Andrea Petkovic, altro infortunio con lo spettro dell’addio al tennis

Andrea Petkovic, altro infortunio con lo spettro dell’addio al tennis

Dopo l’ennesimo infortunio, rimediato nel match di round robin a Zhuhai, Andrea Petkovic mette in discussione il suo futuro nel tennis dopo un periodo molto tormentato della propria carriera, condizionato dalle difficoltà fisiche e dalla ormai minata passione per il tennis

Spesso nel tennis si tende a dare tutto per scontato, soprattutto per coloro che stazionano ormai da anni nelle prime posizioni della classifica mondiale, eppure ci sono casi che meritano delle riflessioni adeguate, vista e considerata la difficile natura del giocatore di tennis, costretto spesso ad una vita fatta di automatismi e spesso soggetta a solitudine e ostacoli difficili da superare.

La storia di Andrea Petkovic, purtroppo, fa parte di questa categoria: la tedesca N.24 del mondo, che ha il best ranking fissato al N.9 WTA, ha visto negli anni il suo limpido talento oscurato dai tanti infortuni, ultimo in ordine cronologico quello occorso nella giornata di ieri nell’incontro di round robin contro la spagnola Carla Suarez Navarro. Tante discese ed altrettante risalite a suon di forza di volontà e duro lavoro, ma alla soglia dei 28 anni il fisico reagisce diversamente, e con esso può mutare anche la risposta mentale a tanti stimoli negativi; la conferenza stampa a seguito del doppio 6-0 rimediato dalla spagnola, con il punteggio nettamente viziato dall’infortunio, ha lasciato più di un dubbio sul futuro nel tennis della forte teutonica, che nonostante le rassicurazioni di rito ai propri sostenitori, ha lasciato permeare un senso di distacco dal tennis ed un dubbio martellante che ormai si porta dietro da tempo.

Negli ultimi mesi sento di aver perso la passione per il tennis. Nel periodo che ho trascorso a casa mi sono sentita serena, felice, e quando sono dovuta tornare sul campo mi sono trovata in uno stato di depressione che mi rendeva difficile anche il solo alzarmi dal letto. E’ stato un anno complicato per la mia famiglia, ed avrei voluto restare a casa, eppure ho rispettato tutti i miei impegni, tra allenamenti e tornei, anche se mi è risultata quasi una tortura.”

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In un momento difficile si può reagire male, ma se molti pensieri si fanno sempre più insistenti nella propria mente, chiunque è portato a pensare alla propria serenità, e le esperienze passate della Petkovic parlano per lei in questo caso.

Già durante i tornei del Lussemburgo e di Linz ho iniziato a provare sensazioni contrastanti, e per la prima volta ho sentito di stare perdendo tempo con il tennis. Può sembrare un pensiero stupido, però penso che ci siano altre cose che potrebbero farmi sentire bene, ed in quelle cose potrei anche essere migliore di quanto lo sono nel tennis. Per adesso devo solo riflettere sul mio futuro, anche se non sono il tipo di persona che se ne va e non torna più. Forse ci vorrà un po’ di tempo, però non penso ci sia da preoccuparsi troppo”.

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Il tifo è sacrosanto, così come dovrebbe esserlo il rispetto per quello che succede dietro le quinte del grande spettacolo che il tennis rappresenta ogni torneo, ogni mese e ogni anno: dietro ai tennisti non ci sono compagni di squadra o società sportive, ma tanta solitudine e la consapevolezza di dipendere solo da se stessi, indipendentemente da ciò che accade all’esterno della parte prettamente fisica e tecnica, andando inevitabilmente a colpire la sfera personale ed emotiva.

E’ d’obbligo un grande “in bocca al lupo” alla bella e brava Andrea, simbolo di chi ha lottato contro ogni avversità possibile ed immaginabile ed ha trasmesso sempre un’immagine positiva di se stessa e della vita che ha vissuto finora, perché ci sia un futuro sempre più roseo davanti a lei, che sia esso nel tennis oppure no.

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