1990, Il Roland Garros di Andres Gomez

1990, Il Roland Garros di Andres Gomez

La gloria di Andres Gomez, campione del Roland-Garros nel 1990

di Nicola Pucci

Il braccio mancino era tra i più raffinati del circuito, la grinta non proprio da lottatore indomito, insomma si faceva rispettare tra le seconde linee più pericolose a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta: Andres Gomez, di nome, Ecuador, di nazionalità, campione del Roland-Garros nel 1990.

Sì, perché nella carriera dei campioni o comunque dei buoni giocatori c’è sempre il torneo che ti affida alla storia del tuo sport e per Gomez l’alba dell’ultimo decennio del XX secolo fu luminosa. L’edizione parigina del mondiale su terra battuta del 1990 ha due meravigliosi interpreti del gioco d’attacco come principali teste di serie, Edberg l’esteta scandinavo e Becker il bombardiere tedesco, Chang è il sorprendente campione in carica, Agassi il nuovo che avanza e Muster, Chesnokov ed Emilio Sanchez il trio di specialisti del rosso dati in forma smagliante e dominatori dei prestigiosi appuntamenti di Montecarlo e Roma. Gomez è quarta testa di serie e demolirà le illusioni di tutti loro.

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Lendl, numero uno del mondo, non è della partita per concentrarsi sull’obiettivo Wimbledon, il torneo comincia col botto e due pivelli di talento, Bruguera l’arrotino ed Ivanisevic il gran battitore, neppure ventenni, bocciano le ambizioni dei primi due favoriti del seeding francese, Edberg schiacciato dall’iberico con un severissimo 6-2 6-2 6-1, Becker battuto in rimonta dallo jugloslavo 5-7 6-4 7-5 6-2. Primo turno da completare e per la prima volta nella storia di uno Slam le prime due teste di serie sono giù fuori dai giochi. Gomez ha due avversari abbordabili, Luna e Filippini, eliminati in tre comodi set, con l’altro mancino Volkov lascia per strada un set prima di beneficiare del forfait di Gustaffson agli ottavi di finale. L’inatteso Champion, modesto regolarista da fondocampo, assurge al rango di eroe passando dalle forche caudine delle qualificazioni ed eliminando giocatori dal buon pedigree sul rosso, nell’ordine Prpic, Aguilera, Forget e Novacek; Ivanisevic e Muster guadagnano i quarti di finale rispettando i pronostici.

Che succede nel frattempo nella parte alta di tabellone? Bruguera fallisce la prova del nove perdendo con l’ostico Svensson, Noah regala gli ultimi sussulti della carriera prima di cedere al tennis tutto sostanza di Perez Roldan, Leconte surclassa Chesnokov, Agassi e Chang fanno fuori Courier e il più piccolo dei fratelli Sanchez, Javier, per presentarsi ambiziosi allo scontro diretto.

Quarti di finale, dunque, con Svensson che arresta la cavalcata di un Leconte a corrente alternata ed Agassi che vieta il bis a Chang, vincendo in quattro set e diventando il più serio candidato alla vittoria finale. Gomez spenge il sogno di Champion in tre facili set, 6-3 6-3 6-4, ed incrocia Muster in grande spolvero, già re di Roma, che impone d’esperienza e mestiere l’alt ad Ivanisevic. Proprio in semifinale Gomez gioca una partita-capolavoro, vincendo in tre set con Muster e raggiungendo la prima finale di un Major alla bella età di trent’anni, Agassi batte Svensson e pure lui va a prendersi la prima finale di Grande Slam di una carriera che si annuncia fulgida.

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In finale, dunque, il 10 giugno 1990, due giocatori divisi all’anagrafe da dieci anni, mancino dal dritto che fa male e dalle movenze compassate Gomez, destro con un prodigioso gioco d’anticipo e gambe velocissime Agassi, che ha i favori del pronostico dalla sua. Ma l’ecuadoriano ha nel mirino l’occasione della vita, dopo due vittorie a Roma e un successo parigino in doppio nel 1988 accoppiato ad Emilio Sanchez, parte di gran carriera e fa suo il primo set, 6-3. Agassi stenta ad entrare in partita, carico di tensione e difettando di esperienza, ma nel secondo set registra colpo d’occhio e rovescio bimane chiudendo facile, 6-2. Ora sì che il match, da noioso, diventa avvincente scaldando gli animi dei parigini che si schierano con Gomez. Andres disegna attacchi vincenti col dritto, sortite a rete improvvise ed accelerazioni mortifere, Agassi risponde col corri-e-tira ma non riesce a prevalere. 6-4 6-4 terzo e quarto set e infine Gomez, il perdente di lusso, conosce la gloria.

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