Il pagellone maschile di Miami

Il pagellone maschile di Miami

Federer e Djokovic bocciati senza indugi. Splende il sole di Isner, vincente sulla rabbia di Zverev.
I voti ai protagonisti dell’ultimo grande torneo prima della terra.

di Nicola Corradi

Roger Federer 3: Dopo oltre un anno di eccellenza, la secca bocciatura arriva anche per lo svizzero, che perde all’esordio una partita già vinta cedendo alla distanza a Kokkinakis, pargolo australiano perennemente schiacciato da infortuni e dal compagno Kyrgios.
L’uscita del campione in carica, nuovamente favorito per la conquista del titolo, arriva come fulmine a ciel sereno, scombinando i piani di una platea adorante giunta a Miami al solo scopo di adorarlo. Segue, in conferenza stampa, l’annuncio della sua rinuncia a tutta la stagione su terra rossa, evitata come fosse veleno da ormai tre stagioni.
Il Federer visto nelle ultime due partite, sconfitte consecutive che da un lustro non si verificavano, niente ha a che vedere con quello che dodici mesi fa, nello stesso periodo, iniziò a dominare il circuito, ma più assomiglia alla versione proposta alle Finals dove perse dal cerbiatto Goffin. Nemmeno agli Australian Open, è giusto sottolinearlo, la condizione fu eccelsa. Bastò il talento, però, a compensare la mancanza di luicidità, diventata ora troppo ingombrante per essere arginata.
Lo stop, conoscendo i precedenti, lo riabiliterà. E sarà luce sui verdi prati dell’All England Club.

Novak Djokovic 3: Ombra sbiadita di se stesso, corpo vuoto che si muove sul campo senz’anima, cedendo di schianto all’inventiva di Paire che sadicamente lo sberleffa. È strano, guardando questo giocatore risulta difficile ricordare la dittatura da lui instaurata tre anni fa, quando nessuno, nemmeno tra i migliori, riuscì a interrompere una corsa apparentemente inarrestabile. Eppure si trova al secondo turno, gioca senza essere presente, butta la palla di là come smorto automa, corre in affanno tentando di prendere le smorzate del francese, divertito nel prendersi gioco dell’ex numero uno.
Non vedo Djokovic, non lo vedo più, e risulta difficile anche esprimere un giudizio.

Fabio Fognini 6: Sufficienza meritata, senza spingersi oltre. I primi due turni giocati dal ligure fungono da riscaldamento verso uno scontro di altissima caratura, nel quale, opposto a Fabio, si trova Nick Kyrgios.
Considerate le caratteristiche, caratteriali e tecniche, che i due sanno portare sul terreno di gioco, l’attesa e la speranza di assistere ad un match interessante erano altissime, salvo poi essere brutalmente smentite. L’australiano si impone con un doppio 6-3, mostrandosi di un livello per Fabio incontrastabile. Oggettivamente parlando, Kyrgios appartiene ad una categoria di giocatori superiore a quella del ligure, ed è quindi sbagliato sorprendersi del risultato. Rimane però un po’ di amaro di bocca, non per la sconfitta, ma per il modo in cui questa è arrivata.

Juan Martin Del Potro 6: I discorsi settimanali fatti sull’argentino hanno avuto come fulcro le parole di Goran Ivanisevic, che lo ha apertamente accusato di scorrettezza per le sue presunte simulazioni di infortuni e malesseri. Che in Delpo scorra una vena teatralmente melodrammatica non è certo una novità, motivo per il quale le ipotesi del croato risultano, agli occhi di molti, più che fondate. Sbagliato è, invece, attribuire a lui anche la colpa di un tifo argentino esagitato e rumoroso. Cede a Isner per stanchezza, venendo da un mese di sole vittorie come da anni non era abituato a ottenere, dopo aver vinto di esperienza partite iniziate con i favori del pronostico ma proseguite arrancando con un dritto sempre meno preciso. Dichiara, a fine match, di volersi prendere due settimane di pausa.
La sosta non farà altro che giovargli, e nonostante sulla terra possa faticare più del previsto, la seconda metà dell’anno sarà, per lui, fertile terreno di conquiste.

Pablo Carreno Busta 8: Lo spagnolo avanza nel silenzio della banalità, macina chilometri supportato da due gambe d’acciaio che caratterizzano l’essenza spagnola, illude avversario e pubblico di non poter fronteggiare un livello di tennis adatto alle fasi finali di un 1000, ma poi vince. Viene da domandarsi il perché, se questo sia un sortilegio proposto da un’esperta fattucchiera che abbia preso le sembianze di un tennista anonimo.
Pablo gioca, bene senz’altro, e con costanza porta a casa le partite, seguendo alla perfezione un dogma iberico consolidato con il tempo.

