Il pagellone maschile del 2015

Il pagellone maschile del 2015

Il 2015 è ormai ai titoli di coda, e una nuova stagione tennistica sta per cominciare. Prima di pensare al 2016, però, assegniamo i voti ai principali protagonisti di quest’anno, nel classico Pagellone Maschile.

Siamo ormai alle battute finali del 2015, anno del dominio incontrastato di Novak Djokovic, dell’immortalità di Roger Federer, del ritorno di Murray, della crisi di Nadal, e di tanto altro ancora. Manca davvero poco all’inizio di una nuova stagione tennistica, con i giocatori in campo già dai primi di Gennaio in esibizioni o tornei di preparazione al primo grande evento, gli Australian Open. Ma noi, anche se è già ora di pensare al 2016, non possiamo esimerci, con un pizzico di nostalgia, dal rivivere e riassaporare le emozioni di questa stagione, attraverso il classico pagellone di fine anno.

Novak Djokovic: voto 10 

E c’era pure bisogno di dargli un voto? Risulta davvero complicato parlare del 2015 di Novak Djokovic senza cadere nelle solite banalità, ma d’altronde i numeri parlano per lui. Basterebbe citare le 15 finali consecutive, striscia tutt’ora aperta, per riassumere il suo dominio e la sua imbarazzante superiorità. Con 3 Slam, 6 Master 1000 (record), le ATP Finals, 23 vittorie contro i top10 (indovinate? È record), e il doppio di punti nel ranking del numero 2 Andy Murray, Nole ha scritto e riscritto la storia del nostro sport, entrando di diritto tra i più grandi di sempre e firmando una tra le stagioni più impressionanti della storia. Ma il 2015 di Novak non è solo numeri e record, ma soprattutto una superiorità fisica, mentale, tecnica e tattica, con p cui è riuscito ad arginare e sovrastare ogni avversario. L’unico neo, che impedisce di dargli la lode, sono le cocenti sconfitte al Roland Garros e a Cincinnati, che erano forse i suoi principali obiettivi, subite rispettivamente da Wawrinka e Federer. Il tempo, in ogni caso, è dalla sua parte, e, se manterrà questo livello, potrà prolungare il suo dominio anche nel 2016.

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Andy Murray: voto 9

Andy Murray è sopravvalutato, è incompiuto, ha vinto meno di quanto avrebbe potuta, eccetera eccetera. Intanto, nel 2015, lo scozzese ha ottenuto un bottino di tutto rispetto: 2 Master 1000, la Coppa Davis e ha concluso al numero 2 della classifica, oltre ad una finale Slam e due semifinali. Chi sarebbe riuscito a realizzare risultati simili con un alieno come Djokovic, che si è portato via praticamente tutti i tornei? Questa stagione però, allo stesso tempo, ha confermato anche la sua inferiorità rispetto al serbo che, ad eccezione di Montreal, lo ha sempre sconfitto, e anche rispetto a Roger Federer. Murray infatti, nonostante una continuità migliore dello svizzero, è sempre uscito con le ossa rotte dagli scontri diretti contro l’elvetico, in particolare in semifinale a Wimbledon. Per il 2016, la domanda rimane sempre la stessa: riuscirà Murray a fare il salto di qualità (ne avrà le capacità?), e a tornare ad un successo in uno Slam?

Roger Federer: voto 9+

Il tempo passa inesorabile, ma a quanto pare non per Roger Federer. Dopo 17 Slam, una carriera straordinaria e dopo aver combattuto contro tennisti più giovani, la leggenda di Basilea ha ancora la forza e la volontà di rimettersi in gioco. E, con i suoi 34 anni sulle spalle, si è dimostrato l’unico vero avversario per Novak Djokovic. Purtroppo per lui, il muro serbo si è dimostrato troppo forte anche per il suo tennis magico, ma, in ogni caso, Roger è riuscito a portare a casa ben quattro trofei, tra cui un Master 1000, e a raggiungere due finali Slam consecutive. E la cosa più sorprendere è che sembra proprio che non voglia arrendersi allo scorrere dei minuti. Se Federer riuscirà a mantenere la stessa voglia e le stesse motivazioni, ma soprattutto se Djokovic lascerà qualche spiraglio, potrà regalarsi l’anno prossimo qualche nuovo successo importante, perché no alle olimpiadi di Rio. E, se così non fosse, i suoi tifosi si accontenteranno dei suoi gesti, e delle sue magie, e delle sue volate sul campo,  con cui incanta e vince da tantissimi anni.

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Stan Wawrinka: voto 8 

Lo sappiamo, la continuità non sarà mai proprio di Stan Wawrinka. Quest’anno “Svizzera 2”, soprannome ormai superato, ha collezionato numerose sconfitte premature, o comunque ha deluso le aspettative. Ma a compensare queste mancanze bastano e avanzano prestazioni mostruose, come quella del Roland Garros. A Parigi, Stan The Man ha dimostrato ancora una volta che, se al suo meglio, non deve temere nessuno. Di fronte alle sue accelerazioni si è dovuto arrendere perfino Novak Djokovic, travolto dalla potenza dei colpi di Stanimal. Wawrinka è questo, prendere o lasciare: picchi mostruosi, visti raramente, alternati a bassi impietosi. Ed è difficile pensare che questa tendenza cambierà nel 2016. Ma in fondo, basta vedere il suo rovescio per scordarsi delle sue lacune e per ricordarsi perché da un giocatore “comune” sia diventato, di diritto, uno dei più forti tennisti al mondo.

