Intervista esclusiva a Stefano Benzi, direttore Eurosport Italia – Tennis Circus

Intervista esclusiva a Stefano Benzi, direttore Eurosport Italia – Tennis Circus

Il Direttore di Eurosport, Stefano Benzi, ci parla del 2016 del tennis mondiale e non solo…

La Redazione di Tennis Circus ha intervistato, in esclusiva, il direttore di ‘Eurosport Italia’, Stefano Benzi, per fare un resoconto sull’ultima stagione. Per chi non lo conoscesse, Stefano ha condotto il programma ‘WWE News’ per l’emittente tv ‘Sportitalia’ dal 2004 al 2009.

Chiuso il 2015, il 2016 sarà un anno ancora più ricco di tennis sui canali Eurosport…

“Diciamo che non cambiamo quello che è stato un 2015 straordinario con la presenza di Adriano Panatta che con noi festeggerà i suoi 40 anni dalla vittoria a Parigi, ascolti in netta crescita, la collaborazione con il gruppo Discovery che ci ha acquisito consentendoci di proporre gratis e a un pubblico enorme (un record assoluto per noi), la finale femminile US Open. Sono conscio di lavorare per una tv pay ma sono convinto che l’accesso allo sport debba essere gratuito e quanto più di massa possibile. Soprattutto su eventi importanti, se non irripetibili come la finale di Flushing Meadows. Conosco il mondo in cui vivo. E non è un mistero che non lo ami e nemmeno lo apprezzi: spesso non lo rispetto nemmeno e mi diverto molto a prenderlo in giro. Ma so che il business dello sport e quello dell’editoria hanno le loro regole. Il buon senso e la giusta via di mezzo mi sembra che siano del tutto messe da parte. Quel match di New York, quella finale regalata al pubblico del sabato sera, è stato un segnale molto forte. Qualcosa di cui vado estremamente orgoglioso. Nel 2016 continueremo su questa strada. Cercheremo di lavorare ancora di più sugli approfondimenti, sto preparando qualche altro petardo ripetendo alla mia squadra di commentatori che non sono fenomeni e che non lavorano per una rete di marziani che gratta denaro dal cielo. Piedi piantati a terra, occhio ai conti e molta attenzione. Chi ha smanie da protagonista assoluto o pensa di essere un fuoriclasse con me dura pochissimo: di lo consiglio di cercare nell’ampio spazio esterno dell’editoria – ma questo non riguarda solo il tennis ma qualsiasi contenuto che gestiamo – lo spazio che merita e che evidentemente noi non siamo così intelligenti o evoluti da poter garantire. Raramente ci riescono”.

Quest’anno è stato l’anno magico di Novak Djokovic. Gli manca solo il Roland Garros per entrare definitivamente tra i più grandi?

Sì. Non ci sono risposte diverse possibili da queste perché è all’apice da un punto di vista di personalità, colpi, esperienza e vittorie. Le caselle sono tutte piene di numeretti e manca solo quello. Che facciamo, lasciamo vuota la casella? Vorrebbe dire restare tra i più grandi giocatori di tutti i tempi ma con un considerevole handicap e un rimpianto incolmabile“.

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Credi che ormai, a trentaquattro anni, Roger Federer non abbia più niente di meglio da offrire?

Le parole Federer e ‘niente’ secondo me sono un contrasto inaccettabile. Roger avrà sempre qualcosa da offrire. Bisogna essere onesti con lui come lui lo è con la sua età, con una dose di appagamento comprensibile e con tutto quello che ha fatto in passato. Magari di tanto in tanto, magari non sempre, magari in uno slam su quattro, magari quando meno te lo aspetti. Ma Roger avrà sempre spazio per dare show perché sa regalare numeri che altri non hanno e ha un polso che è un capolavoro della natura e della genetica“.

 Ti aspetti il ritorno da protagonista di Rafa Nadal nel 2016?

 “Sì, perché la legge dei grandi numeri lo dice e perché l’ho trovato molto sereno e determinato nella sua ultima conferenza stampa ufficiale e anche piuttosto fiducioso sullo scheduling di allenamenti che con suo zio e Roig ha approntato. Le condizioni fisiche diranno il resto. Penso che l’acqua calda sia stata scoperta da un pezzo e che dire che Rafa dipende all’85% dalle sue condizioni fisiche e dall’esplosività delle sue reazioni sul campo sia anche troppo banale. Se devo azzardare mi aspetto Rafa vincente in almeno uno Slam, Parigi più probabilmente e il duello con Djoko sarebbe interessante. Più chance comunque che vinca uno Slam lui piuttosto che Federer“.

