Da Sassari a Turku in compagnia di Ville Liukko

Da Sassari a Turku in compagnia di Ville Liukko

Sono passati più di quindici anni da quando il destino fece incrociare Italia e Finlandia in Coppa Davis. Ville Liukko, che di quel week-end fu grande protagonista, ci parla oggi della sua carriera e di vecchi ricordi.

Nel 1999 a Sassari, sotto i trentaquattro gradi del sole sardo, il capitano Olli Rahnasto ed i suoi tre leoni provarono a regalare ad una nazione, la Finlandia, la gloria del World Group. Un sogno, che finì sul più bello, al match decisivo. Forse soltanto qualcuno si ricorderà di quel week-end. Erano tempi in cui l’Italia non se la passava di certo bene. C’era lo spauracchio della serie B ed un clima non sereno in Federazione, con giocatori che ancora sputavano sentenze al veleno contro l‘ex CT Adriano Panatta. Se dunque alla fine fu considerato quasi umiliante vincere in maniera risicata, 3-2 al quinto set dell’ultima partita contro i modesti finnici, osservare la situazione dall’altra faccia della medaglia, può regalare una visione ben diversa. Quella di un’impresa svanita sul più bello, proprio quando mancava un ultimo, piccolo passo. Dunque chi meglio di Ville Liukko può ricordarsi di quell’afoso fine settimana? Dopo aver sconfitto Sanguinetti ed aver vinto a sorpresa il doppio in coppia con Ketola contro Gaudenzi/Nargiso, il nativo di Turku era stato ad un soffio dalla vittoria, nella partita più importante della sua intera carriera, contro lo stesso Andrea Gaudenzi.

Best ranking di numero 117, nonostante una carriera sfortunata, Ville ha sempre mostrato doti da guerriero e le sue (vere) potenzialità in Coppa Davis. Più di quindici anni dopo, i ricordi sono ancora vividi nella sua mente.

Mi sembra quasi inevitabile partire da quel week-end a Sassari. Quali sono i tuoi ricordi di quei giorni?

Ho soltanto bei ricordi. Forse mi amareggio un po’ soltanto se penso a quanto siamo stati vicini a raggiungere quell’anno il World Group. Ho passato dei bellissimi momenti con tutto il team e personalmente è stato davvero fantastico avere mia madre sugli spalti. Io e le mie sorelle le regalammo un fine settimana in Italia per il suo cinquantesimo compleanno.

Già prima dell’incontro in Davis avevi avuto un ottimo score contro tennisti italiani. Avevi infatti sconfitto tre volte Diego Nargiso. Dopo 3’32 si arrese a te anche Sanguinetti. Il CT Bertolucci ebbe a dire: “Alla maratona, con Liukko, possono andare pochi giocatori.” Ritrovi te stesso in questa definizione di “maratoneta”?

Arrivai in quel momento della stagione in una forma fisica perfetta. Avevo lavorato duro già a partire dagli anni precedenti e mi sentivo davvero bene dal punto di vista atletico. Sì è vero, avevo ottenuto alcune vittorie su tennisti italiani, ma in quel momento non ci pensavo. Questa citazione del coach è la prima volta che la sento. Onestamente io mi sentivo in grado di continuare a giocare fino all’infinito!

Raccontaci qualcosa riguardo al tuo stile di gioco.

Il mio stile di gioco è cambiato con il passaggio dagli Juniores al tennis professionistico. Sono nato come serve&volleyer puro, nonostante i miei 173 cm di altezza. Quando però cominciai a giocare i primi tornei da pro, capii che qualcosa andava cambiato. Divenni un ribattitore da fondo, ma il gioco aggressivo che avevo da ragazzino mi ha aiutato molto, soprattutto nel gioco di rete.

Il match con Gaudenzi fu incerto e combattuto. Hai avuto un break di vantaggio e svariate palle break per salire 3-0 nel quinto. Una deviazione del nastro ed una palla uscita di poco cambiarono il match e Andrea poté salvare l’onore dell’Italia. Ci pensi ogni tanto a quella partita?

