TennisCircus incontra Filippo Gioiello, redattore di Mental-Tennis

TennisCircus incontra Filippo Gioiello, redattore di Mental-Tennis

Abbiamo incontrato il redattore di Mental-Tennis, vicino anche alla Rafa Nadal Academy, per farci raccontare di questa realtà e del suo ruolo.

di Lorenzo Marini, @marinilorenzo21

Vi proponiamo l’intervista realizzata a Filippo Gioiello, mental coach, redattore di Mental-Tennis, con tanto di collaborazione con la Rafa Nadal Academy.

Come è nata questa tua passione per il mental coaching e da quanto tempo eserciti in questo campo ?

Sono laureato in economia ed ho un master in sviluppo delle risorse umane conseguito a Londra. Devi sapere che fino ai 32 anni ero un manager internazionale di una multinazionale di stampo svedese e la mia carriera si stava sviluppando nel mondo del marketing delle vendite e della formazione manageriale. Un giorno mi affidarono un coach per lavorare su me stesso per inquadrarmi al meglio nel ruolo; vedendo come lavorava questa persona fu amore a prima vista e decisi di lasciare tutto per dedicarmi solo al coaching. Capii che questo lavoro metteva a frutto le mie potenzialità, ovvero quelle di comprendere le persone e tirare fuori il loro meglio, in maniera naturale e spontanea. Decisi quindi di prendere un master e specializzarmi in life, business e sport, e, dopo due anni di studi, nel 2009 aprii la mia attività: da allora ho sempre lavorato in italia e all’estero con vari tennisti. In questi anni ho capito che con questo lavoro se non produci ti bruci, mentre se invece produci risultati diventi come il miele per le api.

Sei redattore di “Mental-Tennis”, raccontaci la storia di questa realtà e per cosa è finalizzata

Da alcuni anni lavoravo con dei tennisti e man mano che andavo avanti capivo che quello era il mio campo. Nel 2015 decisi di creare la mia attività. Vedendo la finale del Roland Garros di qualche anno fa tra Djokovic e Wawrinka, rimasi sorpreso in positivo dallo storico gesto di Stan con il dito sulla tempia guardando l’allenatore, mi scattò qualcosa dentro. Iniziai a costruire la mia realtà lavorativa, Mental-Tennis, per far diventare i tennisti i migliori mental coach di se stessi. Da 10 anni seguiamo tennisti nel circuito ITF, Challenger e WTA portandoli direttamente alla Rafa Nadal Academy a Manacor.

Raccontaci della collaborazione con la Rafa Nadal Academy

Non posso svelare ancora nulla, posso solamente dirti che tutti i tennisti che seguiamo con Mental-Tennis li portiamo poi alla Rafa Nadal Academy per allenamenti specializzati.

Come ci si sente nel lavorare a stretto contatto con dei professionisti ?

Stando vicino ad un professionista tremano le gambe, è gente che prima vedevi solo in tv, ma sono 10 anni che faccio questo mestiere. Quando incontro un professionista non sono io che devo convincere lui ma è il contrario, perchè quando dico di fare una cosa, se lui non la farà non raggiungerà i risultati sperati e lavorare poi non servirà a nulla; se dimostra invece di essere motivato ed umile nel seguirmi i risultati saranno impressionanti sin dalla prima settimana. 

Per molti la figura del mental coach al giorno d’oggi è un tabù, qual è il tuo parere e cosa ne pensi ?

Purtroppo, avendo esperienza internazionale, ho potuto capire quanto siano arretrati gli italiani su questi argomenti. Alcuni istruttori hanno paura che gli porti via il loro giocatore, non si guarda molto alla crescita del ragazzo ma alla paura di perdere gli incassi. Tante persone hanno capito la validità del mio mestiere ma non essendo riconosciuto dalla FIT non posso collaborare con loro; al contrario, uscendo dall’Italia, le altre federazioni nel mondo capiscono quando qualcuno è bravo, così lo aiutano facendolo crescere. Per concludere, se non sei della FIT non ti prendono quasi in considerazione, sta al giocatore o ai genitori fare la scelta di collaborare con me o meno.

Hai qualche segreto/tecnica per far esprimere il meglio di un giocatore in campo ?

Ho strutturato Mental-Tennis su diversi livelli, si passa dai bambini agli agonisti, dai semi pro ai professionisti, per ognuno di loro un intervento di coaching differente. Per esempio con i bambini la soglia di attenzione è molto bassa quindi devo poterli guidare attraverso quelle che io chiamo “domande di qualità” per far sì che arrivino da soli a comprendere quello che sta accadendo e dove voglio portarli. Con i professionisti invece è più specifico, ma senza parlare mai come uno scienziato altrimenti ti mandano immediatamente a quel paese, si sta parlando con dei tennisti non con astrofisici. Quando sento certi personaggi mi viene da ridere: possiamo avere tutte le lauree e tutti i master che vogliamo ma bisogna saper trasferire il sapere specifico.

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Come agisci quando vedi che il tuo atleta sta passando un brutto periodo o non è al meglio ?

Lo porto via dai campi da tennis, in un posto dove ci sia natura e sole, in quel momento ci concentriamo solo nel lavorare sulla sua felicità e nel recuperare le cause che hanno determinato la scelta di voler giocare a tennis. Alcuni pensano che sia solo questione di allenamento ma a volte non giocare è meglio che giocare. Nel tennis di oggi non bisogna perdere il contatto con la propria identità di essere umano, oppure si arriva a vivere il tennis come un lavoro in fabbrica con degli allenamenti sfiancanti.

Insieme ai tuoi atleti su cosa ti concentri di più quando lavori con loro ?

Lavoro molto sulla componente umana del giocatore in preda a questo mondo di finzione e abbagli. Più qualità meno quantità.

Lavorando con le ragazze, quanta differenza noti nell’aspetto mentale rispetto ai ragazzi ?

Ci sono davvero molte differenze, dal punto di vista emotivo e fisico, ma sono anche più umili, soprattutto all’estero, disciplinate e disposte nel farsi guidare. Sono più standardizzate nel giocare solo un certo tipo di tennis, con loro la gestione delle emozioni che è alla base.

Quanto è importante la comunicazione con il proprio atleta ?

Su questo argomento mi rimando sempre ad un documentario di Piero Angela, sono un traduttore dall’italiano all’italiano. La comunicazione è il 90% del mio successo. Non parlo come uno scienziato, spiego i concetti che sono davanti agli occhi di tutti, ma in modo così semplice che si possano applicare fin da subito.

Quali sono i problemi più frequenti che ha un giocatore prima di una partita o durante l’allenamento ?

Beh, ci sono giocatori che la notte non dormono per la tensione, altri che alla fine del primo set hanno il braccio che trema, altri ancora che il giorno prima della partita si sentono già sconfitti e invece di dare il massimo in allenamento per prepararsi sono rilassati perchè hanno visto che il loro avversario ha semplicemente la classifica più alta di loro, io allora sono lì che, da coach, ti ribalto quell’atteggiamento, altrimenti ti mando a casa e ti dico che il tennis forse non è per te. Quando si scende in campo bisogna essere proprio come Nadal, un guerriero; in fondo stai giocando a tennis, non devi picchiare nessuno ma devi solo divertirti, e se la paura vince su di te entri in campo con il braccio bloccato e finisci per non giocare.

Come ti senti quando, nel percorso insieme all’atleta, vedi che sta migliorando oppure sente di star lavorando bene ?

Guarda, ti dirò, se l’atleta si impegna e migliora mi da un livello di felicità che è come se migliorassi io con loro, è una delle mie più grandi soddisfazioni, di conseguenza si migliora anche umanamente perchè il collegamento tra tennis e vita c’è eccome.

Obiettivi per il 2019 ?

Vorrei costruire un network di tennisti che hanno provato la mia metodologia e che hanno visto dei miglioramenti, fidandosi di me, che vogliano promuoverlo a livello internazionale oltre che in Italia, C’è da sapere che qui in Italia i maestri hanno paura di essere sanzionati dalla FIT, ma in separata sede ti chiedono di collaborare con i migliori giocatori che hanno poichè non ci sono tante persone in grado di produrre risultati in un mestiere delicato come il mio.

Ringraziamo il mental coach Filippo Gioiello per la sua disponibilità e gli facciamo un grosso in bocca al lupo per il futuro!

 

 

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