Rafael Nadal: voto 6

“Sta tornando”. “Sulla terra tornerà”.” Sull’erba rinascerà”. “Ora che non ha pressioni tornerà al suo livello”. È stato questo il ritornello che ha accompagnato Rafael Nadal per tutto il 2015. Quest’anno è stato, per il campione spagnolo, il peggiore della carriera: Rafa è apparso per la prima volta umano, fragile, pieno di dubbi e incertezze. L’emblema delle difficoltà che lo hanno afflitto è il match di quarti di finale del Roland Garros, dove si è dovuto arrendere alla solidità di Djokovic. Quell’incontro, dove Nadal non ha avuto praticamente occasione di avere la meglio, rappresenta molto di più di una semplice sconfitta contro il più forte: Rafa infatti ha dovuto cedere il suo scettro di re della terra rossa, uscendo dai primi cinque della classifica. E non sono state da meno le batoste  di Wimbledon, in cui l’iberico ha ceduto all’esplosività di Dustin Brown, e degli Us Open, in cui si è fatto rimontare da un grande Fabio Fognini. Dal torneo di New York, Nadal è sicuramente riuscito a risollevarsi, ricostruendo passo dopo passo un minimo di solidità che lo ha sempre contraddistinto. Ma, in ogni caso, restano i dubbi e le perplessità sul suo gioco, che non fa più male com un tempo. L’anno nuovo sarà l’ultima chiamata per lo spagnolo, e ci dirà definitivamente se tornerà il Nadal esplosivo che conosciamo, o resterà la sua controfigura impaurita. La logica, almeno per quanto mi riguarda, porterebbe a pensare alla seconda opzione. Ma Rafa, quel guerriero che tutti conosciamo, mi ha già stupito troppe volte perché io  possa non concedergli alcuna possibilità.

Rafael Nadal of Spain celebrates after defeating Dudi Sela of Israel in their men's singles third round match at the Australian Open 2015 tennis tournament in Melbourne

Tomas Berdych: voto 5 e mezzo

Non c’è niente da fare, anche nel 2015 ci ritroviamo, a Dicembre, a ripetere la solita frase: “Tomas Berdych è un grande tennista, ma ad ogni occasione importante, puntualmente, si scioglie, restando una promessa incompiuta”. Eppure, i primi mesi dell’anno sembravano predire altro. Dopo un’ottima semifinale in Australia, una finale a Monte Carlo, persa (tanto per cambiare) contro Djokovic, e altri buoni piazzamenti, sembrava davvero che il ceco fosse pronto per ottenere un grande successo. Ma da Roma in poi, qualcosa si è rotto nei suoi colpi puliti, perfetti, ma non troppo efficaci contro i big. Al Rolans Garros, Thomas fallisce negli ottavi contro Tsonga, e successivamente colleziona altri risultati non proprio eccelsi a Wimbledon e sul cemento americano. Negli ultimi tornei è apparso qualche segno di ripresa (al contrario degli outfit, sempre più brutti), ma la pessima figura rimediata alle Finals ha confermato le solite impressioni. E allora, perché mai io dovrei rompere la tradizione? Ancora una volta, concludo la pagella di Berdych con la solita domanda: riuscirà a scrollarsi di dosso l’etichetta di incompiuto?

David Ferrer: voto 6 e mezzo

Calerà. Ormai è troppo vecchio. Il suo tennis è troppo fisico, non reggerà questi ritmi. Intanto, David Ferrer continua a fare quello che ha sempre fatto, con la solita tenacia e grinta che, unite all’umiltà, gli hanno permesso di costruirsi una carriera di tutto rispetto. Sono ben cinque i titoli conquistati da Ferru tra terra e cemento (la sua superficie migliore), nonostante un infortunio al gomito che lo ha tenuto lontano dalle competizioni per qualche mese. Gli anni però passano anche per lui, e, anche se David per l’ennesima volta ha smentito gufi e detrattori, è molto probabile che la prossima sarà la stagione se non del suo crollo, quanto meno di un calo inevitabile.

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Kei Nishikori: voto 4

Il samurai giapponese ha deluso anche in questa stagione, rimandando l’appuntamento con la storia. Dopo l’esplosione del 2014, Kei non ha confermato le (troppo?) alte aspettative, fallendo in tutti i grandi tornei. E se la “scusa” del fisico fragile sta ormai diventando un epiteto formulare, è evidente che manca qualcosa al suo gioco, fatto di grande anticipo, per infastidire i più forti. Nishikori ha raccolto sconfitte pesanti già ad inizio stagione, ma la più grave è stata sicuramente quella contro Benoit Paire (voto 7) al primo turno degli Us Open, dove l’anno scorso aveva raggiunto l’atto finale. L’età è ancora dalla sua parte, ma fin ora non si è dimostrato in grado di afferrare le sue occasioni. I treni che passano sono tanti, ma non infiniti, e nel 2016 “Nishikori” dovrà necessariamente piazzare un grande acuto, se non vorrà diventare un Berdych 2.0 (il ceco, almeno, un 1000 l’ha portato a casa).

