Djokovic vs Djokovic

Djokovic vs Djokovic

Come sarà il 2016 di Nole Djokovic? Trionfale o complicato? Secondo la rivista Forbes, dopo un anno trionfale è difficile se non impossibile riconfermarsi agli stessi livelli. Eppure, per il serbo è difficile ipotizzare un’annata in sordina.

Non allarmatevi, miei cari lettori. Non state per leggere un articolo su un sfida intestina tra Nole e Marko.
Piuttosto, il sito della patinata rivista Forbes propone una interessante analisi delle prospettive stagionali di Novak Djokovic nel 2016 a cura di Danielle Rossingh. Fin qui nulla di nuovo, anzi. Ovunque in rete non si parla d’altro, se non di come e quanto potrà vincere nel 2016 il campione serbo. Il Grande Slam da completare. La vittoria nel torneo olimpico in Brasile.

Forbes propone però un’altra chiave di lettura. Ovvero una visione parallela delle migliori annate dei numeri uno degli ultimi 10 anni, Roger Federer e Rafael Nadal. Senza scomodare Plutarco e le sue “Vite Parallele”, in profonda sintesi, la tesi dell’autore è che per ogni super-annata (o periodo di dominio più lungo temporalmente) sia lo svizzero che lo spagnolo hanno accusato dei cali, più o meno vistosi. Se da una parte nel caso di Federer il problema della mononucleosi si è legato ad un problema tattico nell’affrontare Nadal, specie sulla terra, per lo spagnolo i malanni sono stati diversi: appendicite, ginocchia scricchiolanti a margine di un crollo della sua fisicità generale che ha supportato il suo tennis fino al 2012 in modo mirabile.
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Glissando sull’obiettivo di doppiare la cifra di 100 milioni di dollari in premi (del resto l’articolo è di Forbes, che ci aspettavamo di diverso?) e volendo parlare di tennis, Djokovic ha di fronte a sé solo un avversario: se stesso. Saggiamente non ha partecipato ad alcun torneo di esibizione in dicembre, avendo giocato circa 90 partite ufficiali nel 2015, con sole 6 sconfitte. Numeri che ricordano il dominio di John McEnroe nel periodo 1981-83, e più tardi quello di Ivan Lendl. Domìni che poi difficilmente hanno visto una replica, non tanto per problemi degli interessati, ma per una evidente crescita della concorrenza, che rendeva tutto il circus tennistico più interessante.

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Ma tant’è: non possiamo certo addebitare al buon Nole la colpa di non avere avversari in grado di batterlo o, peggio, di impegnarlo seriamente. Aspettando Godot, ovvero un Andy Murray che ha il tennis speculare a quello del serbo ma non certo la sua tenacia mentale, ci ritroviamo per l’appunto a chiedere a Nole di “battere Nole”. Insomma, Djokovic vs. Djokovic. Al netto, glielo auguriamo, di malanni fisici, il Nole 2016 può battere quello del 2015 attenendo il Grande Slam, obiettivo oggettivamente alla sua portata soprattutto in mancanza di avversari credibili. Il ritorno di Rafa Nadal a livelli accettabili rappresenta per ora l’unica vera incognita per la vittoria finale a Parigi. Negli altri Slam, Wimbledon compreso, ogni risultato diverso da una vittoria serba sarebbe da considerare una sorpresa, anche se il successo fosse svizzero (in quel caso saremmo in una sorta di Terra di Mezzo tra il leggendario e il fantasy, ahimè).

Insomma, Forbes ci consegna un’aura di scetticismo circa le potenzialità di Djokovic nel 2016 che qui non ci sentiamo di condividere. Certi, come sempre però, di essere smentiti dall’unico luogo il cui il tennis è verità, come diceva Jimmy Connors, ovvero il campo.

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