Ion Tiriac: “Non vendo Madrid”

Ion Tiriac: “Non vendo Madrid”

Ha da poco compiuto 76 anni ed oggi Ion Tiriac è l’ex sportivo più ricco al mondo con un patrimonio stimato a più di 2 miliardi di dollari. E non ha certo perso l’abitudine a parlare senza peli sulla lingua.
Lo sport è un business, ma non sto pensando in questo momento a vendere il torneo di Madrid – ha recentemente dichiarato l’ex campione di doppio rumeno in un’intervista a Tennistopic –  considerato che il percorso di crescita non è ancora terminato. Vorrei farlo crescere ancora, fino ad arrivare a farlo diventare un torneo dalla durata di 12 giorni”.
Ma Ion Tiriac lascia anche la porta aperta “ Tutto comunque è possibile”.

ion tiriac

Tornando a come riformerebbe il torneo di Madrid, Tiriac ha le idee chiare: “Mi piacerebbe che i giocatori avessero un giorno di riposo, che giocassero cioè a giorni alterni anche se, in generale, il torneo nel 2015 non ha sofferto molto, i giocatori sono stati corretti.

Mi ha sorpreso molto, però, la scelta di Djokovic che ha deciso di non giocare a Madrid per il secondo anno di fila. Mi lascia perplesso pure la posizione dell’ATP. Ci obbligano a migliorare il montepremi dell’80% entro i prossimi 5 anni, però quando gli si chiede come sia possibile una determinata cosa non rispondono.

Madrid non è più solamente una manifestazione spagnola inizia ad essere un torneo internazionale, costa quasi 200 milioni ogni anno, e non è più solamente uno torneo sportivo ma un evento molto importante anche dal punto di vista sociale. Quest’anno ci sono stati più spettatori, però il torneo deve cambiare qualcosa. Bisogna costruire un campo da 10.000 persone senza copertura. Bisogna abbassare il prezzo dei biglietti, ma allo stesso tempo gli abbonamenti, che acquistano il 20% del pubblico, devono essere più cari. Agli US Open il più economico costa 27.000 euro, il più caro 40.000. Qui a Parigi, 5 abbonamenti, 80.000 euro“.

Ion tiriac
Il torneo cresce, però il contratto con l’ATP vale fino al 2021. Che succederà quando non ci sarà più Nadal? Spero che rimarrà nel circuito per altri 25 anni, ma non sarà possibile. Come non lo è stato Santana, Orantes, Gimeno, Bruguera, Moya, Corretja … La Spagna ha molti giocatori tra i primi 100 ma ovviamente Rafa è importante non solo per il tennis, ma per lo sport mondiale e per la Spagna intera.

A me non interessa se Nadal vincerà 10 volte il Roland Garros, a me importa che sia competitivo. Non ha giocato bene negli ultimi due mesi, però in questo periodo il suo livello si alza. Doha, Abu Dhabi non avrebbero problemi a comprare i tornei di Miami, Madrid, Roland Garros e Wimbledon, hanno soldi per farlo sicuramente. Possono fare quel che vogliono”.

Nel 2012 l’eclettico Tiriac si inventa la trovata della terra blu a Madrid per rendere unico nel suo genere il torneo madrileno, ma senza successo considerate le tante lamentele dei giocatori per i campi troppo scivolosi.

“Il colore azzurro non ha niente a che vedere col campo scivoloso. Il campo era in condizioni non ottimali quell’anno. Gli organizzatori hanno speso più di un milione e mezzo per fare i campi uguali a quelli di Parigi. I campi sono uguali rispetto a prima, il colore non fa differenza. Il 90% delle televisioni sono rimasti contente da come si vedeva sullo schermo”.

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Sulle lamentele di Nadal e Djokovic: “Ho molto rispetto per Rafa, però quando ha perso nel 2012 ha detto che non avrebbe più giocato se il torneo si fosse giocato ancora sulla terra blu. Anche Djokovic ha detto la stessa cosa e Federer mi è venuto a dire: “E’ vero, il campo è molto scivoloso. Per favore, il prossimo anno trovate una soluzione perché scivolano tutti i giocatori”.

“Non c’è una regola che dica che il campo non possa essere azzurro. Il colore dei campi negli USA è verde, in Europa rosso. Molti tornei hanno cambiato il colore dei terreni da gioco al blu: Australian Open, US Open…perchè le piste di atletica sono passate dal rosa al blu? Perchè l’atleta si vede meglio in televisione. E’ stato un peccato per noi dover accantonare l’idea. 5 anni di lavoro, gente esperta che ha lavorato in laboratorio. Tutto era perfetto e in un minuto è finito tutto“.

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