Stephane Robert a Tennis Circus: “Il 2016 il miglior inizio di stagione della mia carriera”

Stephane Robert a Tennis Circus: “Il 2016 il miglior inizio di stagione della mia carriera”

Intervista a 360° al tennista francese Stephane Robert, il giocatore transalpino ci ha parlato del suo modo di entrare in campo, non pensando alla classifica e poi conclude dicendo che ama fare il turista..

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La filosofia di Stephane Robert, 35enne francese arrivato a Torino da quarta testa di serie e uscito negli ottavi di finale per mano di Filippo Volandri, al termine di un bel match, è giocare punto dopo punto, senza pressioni: “Se entri in campo pensando alla classifica – dice rilassato in sala stampa in un momento di pausa del torneo – non riesci ad avere il focus giusto su quello che stai facendo. Nella mia carriera ho sempre usato questo metodo e nel complesso è stato premiante”.

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Un 2016, il suo, iniziato in bello stile e con il 3° turno agli Australian Open, nonchè una vittoria nell’Atp Challenger Tour ed una finale. Il segreto?: “Forse la superficie di gioco, che ho scoperto essermi confacente. In ogni caso entrare in campo con tanta concentrazione, punto dopo punto, game dopo game. Lo faccio divertendomi e se non fosse così avrei già smesso. E’ stato quello del 2016 il miglior inizio di stagione della mia carriera”. Quale torneo vorresti vincere più di altri?: “Gli Australian Open rappresentano ormai, e non solo per me, l’appuntamento con la A maiuscola. Gli spazi sono ampi, le strutture perfette per noi giocatori. Il clima, soprattutto per noi europei, ideale. Mentre nel nostro continente si soffre per il freddo in Australia è estate piena. Un vero piacere”.

Il tennis francese che momento sta vivendo?: “Nel complesso buono – risponde – anche se alle spalle dei soliti noti, vedi Monfils, Tsonga, Simon, i ventenni un po’ latitano. C’è Pouille e poco altro. Poi alcuni nel limbo, come Paire per esempio. Per i più giovani non è facile emergere nel circuito. Il tennis di alta fascia è difficile da raggiungere e nel complesso il livello medio si è alzato. E’ più facile muoversi nel circuito per uno come me, che ha esperienza e lo fa da tanto tempo, che per un emergente. Ciò vale non solo per la Francia ma anche per altre nazioni, vedi l’Italia, gli Stati Uniti, la Germania, la Svezia ecc…”.

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Quando Robert non gioca a tennis cosa ama fare?: “Il turista – risponde con un sorriso aperto – in ogni parte del mondo. A Torino, per esempio, sono stato colpito dall’architettura dei palazzi del centro e da Piazza Castello. Prima di andarmene voglio salire sulla Mole Antonelliana per scrutare la città dall’alto. Ogni posto ha le sue caratteristiche che meritano di essere scoperte. Sono un curioso, anche fuori dal campo”. Il suo percorso sui field, intanto, prosegue. Magari con l’obiettivo non dichiarato, di entrare nei top 100: “L’ho già raggiunto in carriera – conclude – e anche per questo non rappresenta un assillo. Come detto in apertura potrò riconcretizzarlo se non lo farò diventare un obbligo”.
Il torneo di Torino?: “Bella la struttura, così i tre campi in linea. Mi sono piaciuti molto e conto di tornarci. L’organizzazione è di livello e la risposta dei giocatori in tabellone l’ha dimostrato”.

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