Agam Bernardini: come vincere a tennis senza smettere di divertirsi (parte 3/3)

Agam Bernardini: come vincere a tennis senza smettere di divertirsi (parte 3/3)

Agam Romano Bernardini è autore di”Lo Zen e l’arte di giocare a tennis” un libro che racconta come sia possibile giocare a tennis senza lasciarsi sopraffare dalla forza della mente. Agli amici di Tennis Circus ha regalato una lunga chiacchierata in cui ha raccontato il suo tennis, le sue esperienze, lo Zen

di Fabrizio Messina

IL POTERE DELLA MENTE. Quali sono i modi migliori per allenare la mente?

“Il modo migliore per allenare la mente, è fare in modo che siamo noi a decidere quando e come usarla e quando no. Come tutti voi sapete, la nostra mente non si ferma mai, di giorno e di notte; come può essere veramente efficiente? Anche la mente ha bisogno di riposo, ma siccome ha preso il potere e domina ogni momento della nostra vita, non può mai rilassarsi, per non perdere il controllo.

E’ come se la nostra gamba sinistra decidesse su tutta la nostra vita. Non è quella la sua funzione; la funzione della mente è quella di risolvere problemi pratici, di aiutarci quando lavoriamo o dobbiamo organizzare un viaggio ecc. ecc. Ma quando giochiamo a tennis, in amore, quando vogliamo riposarci e stare tranquilli, naturalmente la mente dovrebbe riposarsi anche lei e tornare ancora più efficiente e preziosa quando ne avremo bisogno. Lo Zen è un metodo scientifico per rimettere la mente al suo posto naturale, in modo che siamo noi a decidere quando usarla e quando no. Questo significa allenare la mente.”

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VINCERE DIVERTENDOCI. Qualche giorno fa, in occasione della Hopman Cup due raggianti e divertiti Roger Federer e Serena Williams hanno scattato un selfie che ha fatto il giro del mondo collezionando “likes” ed approvazioni da parti di giornalisti, appassionati e non addetti ai lavori. Roger e Serena alla incredibile età (per il mondo del tennis professionistico) di 37 anni continuano a rappresentare un modello per il mondo del tennis, vincendo e dettando ancora la loro legge. Sempre in occasione della Hopman Cup, Roger, ha rifilato un velocissimo 6/4 6/2 ad uno dei predestinati del tennis mondiale, il tedesco #nextgen (ancora per poco) Alexander Zverev che qualche ora prima si era premurato di dichiarare che lui sarà il prossimo numero uno del tennis mondiale. La cosa che colpisce di più non è tanto il risultato ma quanto il fatto che Roger , in campo, nonostante gli anni, gli inevitabili acciacchi e gli innumerevoli record raggiunti che gia gli garantiscono abbandonatemente un posto eterno nella storia si questo sport, sembra  ancora divertirsi come un ragazzino. 

Sapersi divertire giocando a tennis è uno dei temi centrali del tuo libro, puoi spiegarcelo meglio?

“L’esempio di Federer e Serena, che si sono divertiti da matti a giocare insieme, è perfetto per spiegare perché, nel mio libro, metto tanta enfasi sul giocare per divertirsi e non per vincere. Per prima cosa, se giochiamo solo per vincere, alla fine di ogni torneo ci saranno 119 giocatori infelici e solo uno felice. Non è una visione della vita molto “economica”. E quel giocatore felice può perdere il giorno dopo e diventare anche lui parte della lista degli infelici. Inoltre, pensare solo a vincere, ci rende molto tesi e soprattutto ci impedisce di essere totalmente presenti nel momento, perché siamo focalizzati su un risultato futuro, che oltretutto non dipende esclusivamente da noi, ma da tanti fattori esterni su cui non abbiamo assolutamente nessun controllo. Se invece giochiamo per divertirci, siamo rilassati e sereni, possiamo mettere tutta la nostra attenzione su ogni singolo colpo e fare il meglio possibile in quella data circostanza. Ma, soprattutto, se giochiamo per divertirci, la cosa più importante diventa giocare bene, fare colpi il più spettacolari possibile e questa è una cosa che dipende solo da noi. Quello che suggerisco ai miei allievi è di non pensare a vincere contro l’avversario esterno, ma di vincere il confronto più importante: quello con noi stessi: siamo stati sempre attenti e presenti? Abbiamo fatto l’esercizio di attenzione con tutte le nostre energie? Allora possiamo “vincere” tutte le partite che facciamo, se usciamo dal campo soddisfatti, contenti del nostro gioco e soprattutto ci siamo divertiti. Ci saranno sempre giocatori più forti o più in forma di noi, ma nessuno può impedirci di dare il meglio di noi stessi e di uscire dal campo felici e contenti e vi sorprenderete anche a vincere molte più partite di prima!!!!!!!”

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GIOVANI CAMPIONCINI. Si è concluso domenica il Lemon Bowl una manifestazione di carattere internazionale che dal 1985 coinvolge i giovani tennisti under 14. Come pensi sia gestito l’aspetto mentale dai coach e dai genitori che seguono questi giovani talenti spesso sottoposti a pressioni ed aspettative anche troppo elevate per la loro giovane età?

