Crime Circus: e se i tennisti fossero serial killer? (volume 1)

Crime Circus: e se i tennisti fossero serial killer? (volume 1)

Qual è la discriminante per stabilire se un giocatore può davvero aspirare all’Olimpo del tennis? Non è il talento, virtù preziosa quanto effimera, se dispensata senza criterio. Non è la tenacia, spesso equivocata con la perseveranza nel ripetere gli stessi errori all’infinito. Non è nemmeno la fortuna, indispensabile ma non bastevole, se non supportata da fondamenta resistenti al fato avverso. Ciò che determina realmente le fortune di un tennista è la capacità di prevaricare l’avversario quando questi palesa la propria fragilità, fiutandone le debolezze, acuendone le difficoltà e assasinandone le velleità al momento giusto. In due parole il “Killer Instinct”.
Questa particolare caratteristica contribuisce a creare, seppur in maniera ipotetica, un insospettabile legame con i Serial Killer. Con le dovute differenze, anche gli assassini seriali, nell’esercizio della loro aberrante “professione”, concretizzano i loro sordidi scopi solo una volta evinta la completa vulnerabilità della vittima prescelta. Partendo da questo assunto abbiamo deciso, nel parziale possesso delle nostre già modeste facoltà mentali, di accentuare questo parallelismo tra tennisti e serial killer. Ci siamo accollati l’infausto compito di associare alcuni mostri sacri della racchetta ad altri mostri sacri della truculenza, sperando di non far torto a nessuna delle due categorie.
Consapevoli di esporci ad una sassaiola annunciata, facciamo appello alla vostra brillantezza mentale. In fondo, come diceva Aristofane, sono tutte cazzate.

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Kei Nishikori – Tsutomu Miyazaki
La matrice nipponica fa da collante a due soggetti solo all’apparenza incomparabili. Miyazaki si distinse nel corso della propria carriera omicida per due caratteristiche principali: la metodicità e la cagionevolezza.
Il sanguinario assassino preparava meticolosamente le proprie uccisioni, pianificandone ogni singola azione, riducendo così al minimo la possibilità di eventuali imprevisti sulla scena del crimine.
Kei Nishikori, nel suo contesto lavorativo, si è sempre distinto per l’encomiabile zelo con cui si prepara agli appuntamenti più importanti della stagione.

La pianificazione e la meticolosità, come nel caso di Miyazaki, sono due dei segreti principali del successo di Kei. Il secondo punto di contatto tra i due inerisce alla delicatezza dei rispettivi apparati scheletrici. Nel caso di Nishikori i ripetuti acciacchi stanno inficiando la definitiva consacrazione del campioncino giapponese. Nel caso di Miyazaki le reiterate slogature del polso, frutto di una rivedibile impugnatura del collo delle proprie vittime, ne hanno frenato l’ascesa nel mondo della criminalità.

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Novak Djokovic – John Wayne Gacy
Difficile trovare due soggetti più idonei a questo tipo di associazione. Le affinità tra il monello serbo e il mascalzone americano sono molteplici. In primo luogo il giocoso soprannome : Nole è ormai unanimamente conosciuto con il nomignolo di “Djoker“, in onore del giullaresco antagonista di Batman. Gacy invece si è guadagnato, grazie alla saltuaria opera di intrattenitore nelle feste per bambini, l’appellativo di  “pagliaccio assassino”.

L’escursus professionale del serial killer statunitense evoca sinistramente il modus operandi del numero 1 del mondo. Gacy si guadagnava la fiducia delle proprie vittime, generalmente giovani ragazzi, sfoderando simpatia e gentilezza. Una volta blandite le inconsapevoli prede provvedeva alla loro eliminazione. mediante torture di indicibile efferatezza. Djokovic ha mutuato pedissequamente l’infame metodologia di Gacy, al fine di perpetrare i propri disegni criminosi nei confronti della categoria verso cui nutre maggior acrimonia: i raccattapalle.

Il serbo si è più volte macchiato del reato di genocidio di ball boys. Come nel caso del collega americano anche Nole, prima di sferrare l’attacco letale, fa in mondo di accattivarsi le simpatie dei ragazzini che gli porgono le palline. Siamo abituati a vederlo socializzare con raccattapalle di tutte le età durante i giorni che precedono un torneo dello Slam. Ci gioca, ci scherza, ci ride. Appena questi abbassano la guardia, convinti di trovarsi di fronte ad una specie di fratello maggiore,questi vengono brutalmente sbranati dall’iracondo serbo.
Al momento non è possibile stimare chi abbia mietuto più vittime tra i due. Di certo Novak sta preparando il sorpasso.
Ultima e decisiva analogia: nessuno dei due ha mai vinto il Roland Garros.

 murrRussia - Serial killer Alexander Pichushkin trial

Andy Murray – Alexander Pichushkin
In questo caso ci troviamo di fronte ad una vera e propria sovrapponibilità tra i rispettivi profili criminali.
Pichushkin, per il compimento delle proprie carneficine, adottava un unico ed infallibile stratagemma. Egli era solito frequentare il parco di Biza, luogo di ritrovo di numerosi anziani nella periferia moscovita. Una volta accertatosi di aver adocchiato il vecchietto giusto simulava un pianto straziante, in grado di richiamare l’attenzione della vittima designata. Ottenuta l’attenzione del pensionato Kukushkin faceva leva sul sentimentalismo più bieco, confessando la morte del proprio amato cagnolino. L’attempato ascoltare a quel punto era completamente in pugno del Pichushkin.

L’assassino russo proponeva al vecchio di bere la bottiglia di vodka che aveva con se, alla memoria del quadrupede estinto. Fatto ubriacare lo sventurato l’omicida provvedeva all’assassinio, brandendo la bottiglia priva del suo contenuto originario. Modificando qualche dettaglio sembra il resoconto di un qualsiasi medical time out di Andy Murray.

nadstano

Rafael Nadal – Gerald Stano
Avete presente il grottesco repertorio di tic e compulsioni del maiorchino? Le bottigliette d’acqua posizionate sempre a 47° longitudine est e 78° latitudine nord, la corsetta da invasato dopo il sorteggio iniziale, il macabro tragitto che fa compiere alla propria mano (capelli, chiappe e naso) prima di ogni servizio.
Finalmente siamo risaliti all’ispiratore di questo campionario di assurdità.

Gerald Stano è balzato agli onori della cronaca nera non tanto per la propria operosità omicida,  bensì per lo scrupolo con cui posizionava le vittime subito dopo l’assassinio. Il killer americano sistemava il cadavere delle vittime seguendo un preciso ordine: le braccia stese lungo i fianchi, la testa inclinata leggermente a destra, le gambe accavallate, i piedi posti in direzioni divergenti e i talloni mai a contatto con il pavimento. Una volta ultimato il laborioso posizionamento Stano, in segno di deplorevole esultanza, si lasciava andare ad un vigoroso “Vamos”.

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