I magnifici otto: Kei Nishikori, il “Project 45” che ce l’ha fatta

I magnifici otto: Kei Nishikori, il “Project 45” che ce l’ha fatta

Per il terzo anno di fila, Nishikori parteciperà all’ultimo atto in corsa per un posto al sole. Sarà questo il suo anno? Riuscirà ad imporsi?

Chi non ricorda la storia dell’olandese volante, vascello fantasma che secondo il folclore nordeuropeo solcava i mari senza una meta ben precisa. Su questi mari sta navigando ormai da diverso tempo Kei Nishikori, istrionico giapponese classe 1989 beniamino dell’intero Sol Levante e capostipite di una generazione, quella asiatica, che mai ha goduto di successi nel tennis mondiale.

Per il terzo anno di fila, Kei è riuscito nell’impresa di qualificarsi per le finals di Londra, un obiettivo che non deve essere assolutamente considerato scontato per il numero cinque del seeding. Un anno, questo, vissuto tra alti e bassi, dove l’unico successo è arrivato a febbraio è arrivato a Memphis sul cemento americano. America che stava regalando un altro sogno al “Project 45” – in seguito vi narreremo il perché di questo soprannome alla “Nick Bollettieri Tennis Academy” -, perché per rendere onore alla vittoria sul futuro numero uno mondiale Andy Murray ai quarti di finale dovevi solo e semplicemente vincere il torneo. Ma, sfortunatamente, non è andata proprio così al turno successivo poiché Stan Wawrinka decise di rivelarsi un osso troppo duro per lui. Le semifinali ottenute a Madrid e Roma sono complessivamente buoni risultati, ma le steccate clamorose ottenute al Roland Garros e a Wimbledon – corsa interrotta ai sedicesimi di finale – non sono tollerabili per un top 5.

Kei Nishikori si presenta con l’esperienza di chi ha già affrontato questa round robin, un girone tra l’altro non fortunatissimo con due leader come Andy Murray, il già citato Wawrinka e Marin Cilic nel remake di quello che è stato l’ultimo atto degli Us Open 2014. Ecco perché il nipponico si ritaglierà l’abito dell’outsider, che cercherà di indossare al meglio per queste ultime sfide prima delle vacanze che serviranno per ricaricare le batterie in vista di un’altra stagione difficilissima. Tra l’altro è già abituato alle sfide impossibili.

Tornando a qualche paragrafo appena letto, come mai perché proprio quel soprannome? Già, sembra un programma più che un nickname! Il suo obiettivo da giovanissimo era quello di superare la posizione numero quarantacinque delle classifiche mondiali, fino ad allora l’apice più alto raggiunto da un connazionale, Shuzo Matsuoka, era stato il quarantacinquesimo posto conquistato nel 1992. A soli diciotto anni il primo trionfo contro il più esperto James Blake, nel 2010 il raggiungimento della posizione tanto agognata che gli ha permesso di divenire il più forte di tutti nella storia giapponese. Anche più di Tsubasa Ozora e Genzo Wakabayashi, per intenderci.

 

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