Richard Gasquet: voto 7 e mezzo

“Riccardo cuor di telone”, finalmente, ha tirato fuori la grinta e il carattere. Potrà non sembrare così, ma nella seconda parte di stagione Gasquet ha veramente cambiato attitudine, e a dimostrarlo ci sono i risultati: una semifinale a Wimbledon raggiunta dopo aver sconfitto in una epica battaglia Stan Wawrinka, i quarti agli Us Open, dove si è arreso solo di fronte a Federer, e tanti altri buoni piazzamenti. Certo, restano le solite lacune, come il dritto p, troppo inferiore al suo magico rovescio, e un fisico troppo fragile. Ma questa stagione può sicuramente essere definita come la sua rinascita. Purtroppo, a causa di un infortunio che si è procurato all’IPTL (ecco l’utilità di queste esibizioni) sarà costretto a saltare gli Australian Open. Non ci resta dunque che auguragli una pronta guarigione.

Richard Gasquet

Kevin Anderson: voto 7 e mezzo

Il brutto anatroccolo si è trasformato in cigno. Kevin Anderson, il grande servitore dalla forza mentale solida come, ha fatto finalmente il tanto atteso salto di qualità. La svolta è arrivata ai Championships, dove ha fatto passare un brutto pomeriggio e anche qualcosa di più a Novak Djokovic, dandogli del filo da torcere come nessun’altra aveva fatto è avrebbe fatto durante le due settimane londinesi. La conferma è poi giunta agli Us Open, dove per la prima volta il sudafricano ha centrato i quarti in uno Slam, grazie all’impresa negli ottavi di finale, dove ha eliminato Andy Murray a suon di ace e servizi. Kevin è sicuramente il tennista che ha fatto più progressi nel 2015 e, se non si perderà ancora nelle sue incertezze, potrà continuare questo percorso anche l’anno prossimo.

Jo-Wilfried Tsonga: voto 6

È stata una stagione tutto sommato buona per Tsonga. Anche se è mancato l’acuto nei tornei che contano, il transalpino ha raggiunto una buona semifinale al Roland Garros, sconfitto dal futuro vincitore Wawrinka, i quarti di finale agli Us Open, dove ha perso ad un Marin Cilic (quel giorno) in grande spolvero, e la finale al Master 1000 di Shangi, dove nulla ha potuto dinnanzi al tritatutto Djokovic. Anche lui, un po’ come Berdych, sembra destinato ad arricchire la fila dei grandi tennisti che non vincono quasi mai contro i più forti. Ma a differenza del ceco, Jo è dotato di un’esplosività che lo renderà sempre una mina vagante, pericolosa per chiunque.

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Marin Cilic: voto 6-

La meteora croata, che agli Us Open del 2014 aveva sorpreso tutti, è tornato nella sua dimensione. Ma, nonostante le ire dei tifosi non proprio legittime, che si è attirato per aver osato battere sua maestà Roger Federer, Marin ha disputato una stagione non tropo negativa. Dopo un inizio disastroso, infatti, Cilic si è parzialmente riscattato a Wimbledon e agli Us Open, dove si è arreso (indovinate…) contro Novak Djokovic, troppo forte per lui. Tuttavia, in classifica è sprofondato fuori dai top10, e il solo titolo di Mosca non basta per potergli assegnare un voto superiore a questo. Nel 2016 Marin dovrà confermare i progressi fatti con Ivanisevic, e tentare nuovamente un exploit inatteso.

Milos Raonic, Grigor Dimitrov, Nick Kyrgios: voto 3

Per motivi diversi, ma questi tre tennisti sono accomunati da una ap stagione a dir poco deludente. Milos Raonic, il canadese dal grande servizio, dopo un inizio di anno scoppiettante, in cui sembrava definitivamente lanciato verso la vetta, si è dovuto fermare per un infortunio al piede che gli ha impedito di dare il meglio. Grigor Dimitrov invece ha dimostrato quanto sia inutile nel tennis l’estetica non abbinata ad una consistenza fisica, mentale e tattica. Insomma, “Baby-Federer” sembra sempre meno Federer, e sempre più invece una promessa mancata. Capitolo a parte invece per Nick Kyrgios. La stagione del giovane australiano complessivamente non è stata così negativa. Ma quel tristemente famoso episodio con Wawrinka, alla Rogers Cup, in cui è scaduto nella più becera volgarità, mi impedisce di dargli un voto superiore al 3. Ed è un vero peccato. Perché il ragazzo avrà pure una testa matta, ma a tennis gioca davvero bene.

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