Marcelo Ríos: il #1 al mondo senza Slam

Marcelo Ríos: il #1 al mondo senza Slam

Sono passati 20 anni dal miracolo del cileno Marcelo Ríos, che pur non vincendo alcun Major, conquistò la vetta ATP. È giusto dunque celebrare “El zurdo de Vitacura” e il suo estro sudamericano

di Mattia Esposito

“Mi piace Ríos Mi piace il suo gioco. Quando gioca bene, è divertente da veder giocare. Perché lui è qualcosa di diverso dal resto.”

-ROGER FEDERER

Se a dire una cosa del genere, è il migliore di sempre, ogni commento potrebbe essere superfluo. Il GOAT, che nei primi anni di carriera fece en plein di vittorie contro Marcelo Ríos in 2 partite, ha sempre avuto parole al miele per il cileno. Roger Federer, maestro e simbolo di eleganza, ha sempre apprezzato l’essere alternativo e spumeggiante del mancino sudamericano, tanto da dichiarare di essere divertito veder giocare lo spassoso classe ’75. Un tennista d’altri tempi, che ha caratterizzato gli anni 90 e gli inizi del 2000, con un tennis dominante a livello juniores e per 6 settimane anche a livello professionistico. Oggi, si celebrano i 20 anni del fenomeno cileno, beniamino e idolo di un popolo povero ma giocoso e sorridente, caratteristiche mostrate sempre fieramente da parte de “El zurdo de Vitacura”.

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GLI INIZI- Nato a Santiago del Cile nel 1975, El Chino si avvicina sin da giovane alla musica, diventando un artista eccentrico e misterioso ma allo stesso modo brillante e fuori dagli schemi. Questo modo di fare lo converte anche in campo, quando ad 11 anni comincia a giocare a tennis. Contemporaneamente si appresta ad intraprendere la carriera calcistica, lasciata ben presto agli albori degli anni ’90, periodo in cui nascevano coloro che fanno la storia della nazionale cilena di calcio con la vittoria di ben due Copa America e discrete apparizioni ai Mondiali. Marcelo Andres Rios Mayorga, figlio di ingegnere e maestra, domina a livello juniores, complice il sempre prezioso aiuto del guru e maestro Nick Bollettieri in quel di Bradenton, dove conosce la prima moglie Giuliana Sotela, prima di sposarsi con l’ex fidanzata dell’ex attaccante dell’Inter Ivan Zamorano. Il classe ’75 vince gli US Open juniores, e conquista le semifinali al Roland Garros e agli Open italiani, conquistando la vetta, impresa riuscita anche a livello ATP, dopo che l’ultimo a riuscire in questa doppia impresa era stato Stefan Edberg, che successivamente dichiarerà: “Mi sono allenato poche volte con Marcelo, ma ricordo come mi sorprese nel suo modo di colpire la palla. Lui era molto veloce e talentuoso. Colpiva la palla in modo fantastico, come il tennis che talvolta disegnava: era un piacere per gli occhi.” Entrato nel circuito ad appena 19 anni, nel 1994, gli basta appena un anno di apprendistato per vincere. La sua abilità nel capire prima dove sarebbe finita la pallina e la grande sensibilità di tocco furono i primi spunti più notevoli del sudamericano, che nel ’95, vinse 3 trofei su 4 finali, più l’unica vittoria da doppista. Conquistato il trofeo di Bologna, si riconferma anche ad Amsterdam e Kuala Lumpur, prima di perdere in casa a Santiago del Cile. L’anno successivo Marcelo conquista altre 4 finali, ma riesce a vincere solo in Austria, perdendo ancora in casa e il prestigioso torneo di Barcellona. 

