Il ricordo della favola di Jakob Mueller

Il ricordo della favola di Jakob Mueller

Dopo circa un anno trascorso dall’incontro con Roger Federer, il giovane Jakob Mueller ritorna su quell’episodio, raccontando le difficoltà nell’affrontare la malattia e le successive emozioni nel poter osservare da vicino il suo idolo.

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Poco più di due anni fa, Jakob Mueller si trovava ad attraversare il periodo più intenso della sua giovane vita: dalla lotta contro il cancro, vinta da vero guerriero, all’emozionante incontro con il suo idolo Roger Federer a fine 2015. In questi duri momenti, la figura dello svizzero e la passione per il tennis hanno rappresentato due componenti importanti per il ragazzo nella gestione delle fasi più critiche della malattia.

LA STORIA – All’età di dieci anni, Jakob si trova per caso ad assistere in televisione al torneo di Wimbledon 2012. Si appassiona così tanto da guardare l’evento fino al suo termine, in cui è Roger Federer a trionfare in finale dopo aver sconfitto Novak Djokovic nel match precedente. Ed è proprio qui che si consolida l’amore per il tennis ed in particolare per lo svizzero, che diventa il suo idolo indiscusso. Così, decide di iniziare a prendere lezioni di tennis nella cittadina americana di Little Rock; tuttavia, dopo poco tempo, irrompe nella sua vita una tremenda malattia: il cancro.

L’INTERVISTA – La sorte vuole però che la malattia sia curabile. “All’inizio ho pensato che sarei morto, ma i miei genitori mi hanno aiutato a capire che il male era curabile. Dopo di che ho avuto un atteggiamento positivo. Non ho affrontato la vita in modo diverso”. La famiglia ha quindi rivestito un ruolo fondamentale nella lotta intrapresa da questo ragazzo. Oltre a ciò, Jakob è riuscito a distogliere l’attenzione dal suo problema guardando molti video di match di tennis del passato; assorbito così tanto dalle gesta dei giocatori, è riuscito ad affrontare la situazione in modo molto più disteso. Dopo qualche mese, la lieta novella: il cancro è debellato. E il bello deve ancora venire. Perché la fondazione “Make-A-Wish”, che supporta i giovani alle prese con tale malattia, gli permette di coronare il sogno di sempre: incontrare il suo idolo Roger Federer, nientemeno che allo US Open. “I 20 minuti trascorsi con Federer sono quelli che non dimenticherò mai. Avevo la bocca spalancata, ero in soggezione; mi è piaciuto molto il fatto che abbia dato risposte davvero ragionate alle nostre domande. Si potrebbe dire che non voleva lasciarci. Voleva rimanere e passare il tempo con noi“. Parole appassionate a descrizione di un momento indimenticabile, vissuto anche dal padre, fortemente commosso visto il trascorso difficile del figlio.

LA SITUAZIONE ATTUALE – Jakob è tornato a compiere normalmente le sue attività quotidiane, dallo studio allo sport, ribadendo l’importanza del tennis in quella fase (“Credo che il tennis mi abbia aiutato a lasciarmi alle spalle i problemi di salute ma la cosa principale era tornare ad essere considerato un normale adolescente anche in campo”). Ammirevole poi l’enorme forza di volontà, tenuto conto anche della giovane età: “Il cancro sicuramente non ha modificato la persona che ero”.

Una vicenda decisamente toccante, che focalizza l’attenzione sull’importanza della volontà e della positività nella gestione delle fasi più complesse della propria vita. E soprattutto, per quel che ci riguarda, evince un dato spesso sottovalutato: il tennis, come lo sport in generale, non può essere considerato alla stregua di una semplice manifestazione a cui assistere; la portata sociologica di tale fenomeno è immensa e ne mette in risalto sempre di più la componente emotiva, vero motore trainante di ogni evento sportivo.

 

 

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