“Debbo dire che non seguo molto il tennis giovanile, ma quello che sento dire da molti addetti ai lavori, è che quelli che avrebbero bisogno di aiuto psicologico, spesso, sono soprattutto i genitori, che stressano i giovani giocatori con le loro aspettative e i loro sogni di gloria e di ricchezza. Detto questo, penso che sarebbe utilissimo iniziare tutti i giovani che si avvicinano al tennis ad avere un approccio rilassato e a pensare a divertirsi e a fare uno sport che li può aiutare molto nella vita di tutti i giorni. Soprattutto, sarebbe molto importante fargli fare regolarmente gli esercizi sull’attenzione, che non è di sicuro uno dei punti di forza dei giovani e aiutarli a saper gestire tutte le difficoltà che inevitabilmente dovranno affrontare quando inizieranno con il tennis agonistico.”

A quando un seguito allo Zen e l’arte di giocare  a tennis?

“Molte volte mi hanno fatto questa domanda, ma debbo dire che ogni volta che ci penso o che rileggo il mio libro, mi accorgo che c’è già tutto; potrei raccontare qualche nuova storia tratta dalle lezioni di “Zennis” che ancora faccio con grande piacere; potrei aggiungere un paio di esercizi che mi sono inventato in questi anni o che qualche allievo mi ha suggerito, ma in sostanza nel libro c’è già tutto; basta mettere in pratica le tecniche che descrivo. E poi scrivere un libro è una gran fatica!!!

NOVAK. La stagione è appena iniziata. Si sono conclusi i primi tornei. Sono stati emessi i primi verdetti. A giorni, i più temerari di noi staranno svegli per seguire in diretta il primo slam dell’anno. Il numero uno del mondo Novak Djokoivc è tra i più accreditati al successo finale. Nole, nonostante abbia un team abbastanza allargato e non lesini risorse per la cura della parte mentale del suo tennis spaziando dal reiki, allo yoga, ai guru degli abbracci, perde spesso le staffe così, come accaduto due giorni fa nel corso dell’ATP di Doha (quando nel match perso contro lo spagnolo Roberto Bautista Augut, poi vincitore del torneo, ha letteralmente distrutto la sua racchetta) e, nonostante gli innumerevoli i successi e i  simpatici siparietti cui non perde, mai, occasione di dare vita imitando i colleghi o  le colleghe o “scherzando” con i ball boys, non riesce a risultare del tutto simpatico al pubblico. Credi che nonostante tutto l’aspetto mentale venga ancora sottovalutato?

“Non so cosa sia successo a Djokovic quando ha spaccato la racchetta, ma sicuramente lui entra in campo solo per vincere e la tensione è molto evidente nel suo linguaggio del corpo; basta guardare i suoi occhi, che sembrano davvero spiritati. Certo lui è molto bravo a gestire la tensione e fa molte cose che lo aiutano, ma il concetto rimane sempre quello: bisogna vincere a tutti i costi e quando non ci si riesce, ci si arrabbia.”

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“Mi chiedi quanta importanza viene data all’aspetto psicologico e mentale del tennis; vi racconterò un fatto veramente accaduto. Proprio per dare una risposta a questo quesito, i migliori e più conosciuti coaches italiani, hanno intervistato i primi 50 giocatori del mondo e gli hanno chiesto casa pensavano che fosse la cosa più importante nel tennis; all’unanimità hanno risposto che la parte mentale conta per il 75% per cento; il restante 25% per cento è diviso fra preparazione atletica e tecnica. Quando poi gli hanno chiesto come si allenano, hanno risposto: preparazione atletica e tecnica! E’ vero che oggi si parla molto della preparazione mentale e psicologica, ma credo che si debba fare ancora molto in questo campo. Lo vedo chiaramente con i miei allievi, che sono molto attratti dal mio metodo, ma poi fanno molta fatica a seguirmi. Ancora non è entrato a far parte della nostra consapevolezza il fatto che così tanto dipende dalla nostra attitudine mentale e dal nostro stato emozionale. Inoltre, gli esseri umani in generale, hanno molta difficoltà a cambiare e ad accettare le novità, ma siamo sulla strada giusta e sempre più attenzione e energia verrà data alla preparazione mentale e psicologica. O almeno così mi auguro.”

BELA

PADEL. E’ lo sport più in crescita del momento. In Spagna, patria di Nadal, si vendono più pale da padel che racchette da tennis. In Argentina sono oltre 6.000.000 di tesserati. Ha conquistato tutti: dallo sportivo professionista che vuole divertirsi, a quello in pensione che vuole tenersi allenato. Facile, immediato, divertente. In Italia sta dilagando: tra i ragazzi, tra le signore, tra gi irriducibili del calcetto ed anche tra i bimbi.  So che te lo hanno proposto e non sei riuscito per un contrattempo. Quando il tuo debutto in un campo da padel ?!

“Ultimamente, sento sempre più persone parlare del padel, ma mi sono sempre detto che forse è un po’ tardi per iniziare un nuovo sport, anche se molto simile al tennis; poi, parlando con un mio allievo, che mi ha detto che nel padel si usa molto lo slice, ho pensato che forse potrei provare; ero molto famoso per il mio rovescio in back, che usavo soprattutto per scendere a rete e così spero che molto presto mi vedrete su un campo di padel a divertirmi e a giocare per il puro gusto di fare dei bei colpi e ridere e scherzare con i miei compagni”

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