Sette racchette azzurre sotto il cielo di Rio

Sette racchette azzurre sotto il cielo di Rio

Il team azzurro, composto da sette tennisti, si presenta a Rio con l’obiettivo della medaglia. Ma gli azzurri rischiano di essere competitivi solo nel doppio.

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SENZA MEDAGLIE DA 92 ANNI – Con l’ingresso in extremis di Thomas Fabbiano nel tabellone di singolare, la spedizione azzurra all’Olimpiade di Rio de Janeiro (con i già certi Fabio Fognini, Andreas Seppi, Paolo Lorenzi, Roberta Vinci, Sara Errani e Karin Knapp) sarà composta da sette tennisti. Il presidente del CONI, Giovanni Malagò, ha espresso ottimismo riguardo alle possibilità delle racchette italiane: “A Rio mi aspetto una medaglia dal tennis. Vinci ed Errani hanno ricominciato adesso, vediamo cosa sapranno fare. Poi c’è un Fognini in gran forma e c’è anche il doppio misto che all’Olimpiade è una competizione come singolo e doppio”. L’Italia è dunque pronta per arricchire il proprio medagliere che solo una volta (nel lontano 1924 con il bronzo di Uberto de Morpurgo, ininfluenti invece bronzi di Cané e Reggi a Los Angeles, col tennis relegato a sport dimostrativo) ha beneficiato dei risultati dei tennisti?

POCHE SPERANZE NEL MASCHILE – Djokovic e Murray sono gli ovvi favoriti del singolare maschile, con Nadal, Wawrinka e Nishikori possibili outsider. La pioggia di eccellenti ritiri (Federer, Berdych, Raonic e Gasquet) ha regalato all’Italia un altro rappresentante, Thomas Fabbiano, attualmente numero 113 del ranking ma con un passaggio fra i primi 100 appena tre mesi fa. Il tennista tarantino, che ha vinto solo quattro dei diciassette incontri disputati nel tour maggiore (solo due apparizioni, con eliminazione al primo turno, negli Slam), è un Gulliver nella terra dei giganti: dal suo metro e settantatré ha costruito la propria classifica con la dura gavetta dei challenger e, a meno di un vero e proprio miracolo sportivo, non sarà competitivo per il palcoscenico delle Olimpiadi. La strada per la medaglia appare assai problematica anche per Andreas Seppi e Paolo Lorenzi: l’altoatesino (precipitato al numero 74) sta attraversando un periodo travagliato e solo a Nottingham ha superato più di due turni nel 2016; al contrario, “Paolino” ha appena raggiunto il best ranking e vinto il primo torneo ATP della carriera ma il diligente senese non ha armi da opporre ai colossi della top10. L’impressione, quindi, è che nel singolare maschile l’Italia possa affidarsi solo alle lune di Fabio Fognini, apparso in buona forma ad Umago (dove ha influito anche un tabellone da challenger) e nella vittoria ai danni di Steve Johnson a Toronto (prima di rovinare tutto cedendo clamorosamente contro Donaldson); a Rio però si gioca su cemento outdoor, superficie su cui Fognini raramente ha impressionato, e persino un bronzo rappresenterebbe una sorpresa.

DONNE TRA ACCIACCHI E SCARSA FIDUCIA – Anche il tabellone femminile è stato falcidiato da una serie di rinunce (su tutti quello della gravida Vika Azarenka) ma le presenze delle due Williams, di Radwanska, Kerber e Muguruza garantiscono un livello molto alto al torneo. Dopo il rifiuto di Francesca Schiavone alla wild card offerta dall’ITF (la tennista milanese ha preferito partecipare al torneo di Nanchang) e il tribolato affaire Giorgi che ha portato all’esclusione di quest’ultima, l’Italia si presenta solo con tre tenniste. Roberta Vinci, anche a causa di una condizione fisica non ottimale, è ancora nella top10 ma non ha confermato – ad eccezione della settimana di S. Pietroburgo – i risultati dell’anno scorso e non dà l’impressione di poter ripetere l’exploit di Flushing Meadows. Situazione simile per Sara Errani (scivolata alla posizione 25 del ranking) che, dopo un buon inizio di stagione, è incappata in una pesante serie di sconfitte e la scorsa settimana ha dato forfait al secondo turno di Montreal (dovrebbe comunque recuperare per Rio). Completa la batteria azzurra una rediviva Karin Knapp, fuori dalle prime cento per i soliti problemi fisici e lontana parente della potente tennista che aveva sfiorato la top30.

SI PUNTA FORTE SUL DOPPIO – In un torneo di doppio maschile privo dei gemelli Bryan (oro a Londra e bronzo a Pechino) e della coppia svizzera Federer/Wawrinka, ci si attende una finale fra la coppia francese Herbert/Mahut (vincitori a Wimbledon) e quella dei fratelli Murray. A causa del grave infortunio di Simone Bolelli, costretto a saltare il resto della stagione, l’Italia non può contare sulla sua coppia maschile più affiatata e vincente (un anno e mezzo fa il successo all’Australian Open); ci sarà quindi Seppi al fianco di Fognini, spesso capace nel doppio di far la differenza e limitare gli eccessi caratteriali. Dà maggiori certezze la coppia femminile con la ricostituzione della storica coppia Errani/Vinci, vincitrice di ben cinque prove di doppio dello Slam fra il 2012 e il 2014 e quartifinalista a Londra (fermate con un perentorio 6-1 6-1 dalle sorelle Williams, anche stavolta le più quotate per la vittoria finale). Difficile che possano tornare allo stesso livello di qualche anno fa (e, infatti, a Montreal hanno subito perso contro la coppia slovena Klepac/Srbotnik) ma se l’Italia ha qualche speranza di medaglia, questa è sicuramente legata alle sorti delle “Chichis”. Resta infine il doppio misto: la coppia non è stata ancora decisa ma è probabile che si punti sul duo Fognini/Errani (rinunciando alla classe di Robertina Vinci). Nelle coppie Fognini/Seppi, Errani/Vinci e l’ipotetica Fognini/Errani sono quindi riposte le maggiori possibilità di medaglia per un’Italia che, come nel resto della storia delle Olimpiadi, non parte in prima fila per quanto riguarda il tennis.

Di Davide Truglio

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  1. Marinella Di Felice - 12 mesi fa

    Le olimpiadi tirano fuori il meglio dagli atleti! Tutti si faranno onore!

    Rispondi Mi piace Non mi piace

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