Zverev: il peso della gioventù

Zverev: il peso della gioventù

Zverev consegna al vecchio Ferrer un match giocato male e perso peggio. Ancora una volta il peso dell’esperienza si dimostra un fattore importante nel tennis.

L’età nel tennis conta. Pesa e si fa sentire. Non sempre in negativo, tante volte anche in positivo, proprio per chi ha più anni e più partite sulle spalle, specie di quelle in cui il tuo avversario, giovane, baldanzoso e sicuro di sé ti prende a vincenti proprio sui punti importanti. L’abilità del giocatore più anziano è proprio quella di incassare, e sperare di restare a galla per aspettare quel momento in cui il giocatore in ascesa si distrarrà, perderà la testa e gli consentirà di invertire l’andamento del match.

Oggi, nel combined cinese di Pechino, è andata più o meno così, con protagonisti Alexander Zverev nel ruolo del tennista giovane e rampante e, nel ruolo del vecchio leone furbo, il buon David “Ferru” Ferrer. Proprio duro a piegarsi, come il ferro, che il suo cognome richiama, quel diavolo di un David. Lottatore vero, di razza, che non si spaventa per le urla sui vincenti del suo avversario, ma sa attendere il momento giusto per lasciare che l’inesperienza faccia danni.

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Il match si era già incanalato sui binari “giusti” per Zverev: il primo set infatti vedeva partire a razzo il tedesco, che si portava rapidamente, grazie ad un tennis aggressivo e veloce, sul 4-1. Ferrer appariva inerme, specie quando si consegnava con un doppio fallo sul 4-1 e servizio per il suo avversario. E invece, il combattente spagnolo riprendeva il bandolo della matassa, si metteva in scia del suo avversario, lo affiancava e lo passava sul 4-5, con un filotto di 4 games, guadagnandosi un set-point sul 5-6, quando un sempre più nervoso Zverev annullava con un po’ di buona sorte. Si arrivava al tiebreak, che il tedesco spingeva con sicurezza in porto, fugando, per un attimo, i fantasmi che lo avevano accerchiato nella rimonta di Ferru.

E puntuale arrivava il calo nervoso. Le energie consumate per venire a capo del primo set presentavano il conto nel secondo parziale, con Zverev che era sì fisicamente in campo, ma con la testa altrove. 6-1 per Ferrer, e un match completamente diverso sul tappeto. Set decisivo di grandissimo equilibrio, si seguivano i servizi e si scambiavano i break tra i giocatori, senza colpo ferire, apparentemente. Fino al 6-5 per Ferrer, sempre più sicuro sul suo servizio, con un avversario nervoso, che buttava via risposte quasi piccato per non aver visto il suo avversario farsi da parte dinanzi al nuovo che avanza. E così, sul 6-5 Ferrer, Zverev andava al servizio con una sciatteria tipica di chi voleva il crollo del suo avversario, senza però averlo realmente cercato. Quel vecchio difetto dei giovani tennisti per cui, i giocatori in declino, o presunto tale, si devo battere da soli. E invece no: oggi Zverev, all’esame Ferrer, è stato bocciato, con demerito.

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