Alexander Zverev 8.5: L’autocrate del futuro dimostra una volta di più l’esattezza delle previsioni che lo vedono, almeno dal mio punto di vista, come il più vincente della nuova generazione. Non tanto, a suggerirlo, sono la conquista del titolo, o la finale disputata con una comprensibile tensione, ma le vittorie ottenute con sicurezza e tranquillità su Kyrgios e Coric, suoi futuri rivali negli appuntamenti di prestigio.
Paga troppi errori in un ultimo atto sommariamente ben giocato, perdendo la prima finale 1000 dopo le due già vinte lo scorso anno a causa della solita arroganza innata che gli impedisce di reagire con il giusto atteggiamento ai momenti di difficoltà.
Ha pur sempre vent’anni, è vero, ma quella racchetta spezzata con violenza si porta dietro i fischi del pubblico e dell’eleganza, quella invece no, non proprio ingenita.

John Isner 10: L’americano rende minuscolo, al suo cospetto, anche Del Potro, che nel consueto abbraccio finale gli appoggia la testa al basso petto somigliando ad un cucciolo di orso ferito. Conosciamo John, e con lui anche l’insensato luogo comune secondo il quale, oltre al servizio, non possegga nulla. Missili invisibili fendono l’aria alla battuta, seguiti da dritti che scavano solchi nel cemento. A questo si aggiungano frequenti discese a rete, propiziate dall’apertura alare di un aliante, e rovesci fulminei colpiti con coraggio persino in lungolinea.
Isner, nella semifinale vinta con Del Potro, è stato ingiocabile.
Completa l’opera vincendo il primo 1000 della carriera a trentatré anni, sfidando i pronostici che lo davano nettamente sfavorito. Titolo meritato, ampiamente, ricompensa per un’esistenza condotta all’insegna della sobrietà.
A lui vanno tutti i complimenti.

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  1. Fabrizio Lesca - 6 mesi fa

    Mi sembra assurdo celebrarlo così tanto negli ultimi 12 mesi e fare un commento del genere per due sconfitte!
    A 37 anni sta facendo cose da alieno che nemmeno gente di 20 anni fa…ci sta la flessione , l’articolo suona già da mezza condanna, mi sembra che ci sia troppa volubilita’ nei giudizi…

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  2. Daniela Sabbatini - 6 mesi fa

    Federer e’ al di sopra di ogni voto! Dobbiamo solo ringraziarlo che ancora giochi e ci delizi con il suo tennis inarrivabile

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  3. Giulio Marchio - 6 mesi fa

    Federer a 37 non deve dimostrare nulla a nessuno . Non lo si può bocciare per la sconfitta al primo turno , dopo aver vinto gli Australian open , al quarto torneo giocato da inizio anno . Ci sarà soltanto da rimpiangerlo quando deciderà di appendere la racchetta al chiodo

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  4. Enrico Filippini - 6 mesi fa

    Non puoi dare lo stesso voto a King e Djokovic.Djokovic sta rubando soldi a sponsor e organizzatori con le sue inguardabili partitelle della domenica.King invece ha perso perchè viene da una finale pazzesca e per mancanza di riposo e onorando avversario pubblico e organizzatori ha dato tutto quello che poteva.continuiamo tutti a dire che ha quasi quarant’anni e poi gli diamo un votaccio quando non splende come un ragazzino di vent’anni…….almeno un sei lo merita se vogliamo mantenere la coerenza delle parole dette e ridette.Zverev potrebbe il dieci perchè è mostruoso per rabbia potenza e tecnica ma gli darei un cinque per comportamento in campo e racchetta rotta.al Fogna darei sempre quattro perchè pur essendo un italiano mi entusiasma come un cazzotto sul naso…..

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  5. Antonella Visani - 6 mesi fa

    Kirgios superiore al ligure? Tecnicamente non direi proprio

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  6. Mat Somma - 6 mesi fa

    Pagelle giuste, ma mi piacerebbe vedere un giudizio su Dimitrov Enrico

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    1. Enrico Adamo - 6 mesi fa

      Voti correttissimi

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    2. Mat Somma - 6 mesi fa

      Per me però delpo da 7, ha vinto con poco fiato

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