Come il mental coaching aiuta i professionisti

Come il mental coaching aiuta i professionisti

Avere l’approccio mentale giusto e controllare le emozioni in campo per un giocatore di tennis sono più importanti di un dritto o di un rovescio. Ecco i consigli di Allen Fox, ex tennista e autore di “Tennis: vincere la partita mentale”.

Nel tennis ogni punto ha una valenza particolare, set point, match point o break point. Un punto vinto o perso può far notevole differenza nell’economia della partita, può elevarti ad uno stato di superiorità sul tuo avversario oppure minare la tua fiducia ed aver effetti devastanti. Secondo Allen Fox, ex giocatore e autore di Tennis: vincere la partita mentale, c’è enorme oscillazione su ogni punto.

“In altri sport non succede, sarebbe come se nel basket dicessero che dopo 10 minuti un canestro vale 10 punti, nel tennis i giocatori devono essere particolarmente disciplinati per gestire lo stress”.

Secondo Fox i migliori allenatori son anche grandi psicologi. Dice Fox: “Questa è la maggior parte del lavoro, controllare le emozioni, il gioco è estremamente stressante non ti puoi rilassare un momento, è fondamentale controllare le proprie emozioni tra un punto e l’altro“.

Justin Gimelstob, altro ex giocatore diventato opinionista televisivo, sostiene che mantenere la mente libera per concentrarsi sulle cose che si possono controllare durante una partita, è l’ingrediente fondamentale per ottenere successo.

Raonic
L’ex doppista continua dicendo: “L’abilità nell’affrontare situazioni di grande stress è una competenza reale che è un valore significativo per un’atleta di livello”.

Fox afferma: “I professionisti non sono normali essere umani, hanno il controllo sulla maggior parte delle emozioni, non permettono che le stesse controllino la loro parte razionale, ma fanno il contrario. Non lasciano spazio allo scoraggiamento e alla rabbia, le emozioni devono essere propositive, devono essere trasformate per giocare al meglio”.

La chiave per far ciò inizia fuori dal campo: Fox cita Federer come esempio: “All’inizio aveva un brutto carattere poi ha capito, a 19-20 anni che era importante gestire le emozioni, cosa che Nadal sapeva già fare a 17 anni, e che apprese dopo parte della sua carriera con risultati ottimali”.

“I buoni giocatori controllano le emozioni per stimolarsi in situazioni critiche”. Secondo Gimelstob tutti i giocatori hanno stili diversi ma puntano tutti al controllo. Fox pensa che le capacità mentali sono più scelta che pratica, se si focalizza su cosa sarebbe successo se avessi vinto quel punto o se vincerò quello successivo si è finiti, è in queste situazioni che l’allenatore incoraggia di padroneggiare le tecniche per gestire lo stress.

“E’ naturale che la mente vada a focalizzare l’attenzione su un un punto importante, ma la ricerca dimostra che essa riesce a concentrarsi su un pensiero importante alla volta, per cui è importante occupare quello spazio sul movimento o sul lancio della palla“.

L’emozione è uno strumento potente in grado di cambiare la strategia di un match: i giocatori che hanno il pieno controllo mentale hanno una prospettiva diversa e spesso ottengono anche un risultato diverso.

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