Oh, quel match con Gaudenzi mi viene in mente quasi ogni momento. Non è che ci perdo il sonno la notte, però la considero una sconfitta amara. Dall’altra parte sono consapevole che non avrei potuto giocare meglio quel giorno. E quelle palle break le giocai a viso aperto, senza paura. Quindi non ho rimpianti. E’ stato lui in ogni caso ad essere il più forte in campo alla fine.

In Davis hai sempre dato il massimo ed espresso grandi doti di lottatore. Ed il tuo destino si incrociò ancora con l’Italia. Ricordi di quel match con il compianto Federico Luzzi nel 2001, finito 14-12 al quinto?

Quella partita fu davvero emozionante! Nonostante avessi già da qualche tempo seri problemi alla spalla, in quel match diedi davvero tutto me stesso. Credo di aver avuto anche due match-point, ma Federico servì davvero bene e alla fine meritò il successo. Fui molto triste nel venire a conoscenza della sua prematura scomparsa, eravamo amici. Abbiamo condiviso un paio di volte la stanza in hotel e spesso ci allenavamo insieme durante i tornei. Era un ragazzo simpatico e soprattutto umile.

Oltre la Davis, qual è il successo o la soddisfazione più importante della tua carriera?

Una delle esperienze più belle è stata senz’altro giocare il main draw di un torneo del Grande Slam, agli US Open. Ricordo anche con gioia la vittoria del Challenger di San Diego. Oltre a questo non ho vinto molto altro. Le migliori soddisfazioni le ho avute, in ogni caso, in Coppa Davis.

Com’è stato crescere tennisticamente in un paese allora quasi estraneo alla gloria nel mondo del tennis come la Finlandia?

In realtà ricordo che ,quando muovevo i primi passi, avevamo qualche giocatore tra i primi 60 nella classifica ATP. Per me tutti gli sport erano divertenti, poi quasi per caso ho scoperto il tennis, e mi è piaciuto molto. Anche se non pensavo di diventare un tennista professionista! Non so se i miei genitori hanno compiuto delle scelte giuste quando ero bambino, ma non posso pensarci adesso. E’ passato così tanto tempo!

Cosa pensi della situazione tennistica finlandese oggi, dopo il ritiro di Jarkko Nieminen lo scorso anno? Hai fiducia nel movimento giovanile?

Potremmo parlare per ore del futuro del tennis finlandese. Attualmente non abbiamo nessun’altro tennista professionista di primo piano, ad esclusione di Henri Kontinen nel doppio. Credo, ed ho visto con i miei stessi occhi, che qui in Finlandia ci sono alcuni ragazzi di talento, per di più ancora giovani. Il più grande problema qui è il non avere a disposizione un sistema capace di far crescere i ragazzi ed accompagnarli fino al professionismo. Molte lodi sono state fatte ai nostri giocatori Juniores. Questo è un inizio, ma penso che bisogni maggiormente concentrarsi sullo sviluppo dei giocatori verso il professionismo. E’ un po’ triste che la maggior parte degli ex-giocatori non sia coinvolta in questo sviluppo, che è invece affidato a persone che non hanno mai giocato a livello agonistico. Ci sono anche buoni allenatori, ma alla maggior parte manca l’esperienza diretta, che, a mio parere, è molto importante, se non fondamentale.

Oggi qual è il rapporto di Ville Liukko con il tennis?

Oggi il mio rapporto con il tennis è legato perlopiù a mio figlio. Cerco di supportarlo ed accompagnarlo ai tornei. Lascio che sia la sua passione ed il suo hobby e provo ad essere più padre che coach. Ed ammetto che è davvero difficile!

Ville è così, vivace ed arguto, proprio com’era in campo. Appena tornerò in Finlandia, se ne avrò la possibilità, lo sfiderò in quel di Turku. E vi farò sapere se è ancora quel lottatore che sedici anni fa fece tremare l’Italia.

 

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