Serena Williams domina la scena ormai da diversi anni. Intravedi qualche nuova leva che potrebbe insidiarla?

Mi ricorda la regina Elisabetta. In teoria di eredi ce ne sarebbero a nastri, ma sul più bello pare manchino il salto di qualità vero. E lei sta sul trono da dieci anni, inattaccabile. Il mancato Slam di quest’anno è stato un harakiri che secondo me la incattiverà ancora di più. Dietro vedo un mare magnum di giocatrici emergenti, o emerse da un pezzo che lottano disperatamente per un momento di gloria. Ma non vedo nulla che davvero mi abbia conquistato. Quella di Serena è una tirannia destinata a durare e a cadere solo nei suoi rari momenti di crisi: tant’è che il tennis femminile, che Eurosport ha offerto in esclusiva con la WTA per anni, molti anni, si è fatto meno interessante del solito. Forse proprio per questo. Gli ascolti scendevano invece che aumentare: perché li portano i duelli, non i domini. Tra le nuove leve mi piacciono Madison Keys, Sloane Stephens e Taylor Townsend: tre che, guarda caso, sono nate nel mito di Serena“.

In campo femminile come hai giudicato il ritiro di Flavia Pennetta?

Mah… Quando lo ha annunciato in diretta io e il collega che commentava con me siamo rimasti senza parole. D’accordo che ti ritiri quando sei al top, e Flavia ha sicuramente spento quando tutti i riflettori erano su di lei. Sono rimasto sorpreso, colpito soprattutto dalla sua convinzione: era una cosa che aveva in testa e la doveva dire sia che avesse vinto o che avesse perso. Mi spiace: poteva andare avanti per almeno un altro anno portano magari qualche vantaggio alla causa del tennis femminile giovanile italiano che ha un disperato bisogno di esempi. E avrebbe avuto buona stampa per altri dodici mesi. Ma ragiono male con il mio cervello, figurati con quello di un altro: soprattutto se è di una donna. Capisco Flavia: a un certo punto subentrano priorità, progetti di vita e sogni che mettono tutto in secondo piano. E poi sono dell’idea che ognuno abbia il sacrosanto diritto di dire ‘basta’ quando vuole. Non ci sono sponsor o pubblico, tv o giornalisti che tengano. Sei te a decidere con poche persone che possono consigliarti e non devono convincerti. Le auguro il meglio. Di sicuro ci ha fatto vivere un momento che forse non avremo più l’occasione di vedere. Di sicuro ha dato la sua notizia più importante “chiudo” quando tutti aspettavano il solito panegirico di “thanks to” allungando anche il protocollo. Perché si era alla fine e lei ha rivoluto il microfono per dire che lasciava. Più convinta di così…”.

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Diverse tenniste, ultimamente, si sono lamentate che si gioca troppo. Hanno ragione?

Io conosco molte persone che non lavorano affatto e si lamentano di più. Gli sportivi piangina non mi sono mai piaciuti. Hanno scelto un mestiere, sono dei privilegiati, sono dei simboli. Non hanno la pistola alla tempia e possono decidere come qualsiasi libero professionista se, dove, come e quanto giocare. Il sistema sportivo americano ha rivoluzionato tutto: partite di NBA, NHL, MLB, eventi di WWE, golf o altro sempre e comunque in ogni periodo dell’anno e ogni giorno. Così è se vi pare. Il pubblico paga, a volte troppo e a volte in modo vergognosamente ingiusto per non dire quasi truffaldino, uno show, che è 24/7 per trecentosessantacinque giorni all’anno. Chi guarda, e non è d’accordo, può disdire l’abbonamento e leggere un libro; cosa che farebbe anche bene considerando il livello di cultura sportiva del nostro pubblico e della cosiddetta classe dei giornalisti dalla quale mi chiamo fuori. È un termine che odio e che mi accomuna a gente che disprezzo, spero ricambiato. Chi gioca, e non è d’accordo, può rallentare il ritmo, prendersi periodi sabbatici che non credo saranno della stessa qualità di quelli di un metalmeccanico o di un’operaia. Il problema, se mai, non sono i giocatori: ma un’altra razza che non è in via d’estinzione che anzi, si sta evolvendo e dilagando come una febbre malarica. Quella di agenti, procuratori, amici e amici degli amici. Trovo il giro di lacchè intorno al mondo degli sportivi disgustoso. Il tennis, che ancora ha qualche soprassalto di velleità elitaria a volte un po’ ridicola, non ne è immune“.

Si ringrazia Stefano Benzi per la cortesia e la gentilezza dimostrata in occasione di questa intervista. 

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