Leconte e Forget, la Coppa Davis 1991 è francese

Leconte e Forget, la Coppa Davis 1991 è francese

Un quarto di secolo fa il fortissimo team francese si aggiudicò l’Insalatiera, battendo in finale nientemeno che gli Stati Uniti di Pete Sampras e Andre Agassi. Ecco come è andata.

1 Commento

Di Nicola Pucci per il blog Sport Historia

I francesi, sciovinisti come pochi, accusavano come uno smacco intollerabile il fatto di aver perso da decenni il dominio del tennis di squadra. I tempi d’oro dei moschettieri – Lacoste, Cochet, Borotra, Brugnon – avevano portato in dote sei successi in serie in Coppa Davis dal 1927 al 1932, dopodiché il buio. L’onta è da lavare, senza discussione, e nel 1991 i tempi sono infine maturi.

Che sia anno di vacche grasse per i transalpini è palese: la fortuna aiuta gli audaci, pardon les bleus, basta adocchiare il tabellone dell’edizione di Coppa Davis numero 80. Il sorteggio e i precedenti favoriscono la Francia che ha l’opportunità di giocare in casa tutti i match della competizione, a cominciare dall’agevole 5-0 all’esordio con Israele, per proseguire con il sofferto 3-2 con l’Australia deciso dal giovanissimo Santoro che batte Masur, per chiudere il percorso di avvicinamento alla finale con l’altro 5-0 alla Jugoslavia. All’ultimo atto si presentano anche gli Stati Uniti, che dopo aver estromesso Messico e Spagna, hanno prevalso nell’epica semifinale di Kansas City contro la Germania di Becker e Stich. Agassi e Sampras sono gli alfieri stelle-e-strisce a cui coach Tom Gorman si affida per bissare il successo dell’anno prima. Ma conoscerà, obtorto collo, l’onta della sconfitta.

Yannick Noah ha dismesso i panni del giocatore, ormai in disarmo, per vestire quelli di selezionatore e per la sfida di finale ha da inventarsi l’asso della manica. Guy Forget è l’inamovibile numero uno del tennis di Francia, non c’è dubbio, ma la seconda scelta non può coinvolgere giocatori di scarso peso internazionale, come Olivier Delaitre, oppure di non certo provata esperienza, è il caso di Fabrice Santoro, tantomeno di scarsa affidabilità agonistica, se si tratta di Arnaud Boetsch. Ed allora il buon Yannick, che in quanto a carisma e inventiva non è secondo a nessuno, ha l’intuito di riesumare un vecchio amico/nemico, quel Henri Leconte che ha un conto in sospeso con la Francia tennistica dopo l’inciampo della finale di Roland-Garros 1988. Il talento è immenso, il braccio sinistro è da genio, ma la testa è folle e il fisico falcidiato dagli infortuni. “Riton” è reduce da due stagioni di semi-inattività, galleggia nella melma del suo numero 159 del ranking mondiale… insomma, nessuno scommetterebbe un franco su di lui per ostacolare Agassi e Sampras, forti delle loro belle piazze in classifica, numero 3 e 6 rispettivamente. Ma Noah gioca d’azzardo e l’idea, apparentemente malsana, si rivelerà vincente.

Il Palais des Sport de Gerland, a Lione, è l’impianto scelto per la tre giorni che assegna l’insalatiera d’argento. Si gioca su tappeto sintetico indoor, che è superficie che i tricolori prediligono per il loro gioco veloce e che non penalizza la propensione all’attacco di Sampras. Forget, numero 7 del mondo, ha l’onore e l’onere di scendere per primo in campo, al cospetto di Agassi, e per un set, il primo, è lui a menare le danze, per imporsi 9-7 al tie-break dopo oltre 75 minuti di battaglia cruenta. Ma la pressione è tanta, così come lo spirito di rivalsa del “kid” di Las Vegas che aggredisce il servizio del rivale, mette i piedi in campo e traccia un 6-2 6-1 6-2 che mortifica il francese e assegna il primo punto agli Stati Uniti. Buonanotte suonatori, si mormora in tribuna… e Leconte affila le armi con la consapevolezza che se fallisce sarà la fine. Sua e della Francia.

Ma Henri ha tenuto in serbo per l’occasione della vita quell’ispirazione che ne fanno il braccio mancino più geniale del tennis, pari quasi a quello di McEnroe, sempre attivo ma tenuto in patria e inabile a ripetere dunque l’exploit di Grenoble del 1982. Leconte non lascia vie d’uscita a Sampras, esordiente in Coppa Davis, che subisce le vibrazioni emotive del pubblico, indietreggia sul cannoneggiamento di servizio e in risposta dell’avversario, scopre incertezze agonistiche ancora lungi dal farne il più forte giocatore del mondo. Leconte non conosce sbavature e il punteggio di 6-4 7-5 6-4, ineccepibile, rimette in corsa la Francia.

Al sabato il doppio è la chiave di volta del confronto. Due specialisti dell’esercizio, Flach e Seguso, contro due singolaristi d’eccezione, Forget e Leconte, che in coppia hanno ruolino di marcia immacolato. E tale rimane, perché Seguso non ne azzecca una, Flach da solo non ce la può fare, e i due transalpini viaggiano col vento in poppa, vincendo e convincendo in quattro set, 6-1 6-4 4-6 6-2.

Manca una vittoria, solo una, ma potrebbe essere anche troppo, per Forget che affronta Sampras con l’obbligo di dimenticare la scappola del venerdì e assurgere al rango di eroe nazionale. Ma Pete ha pressione pari, se non di più, ha perso proprio con Guy qualche settimana addietro la finale di Bercy e il primo parziale che sfuma 8-6 al tie-break dopo aver avuto il set-point a favore suona di condanna per l’americano. Che si mette in saccoccia, è vero, il secondo set, 6-3, ma ancora una volta è travolto dalla passione nazionalista del pubblico bleu-blanc-rouge che prende Forget sotto braccio, lo sorregge nei momenti decisivi del match, lo lancia verso il successo e lo accoglie tra i grandi della racchetta quando l’ultimo punto, un dritto a campo aperto, regala alla Francia la prima Coppa Davis dai tempi dei moschettieri.

Ci sono voluti 59 anni d’attesa ma infine la Francia torna sul tetto del mondo. La grandeur è salva.

di Nicola Pucci per il blog Sport Historia

1 commenti

1 commenti

Inserisci qui il tuo commento

  1. Bruno Brentegani - 11 mesi fa

    leconte <3

    Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy