Le magnifiche otto: Dominika Cibulkova

Le magnifiche otto: Dominika Cibulkova

L’anno d’oro di Dominika Cibulkova: tre titoli WTA (Katowice, Eastbourne, Linz), il best ranking e il matrimonio con Miso Navara

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LA RISALITA – Dominika Cibulkova, ventisettenne di Bratislava, corona la sua miglior stagione con la qualificazione – da settima testa di serie – alle WTA Finals di Singapore: è la prima partecipazione al prestigioso torneo di fine anno per la slovacca che, a causa di un’operazione al tallone nella passata stagione, aveva iniziato il 2016 da numero 38 del ranking. Dominika, dal “basso” del suo metro e sessanta, ha saputo ricostruire la propria classifica, spingendosi fino al miglior piazzamento della carriera, l’ottava posizione che le ha garantito l’accesso alle Finals. Eppure l’anno non si era aperto sotto i miglior auspici: nella netta sconfitta contro Roberta Vinci (6-1 6-1) e nella deludente eliminazione dall’Australian Open (il torneo in cui, due anni fa, raggiunse l’unica finale Slam della carriera) per mano di Kristina Mladenovic si era rivista la Cibulkova della stagione precedente, in difficoltà a certi livelli. Con grande determinazione – qualità di cui non ha mai fatto difetto bensì, in campo, la spinge troppo spesso ad urla e pugnetti di esultanza per sottolineare gli errori dell’avversaria di turno – ha raggiunto la finale ad Acapulco (perdendo contro Sloane Stephens), si è aggiudicata il torneo indoor di Katowice (sfruttando un tabellone non troppo competitivo, a dire il vero) e a Madrid (dove ha battuto Agnieszka Radwanska) si è arresa solo in finale al cospetto di una indemoniata Simona Halep.

LE NOZZE QUASI RIMANDATE – “Domi”, non potendo contare sul fisico statuario di tante colleghe, ha costruito il suo tennis su una straordinaria rapidità di gambe ed esecuzione dei colpi, imponendo sia col dritto che col rovescio (bimane) un forsennato ritmo da fondo, talvolta spezzato da una palla corta (una importante aggiunta dell’ultimo periodo al proprio bagaglio tecnico). Con queste caratteristiche, la slovacca è dunque capace di adattarsi a qualsiasi superficie (non a caso ha raggiunto i quarti di finale in ogni torneo dello Slam) e, all’arrivo della stagione su erba, vince il secondo titolo annuale: a Eastbourne batte (di nuovo) Maga Aga nei quarti e doma le fulminee accelerazioni di Karolina Pliskova in finale. A Wimbledon diventa ufficialmente la nemesi di Agnieszka Radwanska, sconfitta in una lunga battaglia (6-3 5-7 9-7), e guadagna l’accesso ai quarti contro Elena Vesnina. Dominika, che aveva programmato il proprio matrimonio con l’ingegnere Miso Manara nello stesso giorno della finale del torneo londinese, rischia di doverlo rimandare nel caso di qualificazione per la semifinale; vince però la Vesnina e il matrimonio si celebra nel giorno prestabilito (con un vestito da capogiro che lascia poco spazio all’immaginazione).

UN MAGNIFICO FINALE – Archiviata la poco fruttuosa trasferta sul cemento americano (spicca, su tutte, la sconfitta al terzo turno dello US Open contro Lesya Tsyrenko), la slovacca confeziona due capolavori: la finale di Wuhan (una marcia trionfale in cui travolge Cornet, Siegemund, Karolina Pliskova, Strycova e Kuznetsova prima di essere a sua volta travolta dall’uragano Kvitova) e l’affermazione a Linz (senza cedere nemmeno un set) che portano in dote il best ranking, il premio WTA di “miglior ritorno dell’anno” e la qualificazione per le WTA Finals. A Singapore, però, il sorteggio per Dominika non è stato troppo favorevole, poiché incontrerà nel Gruppo Rosso Angelique Kerber, Simona Halep e Madison Keys (sua bestia nera, l’americana ha sempre prevalso nei tre precedenti incontri). Accompagnata dai suoi genitori e il fidato staff (in cui ricopre un ruolo fondamentale la figura del mental coach, che tanto l’ha aiutata nella sua crescita a livello mentale), la tennista tascabile di Bratislava è pronta a dare battaglia: la nuova Dominika non teme nessuno.

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