Fognini: se non ora, quando?

Fognini: se non ora, quando?

Siamo nel pieno della stagione su terra, un momento dell’anno in cui Fabio Fognini può dire la sua con decisione e tornare all’assalto delle prime 15 posizione del ranking. Si avvicinano i trent’anni e forse qualcosa di nuovo nel tennis del ligure c’è in questo 2016.

Chi ha visto l’incontro di quarti di finale tra Fabio Fognini e Jozef Kovalik potrebbe aver fatto questa riflessione. Ovvero, un anno fa, quando il tennis del numero uno azzurro Fabio Fognini era involuto e pirandellianamente in cerca d’autore, probabilmente avrebbe perso, magari imprecando contro qualcuno o qualcosa, contro se stesso come spesso gli capita(va). E invece ieri Fabio ha vinto, soffrendo, perdendo e ritrovando il suo tennis nel corso del match. Non è un dato da poco.

La stagione di Fabio era iniziata con un confortante quarto di finale ad Ackland sul cemento, non esattamente la sua superficie più gradita. Poi la sconfitta lottatissima contro Gilles Muller e quella altrettanto sofferta contro Federico Delbonis, fino all’infortunio agli addominali che ha fatto preoccupare non poco il suo team e i tifosi italiani. Il rientro a Monte Carlo tra lo sfolgorante primo set contro Paolino Lorenzi, fino alla cedimento improvviso ed imprevisto. Ma il ritorno della terra ha risvegliato la grande voglia di tennis del ligure, con l’ottimo risultato di Barcellona, proponendo un bel tennis davvero, e poi questo buon torneo bavarese, terminato oggi tra un po’ di nervosismo e qualche lampo di puro genio tennistico.
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Quel che mi piace molto nel gioco di Fognini in questo momento è la costante ricerca del gioco migliore, insieme alla capacità di controllo nei momenti più difficili. Il servizio ed il dritto, in particolare, appaiono offrire un rendimento altalenante: ma proprio questo è l’elemento nuovo del Fognini versione 2016, ovvero la ripresa della strada smarrita, facendo cose semplici (come ad esempio gestire la prima palla di servizio per poi progressivamente ritrovare la zampata che offre il punto diretto), impostando lo scambio per ritrovare la giusta misura e sicurezza. Altra cosa il rovescio, già di grande livello, ma che ho offerto specie tanti vincenti e la capacità di far male con cambi di velocità degni, se non migliori, dei suoi giorni da quasi top 10.

Insomma, testa e controllo del gioco. Erano elementi che abbiamo lamentato tante volte, le mancanze che evidentemente erano alla base delle sceneggiate che purtroppo lo hanno reso protagonista molte volte nel circuito, in negativo. Non che Fabio sia diventato un chierichetto in campo, non ci pare possibile. Il nervosismo di Monte Carlo ne è la prova, insieme a qualche intemperanza bavarese, ma conta poco: sono momenti che ci possono anche stare quando la sensazione di un talento che proprio alle soglie dei 30 anni, della piena maturazione psico-fisica di un atleta, sta per trovare elementi di continuità forti. Se non ora quando? si chiedeva Primo Levi, parlando dei partigiani polacchi e russi che lottavano per ritrovare quello che avevano perso. Ecco, lo chiediamo anche noi a Fabio, di lottare ora come sta facendo in queste ultime settimane, il momento sembra quello giusto.

6 commenti

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  1. Lucio Greco - 1 anno fa

    Forse mai!!!

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  2. Peppe Arnone - 1 anno fa

    Nn so cosa avete notato di nuovo in fogna.io assolutamente nulla di nulla

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    1. Alberto Dall'ava - 1 anno fa

      neanch’io ha preso la solita stesa da Kohlschreiber

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  3. Paolo Valerioti - 1 anno fa

    Umilta’,parola e atteggiamento in campo a lui sconosciuta,senza questa cosa dove vuole andare!!!Dispiace ma penso ormai sia troppo tardi !

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  4. Lisa Rosario - 1 anno fa

    Per favore non publicate piu pagine su questo sbruffone che mi viene il disgusto del tennis

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  5. Franco Nicolini - 1 anno fa

    Se non ora quando? Mai…. è troppo asino

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