Goran Ivanisevic: il bombardiere di Spalato

Goran Ivanisevic: il bombardiere di Spalato

OPINIONE – Goran Ivanisevic ha saputo ritagliarsi uno spazio importante, grazie a partite incredibili ed emozionanti dove ha tenuto testa ai migliori grazie al suo colpo migliore, un servizio terrificante. Ripercorriamo qui la sua storia di “cavallo pazzo”, culminata con l’emozione più grande ed inaspettata: la vittoria del torneo di Wimbledon.

C’era una volta un mancino di 1m93, un estroso croato di grande talento troppo spesso sopra le righe durante il match, dotato di un potente braccio che gli ha permesso di battere tutti i record di Ace nella sua carriera, un colpo talmente veloce e autorevole che un giorno lo portò a dire ad un arbitro che lo aveva innervosito : “Come avete potuto vedere che fosse fuori (la palla)? Andava troppo veloce per voi!”.

La storia di Goran Ivanisevic può essere probabilmente riassunta in queste poche righe iniziali, un autentico bombardiere troppo spesso fregato da un carattere fumantino che gli ha impedito di ottenere successi e trofei, lasciandogli grandi rimpianti. Negli anni ’90 dominati da Becker ed Edberg prima e da Agassi e Sampras poi, il tennista croato si inscrive perfettamente nella lista degli eterni secondi, gli abbonati al podio che lasciano il loro nome esattamente al confine con la storia del tennis.

Ivanisevic battuto da Sampras a Wimbledon nel 1998
Ivanisevic battuto da Sampras a Wimbledon nel 1998

IL GIOCATORE – Goran è prima di tutto il Servizio, una preparazione molto bassa, mani al livello dei piedi, il braccio sinistro che si alza e un Ace alla fine, un colpo spettacolare quanto spesso odiato dai tifosi, come nella finale del torneo di Parigi-Bercy nel 1993 con il pubblico che comincia a fischiare il croato, reo di servire quel giorno con percentuali spaventose, impedendo al suo avversario Andrei Medvedev, non certamente un novizio, di toccare la pallina. Con 1000 Ace a stagione, toccando i 1477 nella stagione 1996, “Aceman”  scava solchi su tutti i terreni di gioco e bombarda avversari, fino al giorno dell’infortunio alla spalla che segna definitivamente la sua carriera.

Semplificare il gioco di Ivanisevic al solo servizio è un esercizio estremamente riduttivo, negli anni pre-infortunio infatti il croato mostra un rovescio capace di sfiorare la perfezione, un colpo micidiale a due mani nel quale è in grado di gettare tutta la potenza del suo corpo. Di ottima fattura anche il dritto, posizionato in angoli improbabili che gli consente di ottenere sempre molti punti, e le sue volée, affidabili e taglienti nonostante un’altezza che lo costringe a piegare notevolmente le sue lunghe leve.

Con un arsenale di questa fattura, il terreno principale dove Goran si rivela pericoloso è l’erba, in particolare quella più celebre, quella che fa sognare tutti i tennisti del mondo, Wimbledon. A Londra è semifinalista per la prima volta a soli 18 anni nel 1990, battuto dal tedesco Boris Becker, la sua prima finale Ivanisevic la centra due anni dopo, in quella che è soltanto la prima di una serie di sconfitte dolorose: favoritissimo infatti contro Agassi viene battutto dall’americano dopo 5 set palpitanti, stesso risultato che il croato ottiene nelle due occasioni successive, nel 1992 e nel 1998, contro Pete Sampras che lo batte in entrambi i match portando Goran a dichiarare: “Credo che mi suiciderò“.

Andre Agassi racconta l’epica vittoria di Wimbledon contro Goran Ivanisevic nel 1992.  

LA CARRIERA E LA MAGIA DI WIMBLEDON – Il percorso dell’uomo di Spalato di divide in due parti distinte, con l’infortunio che si situa più o meno nell’anno 1999. Prima Goran è un ottimo polivalente, molto regolare, il N°1 a livello di potenza, capace di sconfiggere spesso la coppia SamprasAgassi ed a seguire il loro percorso dall’inizio alla fine degli anni ’90. Sono gli anni delle 21 affermazioni nelle prove ATP, delle vittorie contro i Big in match incredibili e pieni di pathos ai quali non seguono però affermazioni nei tornei del grande Slam.

