Il glossario del tennista: tie-break

Il glossario del tennista: tie-break

Il tie-break, termine inglese nato negli anni ’60, fa parte del linguaggio di base anche per i tennisti più neofiti: ma dalle sue origini ad oggi è cambiato molto nel mondo del tennis e anche per il futuro qualche cambiamento pare essere in cantiere.

di Alessandro Rodella, @AleRodella

Partendo dalla definizione, il tie-break nel mondo del tennis è il game che, alla fine di un set conclusosi sul sei pari, attribuisce la vittoria al giocatore che per primo riesce a realizzare sette punti avendone due di vantaggio. Questo termine venne coniato per la prima volta nel 1965 da Jimmy Van Alen, americano che ha fondato anche l’International Tennis Hall of Fame.

La prima apparizione però del tie-break risale al torneo di Newport come sperimentazione per poi essere omologato ufficialmente allo US Open del 1970, edizione vinta da Ken Rosewall e Margaret Court. In origine il vincitore di questo particolare game era il primo giocatore ad arrivare a cinque punti e da Wimbledon 1971 si giocava in tutti i set ad eccezione dell’ultimo quando si arrivava sull’otto pari.

Fu dal 1976 che si passò agli odierni sei giochi pari e da allora le regole si sono mantenute intatte fino a oggi: la numerazione dei punti è in ordine crescente tradizionale (1,2,3,…) e non come gli altri giochi (15,30,40), il giocatore che si trova alla risposta nel dodicesimo gioco ha il diritto di servire il primo punto del tie-break e successivamente i giocatori si alternano al servizio ogni due punti giocati, in modo da servire, ciascuno, un punto dal lato sinistro e uno da quello destro del campo. Ogni sei punti giocati si procede al cambio di campo, durante il quale i giocatori non possono sedersi (così come nei cambi di campo seguenti il primo gioco di ogni set).

L’invenzione del tie-break è stata necessaria per contenere i tempi di gioco, ma nei tornei dello slam (ad eccezione dello US Open) il quinto set non è deciso dal jeu decisif, ma bensì si procede ad oltranza con i giochi classici fino a che un giocatore non ha due game di vantaggio sull’avversario. Con un occhio al futuro si sta cominciando a parlare anche di un super tie-break ai 10 o 21 punti che potrebbe sostituire il quinto set: secondo molti il vero campione si vede infatti nel tie-break, quando nell’arco di pochi punti il margine di errore è pari allo zero.

Non è un caso infatti che la storia del tennis ricordi in modo indelebile proprio un tie-break, quello fra John McEnroe e Björn Borg nella finale di Wimbledon del 1980: i due campionissimi disputarono infatti ben 34 punti a suon di vincenti e match-point cancellati portando il tennis ad un livello praticamente divino. Il record di tie-break più lungo spetta alla coppia Montanes-Ramirez Hidalgo che ad Estoril nel 2007 batterono 23-21 Cermak-Aspelin.

Il tie-break, ormai divenuto regola imprescindibile, ha avuto anche lui qualche scettico nei anni, ma dopo quasi cinquant’anni il bilancio di questa introduzione è sicuramente positivo: il livello raggiunto dal tennis attuale fanno sì che racchiudere le sorti di un set equilibrato nell’arco di sette punti portano un’adrenalina e uno spettacolo tale da stare con il fiato sospeso colpo dopo colpo.

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