Emilio Sanchez e il tennis spagnolo

Emilio Sanchez e il tennis spagnolo

Il grande Emilio Sanchez vede il futuro del tennis spagnolo piuttosto difficile e profetizza un superamento da parte del movimento tennistico statunitense su quello iberico. Numeri alla mano.

Emilio Sanchez, a lungo top 10 per il tennis iberico e leader del movimento tennistico spagnolo prima dell’avvento della generazione di Carlos Moya, da anni ha istituito una academy negli USA, insieme al suo inseparabile compagno di doppio Sergio Casal, per preparare i giovani al tennis professionistico. Un punto di osservazione sicuramente privilegiato per predire l’andamento del nostro sport preferito nei prossimi anni.
Il simpatico Emilio ha pubblicato sul suo blog qualche tempo fa una lucida analisi proprio a proposito del futuro del tennis spagnolo, comparato con quello statunitense. I risultati della sua lucida analisi non sono stati per nulla incoraggianti per la Spagna, nonostante proprio in questa settimana siano ben 11 i giocatori iberici nella top 100 e ieri ci sia stato un derby tra Pablo Carreno-Busta e Roberto Bautista-Agut per il torneo Atp250 di Winston-Salem. Insomma, apparentemente il sole splende per il tennis spagnolo.

EmilioSanchez

E invece chi è abituato a non cullarsi sugli allori, a programmare, guarda avanti. E nell’interessante articolo cui facciamo riferimento (e alla lettura del quale vi rimandiamo), i risultati cui Emilio Sanchez giunge guardano in prospettiva il tennis statunitense come quello che dominerà a livello mondiale nei prossimi 10 anni, evidenziando come sebbene ad oggi la Spagna sia superiore in termini di qualità e quantità agli USA, i giocatori più forti della penisola iberica hanno un’età avanzata, mentre i più giovani, specie la fascia tra i 23 e 25, ovvero quando un professionista matura e si affaccia al suo best ranking, latitano.

Diversamente, sono proprio gli americani, con in testa Taylor Fritz, ad ipotecare, per ora in termini più quantitativi che qualitativi, il futuro, arrivando in massa versa la  top ten: Sanchez ne indica addirittura 15. Un segnale insomma preoccupante per quello che è stato il movimento tennistico più fruttuoso degli ultimi anni, quello iberico, il cui modello è stato invidiato e copiato da diversi professionisti, anche in Italia (si pensi a Sara Errani e Flavia Pennetta) sia per strutture che per sistemi di coaching.

 

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