La fase post 1999 è quella della parabola discendente, causata dai molteplici infortuni alla spalla che costringono il tennista croato a saltare interi scorci di stagione tra riabilitazione ed operazioni. Ivanisevic non riesce più a tornare al top della sua forma e trasforma il suo tennis, molto più ragionato e meno potente, tanto da essere più redditizio sulle superfici lente. Questa seconda carriera non trova inevitabilmente nell’erba il suo normale rifugio e la delusione delle 3 finali perse, soprattutto quella del 1998 quando sembrava ormai vicino a Sampras, non lo aiuta di certo.

Ma il destino talvolta fa evoluzioni inaspettate, prima ti tradisce, ti deride, ti getta a terra con un senso di vuoto che pensi di non essere in grado di colmare, poi all’improvviso sembra ricordarsi di te e di ciò che ti aveva tolto, e allora ti lancia uno sguardo compiacente e decide di sostenerti fino alla fine, in un’impresa che ha il sapore dell’impossibile.

Per Goran che era ormai destinato a diventare l’ennesimo eterno “incompiuto” tutto questo accade il 09 luglio del 2001 alle ore 12:00, ed il terreno della rivincita è l’erba di Wimbledon, in una finale che ha qualcosa di magico visto che va in scena di lunedì, dopo due settimane di torneo segnate dalla pioggia.

Ivanisevic è ormai un giocatore prossimo al tramonto che per provare a disputare il torneo londinese, da N°125 del ranking ATP, deve passare per le qualificazioni, un’impresa per il croato che al Queen’s, tradizionale torneo pre-Wimbledon, era uscito al primo turno sconfitto dall’italiano Cristiano Caratti, non certamente un mostro sull’erba. A salvarlo ci pensano gli organizzatori che gli concedono una Wild Card per meriti sportivi.

Le due settimane del tennista di Spalato sono una sequenza di emozioni e vittorie da batticuore, si piegano infatti davanti a lui lo spagnolo Moya, l’americano Roddick, il britannico Rusedski, il russo Safin e l’idolo di casa Tim Henman, in una semifinale che dura 3 giorni a causa del meteo impazzito. I favoriti al “Championship” incredibilmente cadono uno dietro l’altro, il mito di Pete Sampras viene distrutto da un impertinente giovane venuto dalla Svizzera, Roger Federer, Agassi invece viene eliminato da un sontuoso Patrick Rafter che raggiunge la finale da assoluto favorito proprio contro Goran.

Il match fu una battaglia all’ultimo sangue fra due contendenti consapevoli che quella costituiva la loro ultima occasione, in un ambiente surreale Ivanisevic e Rafter danno vita ad un match epico lungo 5 set, ma è soprattutto l’ultimo game ad essere iscritto nella storia del tennis, 7 lunghi minuti tra ace, due doppi falli in altrettanti match point, preghiere al cielo e le lacrime finali che solo le immagini possono raccontare al meglio.

“Ho scalato l’Everest. Ogni minuto di quelle due settimane è stato indimenticabile. In quel momeno non sapevo più cosa fare, l’intera carriera mi è passata davanti, insieme alle 3 finali perse su questo campo. La premiazione è stata una sorpresa, le altre volte andavo per primo per il piatto, stavolta ero il secondo e potevo alzare il trofeo con tutti quei grandi nomi scritti sopra. Li avevo visti baciare ed alzare la Coppa, io ho sempre pensato di meritarmela. Incredibilmente ci sono riuscito nell’anno in cui sono arrivato a Londra da turista. Non poteva succedermi niente di più bello, è stato il giorno più indimenticabile della mia vita“.

Con queste parole post match Ivanisevic racconta le incredibili emozioni di quel giorno, da primo invitato al torneo della storia a vincere Wimbledon. Nessuno ormai credeva che Goran potesse riuscire ad imporsi in un Grande Slam dopo le grandi delusioni degli anni precedenti, il croato c’è riuscito nel suo torneo preferito ormai alla capolinea della sua carriera. Scusate se è poco.

Goran accolto da eroe a Spalato
Goran accolto da eroe a Spalato
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