulteriori step, a ciò che si definisce “tennis moderno”. Se gli ultimi anni di tennis ci hanno regalato partite memorabili e dalla durata notevole, una parte del merito va attribuita proprio a Borg, che ha spostato il fulcro della tattica tennistica dalla rete alla riga di fondo. Se ciò sia poi un bene o un male, con riferimento ai nostalgici della old school, è un altro discorso; ciò che rileva è il peso specifico importante che questo fenomeno della racchetta ha avuto nello sviluppo del tennis.

CARATTERISTICHE TECNICHE – La rivoluzione parte dalla base, investendo totalmente la tecnica di esecuzione dei colpi. Borg, in luogo della linearità espressa dai suoi avversari e predecessori, s’inserisce in una corsia totalmente diversa, sdoganando completamente l’utilizzo del top spin. Il dritto dello svedese è in sostanza l’antesignano del dritto moderno e le analogie con quello di un altro fenomeno come Roger Federer sono piuttosto evidenti. La fase di preparazione è molto simile e le affinità aumentano durante l’impatto e l’estensione del braccio dietro la spalla. Si passa poi al rovescio bimane, all’epoca considerato alla stregua di un’offesa all’eleganza di quello ad una mano (oggi il punto di vista è opposto, chi colpisce ad una mano è una “risorsa”). Borg lo esegue in modo molto secco e potente, allontanandosi quindi dal canonico back, che in lui è un aspetto secondario. Con dei fondamentali così efficaci, il rovescio con il taglio sotto perde notevole importanza, senza tuttavia essere abbandonato. Non manca infine nemmeno il serve&volley ma soprattutto sulla prima di servizio; sulla seconda, normalmente, Bjorn imposta lo scambio da fondo.

Splendido scatto del rovescio bimane di Borg poco dopo l'impatto.
Splendido scatto del rovescio bimane di Borg poco dopo l’impatto.

ASPETTI TATTICI – Supportato da mezzi tecnici importanti, Borg impone la sua idea diversa di tennis sin dalle prime esperienze a livello giovanile. Il suo talento è infatti molto precoce e gli esperti lo etichettano subito come un futuro campione. La sua portata rivoluzionaria si impose anche sull’erba di Wimbledon, dove trionfò per ben cinque volte, costringendo gli avversari allo scambio lungo. I suoi passanti erano infatti di una precisione chirurgica e, grazie all’abilità nel colpire in top spin, condizionava pesantemente i piani tattici di chi gli si opponeva, per finire spesso nel relegarlo a fondo campo nella trama tattica prediletta. Il punto d’impatto si sposta quindi verso la riga di fondo per un primo grande smacco al gioco di volo, progressivamente abbandonato dopo molti anni. Questo nuovo modo di interpretare il gioco gli permise di imporsi per ben sei volte al Roland Garros: sulla terra parigina, lo svedese riuscì a imporre perfettamente il suo gioco fisico e liftato. Curiosamente ebbe grossi problemi solo con il nostro Adriano Panatta, che più e più volte gli bloccò il cammino anche nello Slam parigino. Fu lo stesso svedese a dichiarare si soffrirne le caratteristiche.

UN CENNO ALL’ESTETICA – Da tipico svedese, Borg curava tutti i dettagli del suo gioco e della sua esteriorità. A livello puramente tennistico si pose però, come detto, in controcorrente alla tradizione, introducendo un dritto nuovo e più complesso e soprattutto il rovescio bimane, che per quanto efficace non potrà mai raggiungere i livelli di eleganza e raffinatezza di quello ad una mano. Fin quando la sua carriera proseguì senza intoppi, l’aspetto estetico era sì importante ma secondario di fronte a dei risultati così clamorosi: a 26 anni aveva già in tasca 11 titoli dello Slam. Peccato che da quel momento in poi la carriera e la vita di Bjorn Borg presero una piega a tratti inspiegabile verso gli eccessi della vita mondana. E del talento e dell’esplosività atletica del glaciale svedese si persero rapidamente le tracce. Quantomeno dai campi da tennis.

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