Che cosa resta dopo Rio 2016

Che cosa resta dopo Rio 2016

Il bilancio delle Olimpiadi di Rio 2016 per il tennis maschile è decisamente positivo. Del Potro rinasce dalle sue ceneri ancora una volta, Murray si conferma uomo olimpico, Djokovic rimandato pesantemente con il conto di un anno e mezzo giocato a livelli sovra-umani che si presenta impietosamente. Per Italtennis poco da festeggiare, con tanti rimpianti per Fognini

Cosa ci restituiscono le Olimpiadi di Rio 2016? Quale bilancio è possibile tracciare per il tennis maschile?
Quello che doveva essere un torneo dalla finale annunciata, con tante defezioni eccellenti, è diventato un appossiante scontro tra un giocatore in cerca di conferme, Andy Murray, e un altro in cerca di se stesso, Juan Martin Del Potro. E si sono, tra l’altro, anche spente le polemiche sui “paperoni del tennis alle Olimpiadi”, perché le due semifinali e la finale hanno dimostrato come i giocatori in campo, i migliori del seeding tra i presenti,  hanno dato tutto in campo.

A fare le spese di questo duello bellissimo è stato Nole Djokovic, convitato di pietra in una festa che doveva vederlo protagonista già in finale, a godersi una marcia quasi trionfale in un tabellone che avrebbe visto solo in semifinale, contro Rafa Nadal, si supponeva, il primo ostacolo rilevante. E invece il diavolo ci ha messo la coda, proponendo un sorteggio davvero impietoso, contro Del Potro, fuori dalla top 100 ed invitato al torneo olimpico in virtù della sua storia e del suo palmares. L’epilogo del match è noto: Del Potro incredulo, Djokovic in lacrime, consapevole che tra quattro anni nulla gli garantisce lo stato di forma attuale per aggiungere l’oro olimpico alla sua bacheca da sogno.

L’eliminazione del numero uno al mondo apre uno scenario completamente diverso. Rafael Nadal, su tutti, suona la carica. In forse fino a 24h prima dell’inizio del torneo, senza conoscere la reale caratura del suo tennis, complice la lentezza della superficie carioca, gioca un tennis quasi degno dei tempi d’oro e conquista una semifinale davvero insperata, proprio contro Delpo, che nel frattempo supera la prova del nove, e infila altre tre vittorie che lo proiettano verso il best 4, in zona medaglie, esattamente come 4 anni fa sull’erba di Church Road.

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Lo spagnolo, già che c’è, porta a casa il doppio, a conferma che il maiorchino sa giocare, e pure bene, questa specialità. Nel frattempo Andy Murray zoppica, e si trova sotto di un break contro Fabio Fognini al terzo turno, con una striscia di 8 (otto) games a zero che il ligure gli rifila giocando un tennis di rara intelligenza tattica e precisione, in una giornata degna del torneo di wind-surf e non certo di quello tennistico. Ad un passo dal capolinea, col rischio di trovarsi sotto 1-4, Murray, da campione vero, sfrutta l’unica crepa nel gioco di Fogna, e risorge quando l’epilogo che avrebbe portato il nostro giocatore vicino alle medaglie (un quarto di finale decisamente abbordabile si profilava all’orizzone azzurro) sembrava davvero vicino.

Il bronzo di Kei Nishikori ripaga il nipponico di una stagione difficile. Da inserire, questo risulato, nel novero delle possibili sorprese, visto che anche la condizione di Nishikori non offriva alcuna garanzia per un risultato del genere, complice anche la condizione fisica di Rafa Nadal che reduce dal tour de force in singolare, specie contro Delpo, e in doppio, si è presentato al match decisivo per il bronzo con le pile scariche.

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Italtennis strappa una sufficienza molto risicata. Paolino Lorenzi gioca un bel torneo, ma esce al secondo turno, così come Andreas Seppi, che però porta a casa un bel quarto di finale in doppio, sconfitti nel giorno della maratona di Fognini contro Paire (bella quanto inultile, alla luce della squalifica del francese che sarebbe giunta di là a poche ore) dagli specialisti canadesti Daniel Nestor e Vasek Pospisil. I rimpianti, infine, per quello che poteva essere il torneo di Fognini, ma che non è stato, si aggiungono all’infita lista di “se” che il nostro tennis ha inanellato negli ultimi anni, una lista che speriamo di vedere conclusa nell’immediato, quanto incerto, futuro.

 

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