Caso Sharapova, tutta l’ipocrisia delle Wild Card

Caso Sharapova, tutta l’ipocrisia delle Wild Card

Contraddizioni e ripensamenti: poco meno di un anno fa si condannava il grave gesto di Maria Sharapova, adesso si fa a gara per averla al via nei maggiori tornei del circuito

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Cinque titoli dello Slam, 35 titoli WTA, il trionfo alle WTA Finals del 2004 ed un argento ai Giochi olimpici del 2012: Maria Sharapova, ex numero uno al mondo, è una che nel corso della propria carriera ha vinto praticamente tutto. Tuttavia, la battaglia più importante della sua vita non l’ha persa sul campo ma in uno squallido hotel situato nella periferia di Los Angeles quando, il 7 marzo 2016, ha lasciato una macchia indelebile nel mondo dello sport ammettendo di non aver superato l’antidoping agli Australian Open, dove aveva raggiunto i quarti di finale quello stesso anno. La positività del campione fornito nell’ambito del TADP (Tennis Anti-Doping Programme) il 26 gennaio le è costato un ban di 24 mesi per aver fatto uso di Meldonium. Pena ridotta, in seguito al ricorso accolto il 4 ottobre dal Tribunale Arbitrale dello Sport, ad 1 anno e 3 mesi, permettendo così alla russa di tornare a competere nell’aprile del 2017.

Ed eccoci qui, nel marzo 2017, a poco più di un mese dalla prima apparizione in un match ufficiale della russa, spogliata dai media di tutti i suoi segreti e depennata dal ranking WTA. Maria tornerà in campo a partire dal 24 aprile – il suo ban scade esattamente 2 giorni dopo – grazie ad una Wild Card concessa dagli organizzatori del torneo di Stoccarda, stessa proposta avanzata (e accolta) dai combined di Roma e Madrid. Paradossale, però, la scelta dei primi, in quanto lo sponsor principale dell’evento è Porsche (il nome ufficiale del torneo è, di fatto, Porsche Tennis Grand Prix), e in data 14 marzo  2016 – poco dopo lo scandalo doping – fu proprio la casa automobilistica tedesca a volere la rottura con la siberiana ritirando la sponsorizzazione prima di riallacciare nuovamente i rapporti con Masha, forse, ingolositi dai profitti che avrebbe portato una testimonial così visibile. Contraddizioni e ripensamenti, questi, non da poco, soprattutto se si pensa che poco meno di un anno fa il primo impulso da parte di sponsor ed organizzatori è stato chiudere ogni canale di comunicazione con la russa condannando il grave gesto della sportiva, senza se e senza ma.

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I “NO” DI MUGURUZA E MURRAY — D’altro canto, è naturale che una campionessa del calibro di Sharapova goda di grandi benefici (non dovendo scalare ogni singolo gradino della classifica mondiale prima di accedere ai tornei più importanti) ma lo stormo di Wild Card che le sono state assegnate e che, con tutta probabilità, continueranno a venirle offerte, ha destato parecchie polemiche. La comunità tennistica si trova divisa sulla faccenda, in primis i giocatori. Sul caso della russa si sono espressi in tanti ma le dichiarazioni più recenti (e pungenti) arrivano da due big: Andy Murray e Garbine Muguruza. Lo scozzese – intervistato dal “Time” – sostiene che Masha debba lavorare duro per tornare in alto e che non dovrebbe esserle concesso alcun ingresso gratuito per poter tornare a gareggiare nei tornei internazionali. Quanto alla spagnola numero 7 della classifica mondiale, non sono state certamente di stima le parole che ha pronunciato ai microfoni di “Marca”. Di fatto, Muguruza è stata di una freddezza glaciale dichiarando di sentirsi completamente indifferente rispetto al rientro della Sharapova e di non ricordare nemmeno chi sia.

FEDERER FA LA SVIZZERA — Dopo quelle di Andy Murray e Garbine Muguruza, sono arrivate anche le parole del “vecchio saggio del Tour” Roger Federer che interrogato in quel di Dubai sulla giustezza del conferire Wild Card a giocatori dopati, ha risposto: “Ci sono modi diversi di vedere le cose. Dipende molto da chi tu sia e, certe volte, non so se ci si soffermi altrettanto sul motivo della sospensione; alla fine, però, la questione è una sola. Una squalifica è sempre una squalifica.  È complicato. Io, ad esempio, per essere onesto devo ammettere di non sapere cosa dire al riguardo”. In breve, secondo il diciotto volte campione Slam, sarebbe superficiale attenersi ad una visione unilaterale della faccenda in quanto bisogna riconoscere che esistono delle difficoltà nell’intervenire su una questione tanto delicata.

