Dieci domande a Gustavo Spector: l’allenatore della nazionale italiana di Padel

Dieci domande a Gustavo Spector: l’allenatore della nazionale italiana di Padel

In occasione di una delle giornate di formazione che la Federazione Italiana Tennis sta tenendo in giro per l’Italia con l’obiettivo di formare i prossimi maestri ed istruttori federali, abbiamo avuto la possibilità di intervistare l’allenatore della nazionale italiana di Padel: l’argentino Gustavo Spector. Vediamo insieme cosa pensa l’allenatore della nostra nazionale dello stato di salute del padel italiano e quale è stato il percorso che dalla lontana ma vicina Argentina lo ha portato ad allenare la nazionale italiana.

di Fabrizio Messina

Gustavo Spector nasce in Argentina e da tempo ormai vive in Italia. Dal 2014 è l’allenatore della nazionale italiana di padel. Vediamo come è giunto a questo prestigioso traguardo.

1. Cia  Gustavo, ci racconti il percorso che ti ha portato ad allenare la Nazionale italiana di Padel?

Sono arrivato in Italia nel 2001,” dice l’allenatore della nostra nazionale, “con una proposta per insegnare tennis. Dopo un paio di anni ho iniziato a informarmi sul Padel, sport che avevo praticato e insegnato in Argentina. Allora i campi erano presenti in pochissimi circoli. Soprattutto a Bologna era praticato e conosciuto poi, nel 2006, mi è stato chiesto di allenare la Nazionale maschile e femminile, nel frattempo alternavo l’insegnamento del Tennis a quello del Padel nel circolo in cui lavoravo in provincia di Milano. Successivamente, quando la gestione del Padel è passata nelle mani della FIT mi è stato proposto di seguire la Nazionale e la formazione dei maestri.”

Ovviamente come qualcuno sostiene noi siamo il frutto delle nostre esperienze che in un modo o nell’altro ci segnano per sempre. Sia nel bene che nel male. Lo sport e, sopratutto, il coaching non sono esenti da ciò. Ecco, allora, che spiccano alcune attività nel tuo curriculum vitae: sappiamo che sei stato anche broker assicurativo oltre che capitano della tua squadra di pallavolo, due attività che richiedono ottime doti di coaching e spiccate capacità comunicative. Del resto oltre che allenatore della nazionale sei anche il responsabile della formazione per conto della FIT.

2.Quanto ti hanno aiutato queste esperienze nella tua attività di allenatore? E quali sono le difficoltà che incontri in giro per l’Italia quanto ti trovi a formare i nuovi maestri?

“Ovviamente le attività svolte in passato mi hanno aiutato. La mia famiglia ha una società di brokeraggio assicurativo e io principalmente formavo e seguivo i commerciali. Ho seguito in passato tanti corsi di coaching che poi mi sono tornati utili.  Una difficoltà che riscontra chiunque lavori nell’ambito dell’educazione è quella della mancanza di strutture volte a praticare il tirocinio, fare esperienza è veramente importante. Nell’ambito del Padel la crescita è stata così rapida che non è semplice sviluppare tutti i passaggi in modo adeguato e colmare le eventuali lacune.”

Il padel è in Italia uno sport relativamente giovane e sta vivendo il suo periodo di maggiore diffusione da quando la FIT lo ha preso sotto la propria egida. Negli ultimi anno sono stati fatti passi da gigante ma sono ancora tante le cose da fare.

3.Cosa pensi dello stato di salute del padel in Italia? quali interventi suggeriresti se da domani potessero essere realizzati?

“Come detto prima, strutture apposite per gli aspiranti insegnanti unitamente a impianti dedicati ai ragazzi, progetti nelle scuole, agevolazioni ai giocatori d’elite perché possano gareggiare all’estero. E’ vero che numericamente sono pochi ma sono comunque la vetrina del nostro sport…è come se dessimo poca importanza al tennis ATP perché sono 1000 giocatori quando il tennis amatoriale sono milioni.”

Eppure a dispetto della sua giovane età e carenza di importanti  interessi economici anche il padel come già avviene in altri sport sta aprendo le porte del campionato nazionale alla partecipazione degli stranieri.  Il 3 marzo Fernando Belasteugin ha debuttato nel campionato italiano di serie A, giocando per i colori della neo-promossa “Orange” di Roma. Non tutti però sono d’accordo su questo. Molti infatti vedeno in questo un possibile limite alla crescita dei nostri giocatori costretti alla panchina per fare spazio a talenti di oltre confine.

4 .Cosa pensi della presenza degli stranieri nel campionato italiano? Potrebbe fare bene a tutto il movimento o potrebbe invece costituire un freno al fiorire di nuovi talenti made in Italy?

“Credo che abbia fatto molto bene al movimento sia l’esordio di Bela che l’arrivo dei professionisti: occorre solo trovare una regola che obblighi i Pro a giocare insieme ad un italiano (no WPT). In questo modo i nostri giocatori avrebbero la possibilità di giocare con e contro i Pro “ad armi pari” e questo gioverebbe senza dubbio ai nostri futuri professionisti.”

