La metamorfosi del tennis femminile: “Il controllo è nulla senza potenza”

La metamorfosi del tennis femminile: “Il controllo è nulla senza potenza”

Garbine Muguruza è l’ ultimo prodotto di un tennis, dove la classe e la tecnica, lasciano spazio a forza e potenza.

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“Il controllo è nulla senza potenza”, potrebbe essere questo lo slogan, che meglio rappresenta il nuovo scenario del tennis femminile. Atlete che ora vengono costruite in palestra, e al posto di strategie e cambi di ritmo, vengono educate a suon di colpi potenti e palla pesante, e la spagnola Garbine Muguruza è l’ultimo grande esempio di questa new generation.

Finora abbiamo avuto le sorelle Williams, come massime esponenti, del gioco a tutto braccio, ma le origini di questa innovazione partono da più lontano, agli inizi degli anni 90, quando vennero introdotte le racchette più grandi, agevolando le risposte ai servizi, e iniziando a trasmettere ai coach il culto del fisico, piuttosto che quello della tecnica.

Inoltre, l’ avvento dei nuovi materiali, è stato un altro componente fondamentale: fibra di vetro, grafite o kevlar presero il posto delle care e vecchie racchette di legno, il gioco a rete, il serve and volley, e la precisione, hanno iniziato a lasciare il posto a top spin e colpi sempre più basati sulla velocità e lo scambio da fondo campo.

Due giocatrici possono essere considerate come icone del tennis moderno: Steffi Graf e Monica Seles, entrambe agevolate da una ottima struttura fisica, soprattutto la tedesca. Tutte e due sono state in grado di dominare gli scambi molto rapidamente, con colpi devastanti dalla linea di fondo, una novità assoluta nel tennis femminile di quegli anni. La Seles era la meno dotata fisicamente, ma più equilibrata sia con il dritto che con il rovescio, ( entrambi i colpi realizzati a 2 mani ), mentre la Graf è stata sostenuta da un diritto micidiale che sopperivano alle sue lacune con il rovescio, decisamente più debole.

Accanto il tennis maschile, anche quello femminile, fino ad allora snobbato dal grande pubblico, stava crescendo e guadagnando interesse, grazie a un gioco più veloce, servizi più potenti, che aumentavano il livello di spettacolarità.

Steffi-Graf

Ben presto Graf e Seles, trovarono delle degne eredi, soprattutto negli Stati Uniti, dove salirono alla ribalta, Lindsay Davenport e Jennifer Capriati e la franco/canadese Mary Pierce, che costruirono la loro fortuna, grazie al servizio, e alla potenza con cui rimandavano la palla dall’ altra parte della rete.

Ovviamente non sono mancate le eccezioni, giocatrici come Martina Hingis, o Justine Henin, si sono imposte nella scena mondiale, grazie a un talento smisurato, che prendeva il posto della potenza, non certo il loro punto di forza.

Anche in casa Italia abbiamo un esempio concreto: Sara Errani e Roberta Vinci, dotate di una classe cristallina, e con un repertorio di colpi completo, spesso soccombono al cospetto di quelle che in gergo chiamiamo picchiatrici.

Gli anni 2000 poi hanno visto l’ arrivo delle sorelle Williams, le massime esponenti, del gioco basato sullo strapotere fisico, un dominio che continua anche oggi, e che ha segnato una svolta, quasi un punto di non ritorno. Ora sono loro il modello da imitare, le giovani atlete che riescono a imporsi, spesso non sono le più talentuose, ma quelle dotate di più forza fisica.

L’ esempio già citato di Garbine Muguruza è il più limpido esempio, una giovane promessa, che a suon di bordate da fondocampo, sta scalando i vertici delle classifiche.

E se da un lato fa piacere, vedere le nuove leve, che riescono a imporsi, dall’ altra parte lascia un po’ di amaro in bocca, pensare che il tennis è  destinato, a essere dominato, da chi sarà in grado di far viaggiare la pallina con più chilometri.

 

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