TOP 10 E VETTA ATP- Nel 1997 Ríos giunge ai quarti di finale agli Australian Open, perdendo contro l’americano Michael Chang: questo prestigioso risultato lo porta ad occupare la posizione #7 al mondo. L’anno continua molto bene, vincendo il primo “Super 9”, attuale Master 1000, in carriera a Montecarlo contro lo spagnolo Àlex Corretja, che qualche settimana dopo si prenderà la rivincita a Roma. La tradizione di più finali a stagione prosegue, ed anche quell’anno, Marcelo giunse all’atto conclusivo in casa, per poi riprovarci ancora nel 2003, ma che, nonostante il cambio di location a Viña del Mar, rimase un tabù. Ríos perse altre due finali: Marsiglia e Boston, concludendo l’anno al 10° posto con i quarti di finale a Flushing Meadows come suo miglior piazzamento negli States, nello stesso anno del 4° turno londinese, superficie erbosa che lui odiava. Infatti, commentò il torneo di Wimbledon dicendo che l’erba era per mucche e per il gioco del calcio ma non per il tennis. Dunque, ecco il 1998, il miglior anno in assoluto del cileno considerato uno dei giocatori più controversi e estrosi di sempre e allo stesso tempo il migliore a non aver mai vinto uno Slam, triste realtà di chi magari nasce nell’epoca sbagliata. Ma nonostante ciò, il classe ’75 seppe farsi valere in carriera, conquistando la vetta, proprio quell’anno. All’inizio di quella magica annata, Marcelo vinse l’Heineken Cup e raggiunse la finale a Melbourne contro un altro giocatore discontinuo come Petr Korda. Un’edizione atipica, con l’assenza di giocatori in forma e di teste di serie pronte ad approfittarne: il cileno, con l’unica finale Major in carriera, salì al 5° posto. L’ottimo momento proseguì negli States, vincendo il Sunshine Double, diventando il secondo cileno più popolare di quel periodo solo dopo il calciatore Marcelo Salas. La clamorosa doppietta Indian Wells-Miami, portò Ríos alla vetta mondiale, diventando il primo giocatore sudamericano a riuscirci ed anche il giocatore più basso di sempre, essendo alto 175 centimetri. Sono passati esattamente 20 anni da quella impresa, un doblete unico, effettuato solo da alcuni nella storia di questo meraviglioso sport: Jim Courier (1991), Michael Chang (1992) e Pete Sampras (1994). Andre Agassi (2001), Roger Federer (2005-2006-2017) e Novak Djokovic (2011-2014-2016). In quel periodo Big Pete era primo da circa 102 settimane consecutive, ma incappò in un brutto momento di forma, con il cileno allora 22enne che ne approfittò alla perfezione: in California vinse in finale contro Greg Rusedski per  6-3, 6-7(15), 7-6(4), 6-4, giocando il tie break più lungo del ’98. Nel corso del torneo si prese la rivincita anche su colui che l’aveva battuto a Melbourne: Petr Korda. Giunti in Florida, Sampras perse al terzo turno contro il sudafricano Wayne Ferreira e il buon Marcelo si issò fino al trono battendo campioni in erba come Tommy Haas e Tim Henman ma anche Goran Ivanisevic, prima del capolavoro finale. Il 29 marzo, nella sua Miami, Andre Agassi tornava a giocare una finale ATP dopo lo stop forzato, dopo aver scalato la classifica da 141° a 22° al mondo nel giro di poche settimane. Vinse il cileno, 7-5 6-3 6-4 ai danni dell’ex 3 volte campione in Florida. Fu tripudio sugli spalti e in Cile: la storia e il miracolo si erano compiuti, come il suo sogno, come lo stesso Ríos ha dichiarato alla ATPWorldTour.com : “Uno dei miei obiettivi da giovane era quello di diventare #1 al mondo. Da #1 juniores alla top 100, fino a conquistare la vetta a 22 anni. Successe tutto così di fretta.” Un privilegio e un desiderio, battere il leader incontrastato americano, ma soprattutto il padrone di casa di Miami: “Pete era numero 1 da quasi 5 anni. Fu straordinario vincere due “Super 9” di fila contro grandi giocatori. Poi, vincere contro Agassi, nella sua Miami, fu uno dei match che ricorderò per sempre.” A fine match naturalmente ci tenne a sottolineare come era successo qualcosa di incredibile, anche per il suo paese, non abituato certo a certe imprese. Lo stesso Marcelo, tornato in patria, fu accolto come un eroe, comportandosi in maniera piuttosto scontrosa con certe dichiarazioni, ma perdonato per quanto fatto in quella data storica. Dopo 4 settimane fila in vetta, Marcelo vince gli Internazionali di Roma ed ad agosto torna altre due settimane al primo posto. La stagione si conclude con le vittorie della Grand Slam Cup a Monaco di Baviera e Singapore, uscendo al round robin delle ATP Finals.

LENTO DECLINO E RITIRO-  Nel ’99 Marcelo conquista Amburgo, Singapore e St. Polten per la terza volta in carriera, raggiungendo per il secondo anno di fila i quarti di finale al Roland Garros. Contemporaneamente, fuori dal campo, Marcelo si contraddistingue non firmando autografi ai propri fan, ingaggiando liti, come quando a Roma diede un pugno ad un tassista rifiutandosi di seguire la polizia. Genio e sregolatezza, cacciato varie volte da locali o fermato per eccessi di velocità, esangerando anche con il proprio staff come quando provò ad investire il proprio preparatore atletico. Insomma, un Dottor Jekyll e Mister Hyde vincente, che ha sempre dato spettacolo, in campo e fuori. Elogiato da Carlos Moya e tanti altri campioni, anche l’opinionista ed ex Leggenda come John McEnroe si è interrogato sullo stile di gioco del cileno: ” Non sono nemmeno sicuro che vada là fuori con una strategia in testa, Cliff. Va in campo e colpisce come viene, angola la palla, va a ruota libera confidando solo sul suo talento.” Nel 2000 riesce a vincere Umago, ma i primi problemi fisici si fanno sentire, che non gli negano le ultime gioie: la vittoria a Doha e a Hong Kong nel 2001 e quella a Stoccolma nel 2002. L’ultima finale invece è a Santiago del Cile, naturalmente, in casa: la carriera de “El Chino” si conclude il 5 aprile 2004 a 29 anni a San Luis Potosi in un Challenger. A 6 anni da quel magnifico primo posto, la schiena gli dice stop. Nel 2006 poi è tornato in grande stile nel Champions Tour, vincendo anche lì, quasi 6 titoli di fila, entrando nella storia: diventare #1 al mondo nel circuito Junior, Pro e Senior. Signori e Signore: “El zurdo de Vitacura”, il #1 al mondo senza Slam. Un vincente nato.

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