Munar e Nadal in coro: “Sì al coaching.” Pro e contro dell’aiuto dagli spalti

Munar e Nadal in coro: “Sì al coaching.” Pro e contro dell’aiuto dagli spalti

Si stanno per concludere le Next Gen ATP Finals e per il secondo anno di fila, una delle innovazioni è stata quella del coaching: dalle dichiarazioni dei protagonisti ai pro e contro

di Mattia Esposito

COACHING- Il tema del coaching in campo è da sempre spinoso, sia per tennisti che per addetti al lavoro, considerando che potrebbero influire e spezzettare gioco e concentrazione. Nell’ultimo periodo quest’idea sta un po’ cambiando nel circuito maschile e femminile, in cui sono state introdotte in via sperimentale alcune innovazioni, come il Serve Clock. Per il secondo anno di fila, alle Next Gen ATP Finals di Milano, dopo averlo provato in alcuni tornei Wta, il sistema di aiuto da parte dei propri coach sta influenzando molto, e forse in positivo, i giocatori.
Un supporto talvolta fondamentale, attraverso consigli e nuove tattiche: sono vari quelli a favore, e che hanno espresso il proprio consenso nell’ultimo periodo. Rafael Nadal ha sempre dichiarato che il coaching è un diritto del tennista, voce a cui si è aggiunto il pupillo Jaume Munar: “Sono un fan del coaching: cioè, è fondamentale per me, considerando che mi alleno e viaggio con il mio coach. Perché dovrei farne a meno? A Milano sta funzionando ed utile: perché non continuare ad utilizzarlo?”

PRO- Come espresso dai due maiorchini, richiedere il supporto del proprio coach è importante, dato che è come un padre, che conosce il proprio giocatore, a cui dare consigli e nuove tattiche da utilizzare e che solo lui può evidenziare da fuori considerando la sua preparazione ed esperienza.
Generalmente ci sono pochi punti positivi e negativi da affrontare, ma è pur vero che ci sono: il coaching, se utilizzato come in quel di Milano, davvero può tornare utile. Non ci sono perdite di tempo per la richiesta, c’è un contatto immediato durante la pausa del cambio di campo e comunque i due si incrociano con lo sguardo. Una soluzione veloce, efficiente, che non dà fastidio all’avversario, che inoltre non può sentire ciò che si dicono.

INDIAN WELLS, CA - MARCH 15: Caroline Wozniacki of Denmark receives coaching from her father Piotr Wozniacki while playing Angelique Kerber of Germany during the BNP Paribas Open at the Indian Wells Tennis Garden on March 15, 2013 in Indian Wells, California. Matthew Stockman/Getty Images/AFP == FOR NEWSPAPERS, INTERNET, TELCOS & TELEVISION USE ONLY ==

CONTRO- Di punti a sfavore ce ne sono ancor meno, dato che l’unico problema potrebbe essere la concentrazione dell’avversario messa a repentaglio dalla pausa forzata, che verrebbero evitate in un sistema stile Next Gen Finals.
Un supporto che sarebbe giusto garantire ad entrambi i circuiti, in cui, anche reazioni spropositate, anche contro gli stessi coach, potrebbero essere arginate: lampanti gli esempi di Garbine Muguruza e le incomprensioni con il suo maestro e di Stefanos Tsitsipas che si sfoga con le proprie cuffie. Ma in fin dei conti, la richiesta di aiuto è anche questa…: e voi, siete d’accordo nel coaching?

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