Sotto la tua guida le nostre nazionali hanno ottenuto importantissimi ed insperati traguardi in questi anni. L’impegno ora è sempre più oneroso. Così per ottimizzare le risorse il 18 marzo si è svolto il primo raduno della nazionale femminile targata Marcella Ferrari, già allenatrice di Bela e Pablo Lima e, come te, anche lei argentina.

5. Quale consiglio ti senti di darle per affrontare al meglio questa nuova avventura?

“Sono molto contento dell’ arrivo di Marcella Ferrari, credo che farà molto bene al Padel italiano in genere, non solo a quello femminile. Anche io ho la possibilità di condividere con lei dei punti di vista che possono aiutarmi nella mia crescita, c’è uno scambio molto arricchente credo da parte di tutti e due.”

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Come rinunciare ad una foto ricordo!?!

La diatriba è di vecchia data. Padel o paddle. oggi entrambe i termini sono solo due modi di identificare lo stesso sport in due lingue diverse, spagnolo ed inglese. Ma in passato npn era così. Con il padel  si identificava lo sport che trae le sue origini dal campo realizzato da Enrique Corcuera nella sua villa di Acapulco nel lontano 1969. Con il termine paddle invece si fa riferimento ad altri giochi  praticati negli States come pure sulle navi da crociera già nei primi del ‘900.

6. Quante volte ti avranno fatto questa domanda. Ma non resistiamo. Si dice Padel o Paddle ?

“Per fortuna non c’è piu la diatriba: si dice Padel. ”  Risponde Spector sorridendo.

Il World Padel Tour è in pieno fermento. Con l’ennesima vittoria dell coppia Sanchez-Gutierrez fra gli uomini e Sainz-Triay fra le donne si è appena conclusa la terza tappa del circuito. Ma sono quello di Navarro,  Pablo Lima e Fernando Belateguin i nomi presenti nell’immaginario collettivo.

7. Chi sono le tue giocatrici ed i tuoi giocatori preferiti, se ne hai?  Chi pensi siano quelli tecnicamente più dotati?

“Non mi sento di esprimere preferenze: ci sono aspetti che di piacciono di diversi giocatori. Quello che sta succedendo nel circuito WPT fa molto bene al padel mondiale: due tappe con 4 finalisti diversi e il lavoro del WPT come promozione nel mondo sono importantissimi. “

8. Una debolezza e un punto di forza di Gustavo Spector? 

“Un punto di debolezza è che non sono molto tollerante, uno di forza è che ogni giorno cerco di imparare qualcosa e mi metto sempre in discussione.”

Come accennavamo sopra in Italia il padel è uno sport ancor giovane ma proprio per questo ricco di energie e fermenti che provengono da più parti. Per canalizzare tutte le energie spendibili è stata recentemente annunciata la creazione del “Club Italia” che, come spiega Luigi Carraro, componente del comitato Padel, “sarà un contenitore in cui saranno convogliate le quattro nazionali italiane: femminile, maschile, giovanile e “over”, con l’obiettivo di reperire risorse per promuovere il Padel, realizzando un lavoro omogeneo di comunicazione.” E nel frattempo sono già partiti i preparativi per i prossimi mondiali in Paraguay.

La nazionale italiana festeggia lo storico terzo posto agli europei 2018 disputati ad Estoril in Portagollo
La nazionale italiana festeggia lo storico terzo posto agli europei 2018 disputati ad Estoril in Portogallo

9. Quali sono gli obiettivi della nazionale italiana? E quali le difficoltà rappresentate non solo dalle temibili avversarie ma anche da una trasferta così lunga e complessa? 

“Credo che Luigi Carraro sia riuscito in poco tempo a concretizzare delle cose che in anni non siamo riusciti a fare, per questa ragione crediamo a questo progetto.  Senza dubbio una trasferta in una destinazione così lontana è piuttosto complicata da gestire, bisogna tenere in considerazione oltre che della distanza anche che ad inizio novembre in Paraguay potrebbero esserci 37-40 gradi e tanta umidità...il tempo per adattarsi è poco pertanto i paesi sudamericani avranno un vantaggio ma sicuramente ce la metteremo tutta. “

10. Progetti per il futuro?

Per quanto riguarda la formazione quello di creare un gruppo di lavoro, sono convinto che più cresce il livello degli insegnati più crescerà il livello del padel in generale.  Rispetto alla Nazionale, la creazione del Club Italia credo sia un primo passo per dare alla nostra rappresentativa un aiuto efficace per esprimersi ad alti livelli.

Finisce qui la nostra chiacchierata con Gustavo Spector che ringraziamo per la enorme e cordiale disponibilità. Come sempre, speriamo di avere stimolato la il vostro interesse  e soddisfatto qualche vostra curiosità su questo meraviglioso mondo chiamato Padel! 

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