Alla scoperta di Marc Lopez (perché una medaglia d’oro, in fondo, l’ha vinta anche lui)

Alla scoperta di Marc Lopez (perché una medaglia d’oro, in fondo, l’ha vinta anche lui)

Vissuto nell’ombra del più illustre compagno di doppio Rafael Nadal, Marc Lopez è il miglior doppista in circolazione dopo le vittorie al Roland Garros e alle Olimpiadi di Rio de Janeiro: «E pensare che io e Rafa non dovevamo nemmeno giocare insieme…».

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Le Olimpiadi di Rio de Janeiro hanno coinciso, in parte, con l’inaspettato ritorno di Rafael Nadal. Dopo circa tre mesi di assenza per infortunio, il campione maiorchino ha infatti brillato in singolare, battendo in modo convincente ottimi avversari, prima di arrendersi – sul filo di lana – a Juan Martin Del Potro e a Kei Nishikori – che gli hanno privato la gioia di una medaglia. Rafa, di nuovo in campo questa settimana al Master 1000 di Cincinnati, ha però sorpreso tutti in doppio, dove ha conquistato il secondo oro olimpico (dopo quello conquistato in singolare a Pechino 2008). Tra le tante e meritate celebrazioni, però, pare che i media abbiano trascurato un po’ troppo Marc Lopez, il suo compagno d’avventura, a cui va data l’esatta metà del merito dell’inattesa vittoria. È giunto il momento di rendergli giustizia.

ONESTO SINGOLARISTA – Vissuto costantemente nell’ombra del ben più illustre connazionale durante la prima, intensissima, settimana olimpica, Marc Lopez non può certo dirsi l’ultimo arrivato per quanto riguarda il doppio maschile. Nato a Barcellona, classe 1982, ha disputato una discreta carriera da singolarista (best-ranking alla 106esima posizione raggiunto nel 2004). Non ha mai vinto nulla, e negli Slam ha raggiunto al massimo un secondo turno al Roland Garros (2003), ma si è tolto alcune soddisfazioni, come nel 2001, alla Mercedes Cup di Stoccarda, dove si è spinto fino in semifinale battendo, tra gli altri, l’allora testa di serie n. 8 Guillermo Coria e il n. 13 Alberto Martin.

DOPPISTA DI CLASSE – Le sue più grandi vittorie, però, sono avvenute in doppio, dove ha conquistato ben 13 titoli. Il fatto curioso è che ha sempre alzato un trofeo insieme a un connazionale: cinque volte con Rafael Nadal, quattro con Marcel Granollers, due con David Marrero e Feliciano Lopez. La forte amicizia che lo lega al campione maiorchino si è unita ben presto a un sodalizio sportivo che ha portato a entrambi grandi soddisfazioni: insieme hanno vinto due volte a Indian Wells (2010 e 2012) e a Doha (2009 e 2012), oltre ovviamente all’ultimo successo olimpico. Insieme a Marcel Granollers ha trionfato agli Internazionali d’Italia nel 2012 e alle Atp Finals di Londra lo stesso anno, battendo l’affiatata coppia indiana Bhupati/Bopanna. Altra cosa curiosa: a Londra 2012 proprio Marc era stato scelto per sostituire Rafael Nadal, allora infortunato, nel doppio maschile, in coppia con Granollers. Il duo spagnolo si era però fermato all’esordio, contro gli israeliani Erlich/Ram. È con Feliciano Lopez che Marc ha ottenuto la sua vittoria più bella, il suo primo Slam: appena due mesi fa, al Roland Garros, la coppia spagnola aveva sbaragliato tutti gli avversari, per poi sconfiggere le leggende del doppio Mike e Bob Bryan dopo tre lottatissimi set. Con i recentissimi successi al French Open e ai Giochi, Marc Lopez può essere considerato l’attuale miglior doppista in assoluto. Un’evidenza che si è vista in questi giorni in campo: unita all’esplosività di Rafa, la maggiore esperienza tecnico-tattica di Lopez nella specialità del doppio hanno permesso una continuità di vittorie del duo spagnolo contro avversari temibili, fino al successo in finale contro gli affiatati canadese Daniel Nestor (43 anni, uno dei grandi monumenti di questa disciplina) e il più giovane Vasek Pospisil.

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BARCELLONA 1992, L’ARGENTO DI ARRESE –  Uno dei pochi quotidiani che ha riservato spazio a Lopez è stato Marca, con una lunga e interessante intervista: «L’oro ha un sapore celeste, è un sogno, il massimo a cui un atleta può aspirare. Non ho parole, non ho ancora compreso fino in fondo il mio successo. Salire sul podio, sentire l’inno del proprio Paese è un’emozione che ti ripaga di tutto. Quante volte ho visto questa scena in Tv, con altri atleti: vivere questa esperienza di persona è meglio». Marc ha descritto così le sue emozioni dopo aver toccato il cielo. Lui, veterano 34enne, poco abituato ai grandi trionfi e alla luce dei riflettori, dopo una lunga carriera all’insegna dell’impegno e del duro lavoro nelle retrovie finalmente è diventato protagonista di qualcosa di troppo più grande delle sue umili aspettative. Per questo esprime la sua gioia con la stessa naturalezza di un ragazzino. Lopez ha iniziato a seguire le Olimpiadi a Barcellona 1992: «Sono nato lì, e in quel periodo avevo appena 10 anni. Mia madre era una volontaria ai Giochi, e io vedevo quella manifestazione con stupore e meraviglia. Tra tutti i grandi momenti di quell’edizione, ricordo bene quando il mio connazionale Jordi Arrese vinse l’argento in singolare. Provai una gioia indescrivibile».

UNA VITTORIA D’ISTINTO – E pensare che Marc e Rafa, alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, non dovevano nemmeno giocare insieme: «Io dovevo fare coppia con Feliciano Lopez, Rafa con Verdasco. “Nando” però si è dovuto ritirare per diversi motivi, e così sono finito insieme a Nadal. È stato un caso, insomma, o forse Dio ha voluto così. Ringrazio ancora Rafael e Conchita [Martinez] per la fiducia che hanno riposto in me». Secondo Marc, il gioco vincente insieme a Rafa non è stato molto studiato, ma si è più basato sull’istinto. «In teoria sono io lo specialista, ma il più forte tra i due è senza dubbio lui», ha affermato Marc con la sua solita umiltà. «Lui ha più esperienza ed è molto più calmo di me, che in certi momenti della partita sono più teso e nervoso. Abbiamo giocato molto d’istinto, non è che abbiamo preparato chissà quali tattiche… Il nostro gioco si fonde bene insieme: lui è fortissimo nel gioco dal fondo, sotto rete invece me la cavo meglio io, anche perché lui non è abituato a giocare in doppio. Il mio punto debole è il servizio, che non è mai stato ottimo, ma si sa, ognuno ha i suoi punti deboli». Marc ha infine svelato il presunto segreto per giocare bene in doppio: «Non c’è – ha risposto ridendo -, la tattica migliore è quella di giocare con entusiasmo e dare il massimo punto dopo punto».

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