Il ritorno di Dimitrov

Il ritorno di Dimitrov

Aveva già battuto un colpo a Toronto, questa settimana Dimitrov si rifà vivo nel tennis che conta con una semifinale davvero difficile da pronosticare alla vigilia del torneo di Cincinnati. Che sia passato il momento peggiore della sua carriera?

Il talento di Grigor Dimitrov è di quelli difficili da gestire. Gran bel tennis, stilisticamente impeccabile, colpi portati come da manuale del tennis, una fisicità ideale per il gioco. Mancava forse la cattiveria per vincere le partite difficili, quella capacità di vincere “ugly” che talvolta serve anche al campione dotato della classe più cristallina, così come la visione tattica del match, non sempre opportuna, con quella voglia di giocare sempre il colpo più difficile, cercare la soluzione più complicata o ad effetto, quando il colpo di attesa invece sarebbe stato più opportuno.

L’approdo al numero 8 del mondo, una vera e propria irruzione nel tennis che conta, la conferma della predestinazione. Sembra un secolo fa, e invece non sono passati neppure due anni. In mezzo una stagione davvero deludente, disordine sentimentale, problemi nella gestione del proprio tennis, cambio di allenatore (un altro). Tutto assolutamente prevedibile, perché la top ten è un sogno, realizzarlo troppo presto protrebbe diventare un boomerang, con la pressione da gestione, la programmazione da ridefinire in modo corretto, nuovi obiettivi più ricchi di pressione da mettere nel mirino. E in tutto questo Grigor non ha retto.

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Così già nel 2015 assistiamo alla sua uscita dalla top10, poi via via fuori dalla top 20, e nella prima parte di questa stagione addirittura il punto più basso, ovvero la posizione n. 40, che per un giocatore di buon livello potrebbe rappresentare l’approdo di una vita, ma per Dimitrov era una specie di viaggio agli inferi. Il 2016 non era iniziato affatto male, con due sconfitte contro il suo idolo Roger Federer, entrambe lottate, discreti risultati, anche se il tennis brillante che lo aveva portato alla semifinale di Wimbledon era svanito. Poi la finale ad Instabul, e quell’incredibile black-out contro l’argentino Diego Schwartzman, le racchette distrutte, la testa altrove. Segue un filotto di sconfitte, con un po’ di luce appena filtrata dalla finestre ricoperte di polvere col terzo turno di Wimbledon, altro che semifinale.

Il resto è storia recente: passando dalla comparsata olimpica, con i due master1000 in Nord-America a riportarlo nel tennis che più gli si addice, e al quale, fracamente, è mancato. Se questo Dimitrov sia realmente tornato è sicuramente presto per dirlo. Di sicuro c’è un tennis diverso, che brilla di una luce è più sicura, una posizione in campo più avanzata, la ricerca della rete sembra registrata a dovere. Resta alta la percentuali di errori, con questa ricerca del vincente ancora eccessiva, ma si avverte una fiducia nelle proprie capacità che pare davvero quella della stagione 2014. Sarà servito masticare amaro, passare dalle forche caudine delle sconfitte per ritrovarsi, per costruire una maturità degna di un top player? Le prime risposte arriveranno già oggi, quando contro Marin Cilic si giocherà l’accesso alla finale di Cincinnati, e poi nell’ultimo Slam di stagione.

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