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LA STOCCATA DELLA FFT — Mentre gli organizzatori di alcuni tornei, pur di vendere biglietti, si affannano per averla nelle entry list, il neopresidente della Federazione Francese Tennis, Bernard Giudicelli, si schiera con Andy Murray. Giudicelli ha esordito ai microfoni de “L’Equipe” dicendo: “Andy ha ragione. Una Wild Card alla Sharapova andrebbe in contraddizione con tutto l’impegno e gli sforzi che stanno effettuando per la lotta contro il doping”. Insomma,  per quanto la presenza di una ex numero uno al mondo, reduce da uno scandalo mondiale, possa ingolosire gli organizzatori in termini di visibilità, un tournament della portata del French Open non ha bisogno della Sharapova per aumentare la propria audience. Dopo la pubblicazione delle 108 giocatrici ammesse al primo turno del torneo francese, alla bella siberiana resterebbe la via delle qualificazioni, in programma la settimana precedente il Roland Garros, a cui potrebbe accedere solo con i punti derivanti dalla vittoria del torneo di Stoccarda. La lista delle partecipanti alle qualificazioni è infatti stilata un mese prima dell’inizio del Roland Garros, proprio al termine del torneo tedesco dove è attesa Sharapova.

Maria-Sharapova-Wimbledon

INCOGNITA WIMBLEDON — La patata bollente adesso passa direttamente nelle mani dei Championships, terzo Slam in calendario dopo il Roland Garros, dove si sta valutando attentamente l’ipotesi di seguire l’esempio di Stoccarda, Madrid e Roma poiché Maria potrebbe non riuscire a collezionare i punti necessari ad entrare direttamente in main draw. Riallacciandoci all’intervista di Murray, le parole del britannico fanno davvero riflettere: “Potenzialmente, Maria non avrebbe bisogno di una wild card, ma se non riuscisse a risalire in classifica, toccherà agli organizzatori di Wimbledon prendere una decisione e sono sicuro che ci penseranno a lungo, tenendo anche conto dell’opinione pubblica, e che faranno la scelta giusta”. E sappiamo quanto i chairman inglesi siano rigidi e tengano alla reputazione del Major più di ogni altra cosa. Quindi, prima di iniziare a fare la corte a un’ex dopata, dovranno porsi la questione più importante di tutte: “Una dea caduta, vale ancora il tempio del tennis?”.

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  1. Antonio Quarta - 9 mesi fa

    Finche’ il rambo spagnolo non sara’ punito parlare di antidoping e’ una barzelletta

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  2. deve essere trattata come tutti quelli che sbagliano,cio’che prendeva era proibito percio’ deve pagare e’anche per rispetto delle giacatrice….

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  3. Roberto Cardinali - 9 mesi fa

    Come nella vita ,più intrallazzi più sei stimato ………

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  4. Carmine Ferrara - 9 mesi fa

    Credo che abbia pagato un conto molto dubbio, per cui è giusto che rientri nel circuito.

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  5. Francesca Mazzitelli - 9 mesi fa

    Vergognoso

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  6. Stefano Betti - 9 mesi fa

    Purina

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  7. Chiari Fulvio - 9 mesi fa

    Forza Maria…..sei bella e brava…..

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  8. Paolo Massari - 9 mesi fa

    Ipocrita il presidente della federazione francese che sa benissimo che al Roland garros non avrà bisogno di wild card perché avrà i punti per entrare di diritto nel main draw! Dai Masha!!!

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    1. Paolo Parisi - 9 mesi fa

      è impossibile magari potresti leggere l’articolo prima di parlare

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    2. Paolo Massari - 9 mesi fa

      Davvero?

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    3. Paolo Massari - 9 mesi fa

      Anche se è così sono contento che la FIT l’abbia concessa

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  9. Marco Renna - 9 mesi fa

    Dagli ITF dovrebbe ripartire la Dopadhova, altro che wild card. Dopata!

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  10. Antonio Spanò - 9 mesi fa

    Tranquilli….adesso rientra e fa il culo a tutti!.Questione di tempo

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    1. Manuel Foi - 9 mesi fa

      Esatto!!!

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  11. Giulio D'Errico - 9 mesi fa

    Lei ha pagato ed è giusto che rientri, ma deve giocarsi le quali come tutti.
    La wild card non hanno senso in generale e dovrebbero essere abolite.
    Ma oramai il tennis è business prima che uno sport.

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