Ashleigh Barty, l’aborigena che non ha mai smesso di crederci

Ashleigh Barty, l’aborigena che non ha mai smesso di crederci

La recente vincitrice del Miami Open ha una storia molto particolare alle spalle. Dai problemi di depressione, ai trionfi in doppio fino all’ultimo prestigioso acuto che coincide con il primo ingresso in top 10.

di Sebastiano De Caro, @seba_de_caro

Ashleigh Barty è la trentatreesima vincitrice in trentatré tornei pro diversi. La tennista australiana, dotata di un braccio estroso ed estremamente tecnico, ha stroncato nella finale del Premier Mandatory di Miami la potenza della ceca Pliskova, facendo registrare anche il best ranking di numero 9 del mondo.

Per scacciare gli spettri della depressione, la giocatrice australiana si è dedicata al tennis. Una passione per lo sport trasmessa dall’unico atleta di famiglia, papà Robert, ex golfista, affetto peraltro da qualche disturbo psichico, come da lui stesso rivelato in un’intervista. La tennista nativa di Ipswich, città situata nello stato del Queensland, ha praticato meditazione con la zia, si è guardata dentro e ha notato come le facesse bene piangere, liberandosi così da ogni titubanza, al termine delle sedute. Ha assunto farmaci per la depressione per quasi due anni, ha imparato a sopportare il grande successo sin dal titolo juniores a Wimbledon ad appena 15 anni. Nel settembre 2014, frustrata dai tanti sforzi profusi che non portavano alcun risultato, decide di abbandonare (temporaneamente) il tennis per riannodare il filo con la prima grande passione sportiva, il cricket. Dopo 18 mesi, l’australiana aborigena, proprio come Evonne Goolagong, pluricampionessa Slam e mito d’infanzia di Barty, opta per il ritorno alla racchetta, senza però chiedere il ranking protetto che spetta a chi rientra da infortunio. Le prime soddisfazioni post pausa di riflessione vengono nel 2017, quando Ash conquista le prime finali Wta in singolare, di cui una vinta a Kuala Lumpur. Le cose vanno ancora meglio in doppio, dove l’australiana si riscopre ottima interprete della specialità, cogliendo una prestigiosa finale al Roland Garros. L’anno successivo si conferma ad alti livelli sia individualmente che in coppia, portando a casa il Wta Elite Trophy e soprattutto, in doppio, quattro titoli tra cui gli Us Open con il supporto di Coco Vandeweghe. Il 2019, anno che potrebbe sancire la definitiva esplosione della 22enne, ha portato in dote a Barty una finale Premier, il primo quarto di finale Slam della carriera da singolarista, raggiunto proprio in casa, e infine l’acuto di Miami, con allegati complimenti di tutti, a cominciare dalla leggenda del tennis mondiale Rod Laver.

Ora Ashleigh ha definitivamente archiviato un capitolo negativo della sua vita, ripartendo con una rinnovata consapevolezza nei suoi mezzi: “Ho cominciato a capire meglio le cose fuori dal campo, come posso godermi di più tutto, come posso convivere con la sconfitta. Sono una persona migliore, posso solo ringraziare questo break che mi sono presa. E’ stato vitale. Sapevo che quella era la strada per essere felice, e comunque mi ero tenuta la porta aperta“.

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