Althea Gibson, la pioniera del tennis afroamericano

Althea Gibson, la pioniera del tennis afroamericano

Oggi Althea Gibson, la prima campionessa afroamericana, la prima tennista di colore a vincere Wimbledon, avrebbe compiuto 89 anni. Noi la ricordiamo così.

Il 22 agosto del 1950 fu senza alcun dubbio una delle date più importanti della storia del tennis che ha rappresentato un momento cruciale anche per il riconoscimento dei diritti sociali degli afroamericani nella lunga lotta contro il razzismo. Sessantaquattro anni fa infatti, esattamente oggi, scese in campo per la prima volta in un torneo internazionale una giocatrice di colore, Althea Gibson, unica tennista afroamericana riuscita a diventare numero 1 del mondo fino all’arrivo di Venus Williams quasi 50 anni dopo.

Siamo negli anni in cui la segregazione razziale è ancora ben lontana dall’essere estirpata dalla società americana. Sulle vetrine dei negozi campeggiano ancora i cartelli che vietano ai neri di entrare, sugli autobus c’è una settore riservato a loro e anche nelle scuole le classi sono divise in base al colore della pelle. E nello sport, ancor di più nel tennis, vale la stessa regola. Fino a quel giorno, infatti, i tennisti neri potevano giocare solo in tornei riservati a loro e naturalmente gli era vietato l’ingresso nei tennis club.

Althea, figlia di due raccoglitori di cotone della Carolina del Sud, nasce nel 1927 e come lei stessa racconta, cresce quale “selvaggia di strada arrogante” nel quartiere newyorkese di Harlem, dove la famiglia si trasferisce nel 1930. Scopre il tennis quando il suo vicino di casa e musicista Buddy Walker le regala una racchetta. Di lì a poco decide di iscriversi ai tornei riservati agli afroamericani organizzati dall’American Tennis Association. Nel 1946 raggiunge la sua prima finale Ata ma viene sconfitta. Ciò nonostante viene notata da alcuni addetti ai lavori che la fanno crescere ancora sotto la loro ala protettiva. E lei comincia così a vincere tornei a ripetizione, imponendosi per 10 anni nel campionato singolare femminile. Nel frattempo, ottiene una borsa di studio alla Florida A&M University e cerca invano di entrare nel circuito dei country club, in cui la presenza di neri è severamente vietata.

Ma il terreno diventava via via sempre più fertile. Già due anni prima il giocatore di baseball afroamericano Jackie Robinson riuscì a entrare in una lega professionistica sportiva nordamericana. Ma stiamo parlando comunque di uno sport popolare in cui fu più facile rompere il tabù, a differenza del tennis considerato da sempre uno sport per bianchi e per ricchi. La svolta avvenne grazie all’intervento dell’ex giocatrice, e idolo della stessa Gibson, Alice Marble, che in un editoriale pubblicato sull’American Lawn Tennis Magazine nel giugno del 1950 appoggiò la sua causa: “Se il gioco del tennis è uno sport per gentiluomini e gentildonne, è tempo di comportarci un po’ di più come persone gentili e un po’ di meno come ipocriti bigotti <…> Se Althea Gibson rappresenta una sfida per l’attuale raccolto delle donne che praticano questo sport, è giusto che a tale sfida si risponda sul campo”.

gibson in actionFu così che per Althea si spalancarono le porte del circuito internazionale. Ma per il momento si trattava sempre di porte di servizio: sia negli Stati Uniti che fuori doveva fare i conti con il rifiuto degli alberghi a ospitarla, quando giocava doveva usare l’entrata di servizio e non poteva andare negli spogliatoi. L’unica cosa che poteva fare era scendere in campo, annientare l’avversaria di turno e uscire da dove era entrata.

Il 22 agosto del 1950, dunque, la Gibson debutta ufficialmente in un torneo dei campionati Usa, a Forrest Hills, ottenendo anche la sua prima vittoria battendo Barbara Knapp in due set. Inizia la sua storia ricca di vittorie e trofei. Tra questi ricordiamo gli Open di Francia nel 1956 (primo Slam conquistato da un atleta di colore) battendo in finale Angela Mortimer con il punteggio di 6-0, 12-10, gli U.S. Open per due anni consecutivi nel ’57 contro Louise Brough per 6-3, 6-2, e nel ’58 battendo Darlene Hard, sua compagna nel doppio, con il punteggio di 3-6, 6-1, 6-2. Vinse anche due edizioni consecutive di Wimbledon: nel ’57 battendo Darlene Hard per 6-3, 6-2 e nel ’58 sconfiggendo Angela Mortimer per 8-6, 6-2. Fu numero 1 del ranking mondiale proprio nel biennio ’57-’58.

Le dichiarazioni della Gibson il giorno in cui vinse per la prima volta i Championships di Londra rendono l’idea di quanti sacrifici abbia dovuto fare e quanta ostinazione abbia dovuto avere per raggiungere la vetta del tennis mondiale: «Stringere la mano alla Regina d’Inghilterra è un bel passo in avanti rispetto a doversi sedere nella parte riservata ai neri sull’autobus per andare in centro a Wilmington, nella Carolina del Nord».

Althea si ritira dall’attività agonistica all’età di 31 anni e successivamente si reinventa giocatrice di golf, rompendo il tabù razziale anche nell’altro sport d’élite. Lascia il golf nel ’71, anno in cui entra a far parte della National Lawn Tennis Association Hall of Fame. Muore a 76 anni per una crisi respiratoria all’ospedale del New Jersey il 28 settembre 2003.

williams

“Le possibilità che ho oggi le devo a persone come Althea – ha dichiarato quattro anni dopo al Washington Post, Venus Williams – Cerco soltanto di seguire la strada che ha tracciato e ripetere i suoi passi”.
“So che ogni volta che metto il piede in campo – ha detto nella stessa occasione Serena Williams – lo faccio per me e per tutti i bambini afroamericani che hanno il sogno di diventare qualcuno ma non i mezzi”.

stamp altheagibsonIl leggendario commentatore americano di tennis, Bud Collins, una volta scrisse che non è mai esistito un giocatore di tennis che ha dovuto saltare così tanti ostacoli per diventare campione più di quanto non abbia fatto Althea Gibson. Lo scorso anno, in occasione degli Us Open, lo U.S. Postal Service ha prodotto un francobollo first class, “Althea Gibson Forever” per la serie dei Black Heritage, in omaggio alla grande tennista americana degli anni ’50.

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