Carreno Busta e la vittoria della vita

Carreno Busta e la vittoria della vita

Lo spagnolo elimina Pablo Cuevas al termine di un match combattutissimo e ottiene la prima semifinale ad un Master 1000, dove incontrerà Wawrinka. In attesa del fatidico incontro, si è un po’ raccontato.

Un risultato decisamente inaspettato alla vigilia del torneo: questo è giusto un eufemismo per dire tutto quello che gli addetti ai lavori avranno pensato ridando uno sguardo a questo sorprendente tabellone di Indian Wells. Murray che esce in maniera impensabile contro Pospisil; Djokovic sopraffatto da Kyrgios; Federer ispiratissimo che massacra Nadal e si ritrova in semifinale dove affronterà Jack Sock. Queste sono alcune delle perle che il primo Master 1000 della stagione ci ha riservato. A fianco però va anche elencata la storia di un giocatore che è arrivato in finale in maniera anche rocambolesca ma, sicuramente, con merito: Pablo Carreno Busta.

VITTORIA SEGNANTE – La vittoria combattutissima contro Cuevas è probabilmente il punto più in alto nella carriera dello spagnolo che, comunque, è stato autore di una progressione costante di gioco sin dalla scorsa stagione. Ed ora, dopo aver salvato due match point contro l’uruguagio nei quarti, cercherà una difficile finale contro Stan Wawrinka. Poco dopo il match, le dichiarazioni del 25enne spagnolo erano quelle di chi ancora non sta realizzando: «Ho fatto la routine di sempre, ma ancora non mi sono fermato per pensare a mente fredda. Sono stato in doccia venti minuti a scuotere la testa, sono uscito e ho ritrovato un migliaio di messaggi sul cellulare. Non sono neanche riuscito a leggerli. Poi ho parlato con i miei genitore: è tutto molto eccitante, specialmente se ripenso al tanto lavoro mio, della mia famiglia e del mio team. Siamo tuti molto, molto felici e dobbiamo continuare in questo percorso, solo così i risultati arriveranno». Tra le caratteristiche in cui indubbiamente Carreno Busta è migliorato c’è la capacità di reggere la pressione e lo stress: «fa parte di questo percorso di maturazione e ne è l’evoluzione naturale. Bisogna imparare dai propri errori: perdi un game e capisci il perché. Devo dire che però se il tuo staff è superbo, certe cose vengono più facilmente».
Pablo Carreno Busta

PROSPETTO SU CUI PUNTARE – Carreno non nomina nessuno, però le frasi son molto dirette: «Quando vinci ti ricordi sempre di tutti, ma è fondamentale avere a mente coloro che per primi erano con me quando le cose non andavano così bene, o quando sono arrivate le delusioni. Adesso sarebbe facile salire sul carro, incoraggiando e parlando bene. Chiaramente è molto più facile. Però mi ricordo bene di coloro che, nei momenti difficili, anziché incoraggiare, cercarono di sminuire il mio lavoro». Le aspettative sono sempre state molto forti sullo spagnolo (ad oggi n.23 del ranking, ma salirà dalla prossima settimana), anche perché più volte è stato indicato come il giocatore predestinato a guidare la generazione delle furie rosse del post-Nadal. Pablo è comnque riuscito comunque a far tesoro dell’esperienza a fianco del nove volte vincitore del Roland Garros: «Giocare con lui è un esperienza impressionante. Sono fortunato a giocare con lui, a condividerne la nazionalità e momenti in campo e fuori, come in Coppa Davis. Voglio seguire anche io una strada di miglioramento come la intraprese a suo tempo Rafa, anche se penso che avvicinarsi a lui sia veramente complicato. Rafa è unico e la gente dovrà capire che per trovarne un altro così servirà ancora tanto tempo. Bisogna sostenere i giocatori spagnoli che sono attualmente nel circuito».

 

COACH DUARTE – Presso l’accademia di “Mosquito” Ferrero, Pablo ha avuto modo di apprezzare molto il processo di miglioramento che è iniziato sotto la guida di Javier Duarte: «lui ha fatto veramente un ottimo lavoro con me. Mi ha letteralmente formato e fatto conoscere il tennis. Però a 19 anni i risultati faticano ancora ad arrivare: fatichi ad entrare nei tornei di altri livelli inizialmente e ti devi accontentare dei Futures e dei Challenger. Non è sempre facile. Però “Dudu” è stato provvidenziale e mi ha proiettato in avanti. Tuttavia ad un certo punto ho cercato di fare un ulteriore salto di qualità e ho cambiato il coach. Ad oggi sono sicuramente un giocatore migliore, ma ho ancora molto da imparare». E chissà che non riesca il primo colpaccio della vita, in una giornata di marzo, ad Indian Wells, contro Stanislas Wawrinka.

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