Olympic Story: quando due pugni si issarono nel cielo messicano

Olympic Story: quando due pugni si issarono nel cielo messicano

Prosegue l’appuntamento con Olympic Story, stavolta alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968. La storia è quella di Tommie Smith e John Carlos durante la premiazione dei 200 metri piani

Le olimpiadi di Rio sono nel pieno del loro svolgimento, quotidianamente ci regalano emozioni, storie di campioni e medaglie, ma a noi le belle storie non bastano mai, per cui abbiamo deciso di proseguire il nostro viaggio nel passato.

I FATTI – La nostra speciale macchina del tempo quest’oggi vi condurrà a Città del Messico nel 1968, precisamente durante la premiazione dei 200 metri piani. Sul primo e sul terzo gradino del podio, rispettivamente ci sono Tommie Smith e John Carlos, due afroamericani con spiccate convinzioni politiche. I due campioni si sentono profondamente americani di serie B, troppo spesso vittime di discriminazioni, in occasione della premiazione, decidono dunque di palesare tutto il proprio dissenso, dando vita alla più famosa protesta nella storia delle olimpiadi. La loro è una protesta non violenta, silenziosa ma implacabile, i due campioni salgono sul podio scalzi, sollevano al cielo un pugno indossando un guanto nero e chinano la testa durante l’ascolto del proprio inno nazionale.

LA PROTESTA – Il messaggio è chiaro: i due atleti si schierano in favore del movimento denominato del potere nero, per combattere ingiustizie e razzismo perpetrato dai bianchi d’America a svantaggio della popolazione di colore. Il gesto e le parole di Smith vennero considerate troppo “rivoluzionarie” per non destare scalpore, i due atleti vennero dunque immediatamente espulsi dal villaggio olimpico, sospesi dalla squadra statunitense e rispediti a casa. Strano ringraziamento, questo, per un atleta come Tommie Smith che ha appena portato a casa una medaglia d’oro e un record del mondo (che tra l’altro resterà imbattuto per ben 11 anni, precisamente fino al 1979, anno in cui un certo Pietro Mennea riuscirà a fare meglio).

LA LOTTA – Per ragioni “politiche” dunque, o meglio pur di non ammettere gli evidenti problemi di integrazione interna, gli americani preferirono rinnegare le medaglie appena portate a casa. Una volta rientrato in patria Tommie Smith, vero e proprio talento dell’atletica mondiale venne più volte minacciato ed infine costretto ad un cambio di sport, iniziò infatti a giocare a football americano nella squadra del Cincinnati Bengals. Apparentemente può sembrare che Tommie esca sconfitto da tutta questa storia, in realtà il cambio di sport, non è altro che l’ennesima dimostrazione da parte di un uomo nato in estrema povertà, che ha passato l’infanzia raccogliendo cotone ed ha finito per conseguire ben due lauree, che la grandezza di un uomo non è data dal colore della sua pelle bensì dalla portata dei suoi gesti e delle sue parole.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy