La crisi di Sara Errani

La crisi di Sara Errani

La tennista bolognese, dopo la disastrosa sconfitta di Charleston, esce dalla top 100 dopo anni. Al Roland Garros partirà dalle qualificazioni. Alla base di questa mancanza di risultati non può esserci altro che un problema mentale.

Si fa un gran parlare in questi giorni delle prospettive tremende per il tennis femminile italiano. Insomma, sono tutti caduti dalle nuvole quando si sono accorti che le nostre donne sono presenti soltanto con Robertina Vinci all’interno della top 100. Essendo Però la pugliese a fine carriera, chiaramente le preoccupazioni montano inesorabili: il destino del nostro movimento tennistico rosa praticamente è tutto nelle mani di una discontinua Camila Giorgi mentre l’ultima ragazza che è stata in grado di ottenere eccellenti risultati è in un periodo di assoluta crisi. Si sta parlando di Sara Errani.

DUE STAGIONI ATROCI (FIN QUI) – Questo 2017 per Sarita si è aperto veramente in modo catastrofico, senza giri di parole. Mai due partite vinte di fila. Eliminazioni nei secondi turni come se piovesse: così la tennista bolognese è sprofondata a ridosso della posizione numero 100. Ma purtroppo le brutte notizie non finiscono qui, con la sconfitta a Charleston al secondo turno, da favorita contro la 34enne australiana Rodionova (partita pessima, terminata con appena il 29% di punti con la prima), Sarita crollerà di altre venticinque posizioni all’incirca. Sarà intorno alla posizione 120, e questo significa che per poter accedere al tabellone principale del Roland Garros sarà necessario passare attraverso quelle forche caudine infernali chiamate qualificazioni. Purtroppo Errani sta accusando il momento, tant’è che si è lasciata andare ad un inutile quanto perdonabile sfogo sui social. Questo risultato fa eco però semplicemente perché è l’ultimo residuo di un 2016 tremendo: 21 vittorie e 25 sconfitte per la bolognese l’anno scorso. Gli unici risultati di livello erano Dubai e Charleston, e proprio queste cambiali di punteggio non sono stati difesi. Insomma, senza troppi giri di parole: è il momento più buio della carriera della nostra giocatrice.

USCIRNE – Come ci si sia arrivati è chiaramente il vero problema da risolvere. Non si pensi neanche lontanamente che le gloriose stagioni che Sarita ha fatto da top ten siano state frutto della casualità: un exploit in un torneo può esserlo, ma grandi prestazioni in Slam su diverse superfici nell’arco di più stagione fanno capire come la dimensione tennistica di Sara sia indubbiamente un’altra e sia da top 20. Andando a ispezionare però non si può non tenere conto della miriade di piccoli acciacchi e infortuni che hanno azzannato la nostra tennista specialmente tra il finire del 2015 e tutto il 2016. Tuttavia la scelta di chiudere anzitempo la scorsa stagione doveva portare ad un inizio 2017a grandi livelli (Federer insegna), ed è proprio qui che si annida la reale problematica della Errani: il suo punto di forza non c’è più. La grinta, la volontà di non mollare, il diritto effettato che riusciva a trasformare una fase difensiva in fase offensiva: pare tutto svanito, come una reminiscenza di tempi antichi. E poi quella forza mentale, che la aveva fatto avere il soprannome di David Ferrer del circuito WTA, al momento non c’è. E se Sarita non tira fuori questa energia, non si può salvare di mestiere o di prepotenza (anzi, il rendimento al servizio è ancora peggiorato), non sono quelle le sue caratteristiche. La sua capacità è quella di riuscire a dare il massimo sia sulle palle break a favore che sul 40-0 e servizio per l’avversaria. E non stiamo parlando di una giocatrice a fine carriera: parliamo di una professionista che ne farà trenta tra pochi giorni, e il tennis di oggi si adatta perfettamente a età più avanzate. Indubbiamente il tipo di gioco che la Errani pone in atto è logorante e richiede sempre una grande concentrazione, per questo un periodo di crisi ci può stare, ma adesso bisogna ricominciare a lavorare, dentro e fuori dal campo, per recuperare quelle energie che hanno sempre contraddistinto Sarita. E sicuramente, adesso che avrà toccato il fondo, pressioni e paure verranno meno, si potrà ricominciare ad entrare in campo con convinzione maggiore nei propri mezzi e quella prestanza atletica che serve. Sara, siamo con te!

 

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